"Ultimate", la sottile linea tra sport e gioco

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Capita sempre più spesso, al giorno d'oggi, di faticare nel trovare uno sport che rientri a 360 gradi in quella che è la definizione di "sport". I motivi sono vari, li abbiamo sentiti e risentiti, dagli stipendi stellari percepiti da calciatori capricciosi, al razzismo, male comune a tutte le grandi discipline (a partire addirittura dai vertici delle federazioni), fino ad arrivare al doping, che contagia sempre più atleti, lasciando agli appassionati una sensazione di rabbia per aver profanato una religione, la passione che ci vede attratti da veri e propri eroi che compiono gesta fuori dal comune. Ci sono paradossi nel vasto mondo dell'intrattenimento che prevede il moto del corpo umano: nel limbo delle discipline che secondo una cerchia ristretta di periti non meritano l'appellativo di "sport", ce n'è una in particolare che lascia sempre un alone di fascino e di mistero su tutti coloro che vi si imbattono. Si tratta dell'"Ultimate", conosciuto anche come "Ultimate Frisbee".

Ogni volta che un giocatore di Ultimate si imbatterà in qualche appassionato di lancio del frisbee da spiaggia o da pic nic, piuttosto che in bambini e adulti passanti per caso, meravigliati dalla precisione e dalla vasta antologia di lanci che riesce a sfoderare, egli si troverà di fronte al non sempre facile compito di immergerli in una dimensione completamente nuova, per quanto riguarda le azioni di gioco ma soprattutto la mentalità. Dopo le prime domande di rito ("ma il frisbee non si lancia ai cani?"), la spiegazione comincia. L'Ultimate è uno sport di squadra, si gioca in 7vs7 su campi in erba. Il campo di gioco è poco più lungo di un campo da calcio, anche se la larghezza è dimezzata, ed è diviso in tre parti: due aree di meta ed una zona dove si svolge l'azione. Lo scopo del gioco è quello di far ricever il disco ad un compagno di squadra smarcato nella meta verso cui si attacca attraverso una serie illimitata di passaggi, che il lanciatore effettuerà da fermo, servendosi solo di un piede perno. La squadra avversaria cercherà di difendere la propria meta provando ad intercettare il disco oppure a farlo cadere. Le partite possono durare per un determinato lasso di tempo, generalmente, però, vince la squadra che arriva a 17. Le regole di base sono dunque poche e semplici. Tuttavia, è interessante notare che spesso, nello spiegare il gioco, viene omesso un particolare che, una volta rivelato, scatena la perplessità ed i dubbi dell'interlocutore. Infatti a regolare le partite di Ultimate non c'è nessun arbitro: sono i giocatori stessi che effettuano le chiamate di falli e infrazioni cercando di essere il più oggettivi possibili sul proprio comportamento. Si tratta, infatti, di una disciplina sportiva basata sulla conoscenza delle regole, l'onestà individuale e il comportamento in campo prima ancora che sul più efferato agonismo. Ogni torneo di Ultimate, dalla manifestazione per neofiti ai mondiali a squadre, presenta due classifiche: la classifica in base ai risultati sul campo e lo "Spirito del Gioco", che valuta appunto il comportamento, l'autocontrollo, la conoscenza delle regole e la disciplina. E' un modo per tutti di disintossicarsi da quanto di brutto c'è nel mondo dello sport, dall'iper competitività imposta dai genitori ai ragazzi, da comportamenti controproducenti ai danni di se stessi.
La squadra di Ultimate di Forlì "45 Giri", ormai da 10 anni attiva nel panorama italiano, quest'anno a settembre organizzerà i corsi di avviamento a questa fantastica disciplina. Sarà un modo per scoprire un'attività che sì, richiede un grande sforzo fisico ed abilità tecniche sempre maggiori, ma che regala allegria, energia e molti nuovi amici con la stessa passione. Perché l'Ultimate è prima di tutto questo, un bellissimo gioco, dove l'agonismo si libera durante le partite evitando sempre di degenerare in quei comportamenti poco eleganti che vediamo in quelli che i tanto famosi esperti, prima di chiamare "giochi", chiamano "sport".

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