Ciclismo, Matteo Montaguti annuncia il ritiro: "Il morale ha iniziato a scarseggiare"

Le prime pedalate sin da piccolo, a sei anni, con accanto il nonno, orgoglioso di avergli trasmesso la sua passione per il ciclismo

186, l'ultimo pettorale indossato. Matteo Montaguti ha deciso. Il Gran Premio Bruno Beghelli disputatosi domenica scorsa è stata l'ultima gara da ciclista professionista. Le prime pedalate sin da piccolo, a sei anni, con accanto il nonno, orgoglioso di avergli trasmesso la sua passione per il ciclismo. Nei dodici anni di professionismo ha disputato 14 grandi giri (nove Giri d’Italia, un Tour de France, quattro Vuelta Espagna); e portato a termine quindici Classiche. Tre gli hurrà al traguardo: tappa e classifica al Giro di Reggio Calabria 2010 con il Team DeRosa e Tappa al Tour des Alps 2017 con il Team Ag2r la Mondiale. Nel mezzo numerosi piazzamenti, specialmente nel calendario italiano, ma anche in una tappa al Giro d’Italia 2016. L'ultima stagione l'ha disputata con i colori della Androni – Sidermec, squadra che si è laureata Campione d'Italia.

In una lettera ha confessato che "non ci sono più le condizioni per andare avanti" e che non smette a cuore leggero. Perchè " il ciclismo è stato – e spero rimarrà, vedremo in che modo – il mio mondo negli ultimi trent’anni, praticamente per quasi tutta la mia vita". Nessun problema fisico, ma "è il morale che recentemente ha iniziato a scarseggiare". Un addio alle corse senza rimpianti, ma con qualche dispiacere. Come ad esempio non esser riuscito "a lasciare il segno nel World Tour e non ne intuisco i motivi, qualche volta mi sono trovato tagliato fuori senza una spiegazione né un confronto".

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Matteo, alla soglia dei 36 anni, non è cambiato rispetto a quel bambino che a sei anni iniziò a pedalare. "Sono sempre quel Matteo: un po’ più grande e maturo, sicuramente più disincantato e meno sognatore - se mi fossi preso meno sul serio, se invece di dirmi "è un lavoro" mi fossi detto qualche volta di più "vai e divertiti". Con la sua amica bicicletta ha intrapreso le stagioni "col solito piglio fiero e battagliero di chi ha provato a vincere ogniqualvolta ne ha avuto la possibilità, pronto a sacrificarsi invece per un capitano". Matteo lascia un'impronta "umile e umana, tutto sommato buona, fatta di quei valori che mi sono stati trasmessi quand’ero giovane, perché io ho imparato tutto da ragazzo – il professionismo mi ha insegnato altro, tanto di positivo quanto di negativo". E' il 186 l'ultimo dorsale che ha indossato. Matteo ha avuto tanto dal ciclismo, ma anche il ciclismo ha ricevuto tanto da Matteo. Un ragazzo umile e sorridente, tenace e volenteroso.

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