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In ricordo di Leonello Flamigni: "La comunità forlivese ha perso un vero cronista di razza"

"L'incontro accadde all'uscita di un supermercato di Forlì, ci guardiamo e “ Leo! E lui “Pippo!”. Erano anni e anni che non ci incontravamo. C'eravamo conosciuti negli anni 70, quando io ero alla Squadra mobile della Questura di Forlì e lui un cronista, se non erro del Resto del Carlino. Leonello Flamigni, sbalordito nel vedermi, subito: “ Ma che fine hai fatto?” “Sei Sparito!”. Gli raccontai d'essere andato a lavorare alla Squadra Mobile di Palermo, dove ebbi modo di collaborare con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E, che l'esperienza palermitana era stata funestata da episodi tragici, con la morte di 5 colleghi facenti parte della mia stessa Sezione e assassinati da Cosa nostra. Di seguito quei tristi fatti, fui rimandato nuovamente alla Mobile di Forlì. Di seguito Falcone creò la DIA, Direzione investigativa antimafia e fui chiamato a farne parte, andando a Roma. Gli raccontai per sommi capi la mia esperienza lavorativa, con un viaggio a New York in collaborazione con l'FBI e sino all'ultimo venerdì di lavoro insieme a Paolo Borsellino. Era il 17 luglio 1992. Leonello, dopo aver ascoltato le mie parole, mi chiese di scrivere un libro insieme a lui, e così fu. Per indole, difficilmente mi “apro” con le persone, ma con Leonello avvenne in modo del tutto spontaneo. Mi potevo fidare di Leo - cronista di razza -. Senza remore gli raccontai i retroscena di numerose operazioni contro Cosa nostra, perchè ero sicuro che giammai l'avrebbe “spifferato”.

Volle sapere dettagli- rimasti inediti - del mio rapporto di collaborazione con Falcone, Borsellino e Tommaso Buscetta. Io e Leo ci incontravamo spesso al bar. Ci cercavamo e stavamo ore a parlare. L'ultima volta che ci siamo visti è stato qualche giorno prima del lockdown, nel bar della piscina comunale: aveva tanti progetti Leo, come quello di scrivere un libro sulla morte di Raul Gardini. Leonello, da quell'incontro al supermercato, mi invitò spesso negli studi televisivi di Forlì e Imola, insieme al nostro comune amico e giornalista Pietro Caruso, per far conoscere la crudeltà della mafia. Mie fece partecipare alle sue rubriche televisive, anche con Questori di Forlì e Assessori. Leonello, come un puro cronista, venne alla scuola media Zangheri e fece un servizio sulla mia “lezione” di mafia. Ora ho perso un caro amico. Un amico a cui ero legato con affetto e sincerità. La comunità forlivese ha perso un vero cronista di razza: una penna che ha saputo descrivere la società forlivese con schiettezza e onestà. Leo, la sera di mercoledì scorso, commentando la diatriba tra Nino Di Matteo e Alfonso Bonafede in un mio post su Facebook, ha scritto “ Bonafede. Nomen omen?”. Ora non commenterai più Leo. Caro Leo, mi mancheranno i nostri “caffè” con annesse chiacchierate e i tuoi commenti. Alla famiglia di Leonello Flamigni le mie sentite condoglianze.

Nella foto Pippo Gioardano con Leonello Flamigni

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