Una stagione da 8, poi il covid-19. Coach Dell'Agnello: "Avevamo iniziato a credere in qualcosa di importante"

Lunedì sera, attraverso una diretta Facebook condotta dal responsabile stampa della Pallacanestro Forlì 2.015 Giacomo Bianchi, coach Sandro Dell'Agnello ha risposto alle domande dei tifosi

Una stagione da 8, interrotta sul più bello dalla pandemia da covid-19. Lunedì sera, attraverso una diretta Facebook condotta dal responsabile stampa della Pallacanestro Forlì 2.015 Giacomo Bianchi, coach Sandro Dell'Agnello ha risposto alle domande dei tifosi, parlando della stagione interrotta dall'emergenza sanitaria. Nessun accenno sul futuro, anche se pare cosa fatta il proseguimento con i colori biancorossi quando ci sarà la ripartenza e il ritorno nei palazzetti.

Alla richiesta di descrivere l’annata con un aggettivo, il coach l'ha definita "esaltante, perché dopo un inizio in terza marcia abbiamo poi messo la quinta e non ci siamo più tirati indietro. Siamo stati praticamente quasi sempre secondi dietro alla sola Ravenna che non sbagliava quasi un colpo. Nelle ultime 16 partite ne abbiamo vinte 13. E' stato un percorso che sembrava non dover e non poter finire mai. Noi all’interno dello spogliatoio avevamo iniziato a credere in qualcosa di importante, ci è rimasto strozzato in gola".

L’ex Bergamo dà "un 8 pieno" alla stagione, "perché il campo ha detto che noi eravamo diventati una squadra con la S maiuscola, che vinceva e convinceva.Per gli amanti dei numeri possiamo andare a vedere le varie statistiche di squadra che ci vedono primeggiare in quasi tutte le voci positive. Stavamo facendo qualcosa di molto importante”. Non c’è una vittoria più sentita, in una stagione ricca di successi: "E’ stato un percorso che si è sviluppato attraverso le vittorie e qualche sconfitta, che magari è stata anche più salutare di qualche vittoria. Con Verona in casa è stata una vittoria importante, con Imola praticamente giocavamo in casa, e poi contro Udine. Abbiamo fatto partite davvero importanti, è un piacere ricordarle, però una in particolare onestamente non ne ho".

Su suggerimento di un tifoso, Dell’Agnello ricorda la vittoria contro Ferrara: "Quella mi dà grande soddisfazione. Avevamo già messo una marcia alta. Là affrontavamo una squadra in grande forma, nelle prime posizioni della classifica. Siamo andati con grande autorità a fare nostra la partita a partire dalla palla a 2 fino al 40’. Ricordo l’invasione dei forlivesi, ce ne erano veramente tanti, fu una festa condivisa. Questa fu una delle vittorie più belle".

Ecco quando l’allenatore ha capito che questa era la sua squadra: "Mi ricollego alla partita di Ferrara. Lì ho avuto un’iniezione di qualcosa che mi ha detto ‘Cavolo, allora ci siamo veramente, siamo tosti, siamo forti! Possiamo arrivare fino in fondo’. Ci credevano molto, dalla società ai tifosi e giocatori. Tant’è che una delle ultime partite, per scherzare, dissi: ‘Ragazzi, siamo troppo forti, ho chiesto a Pasquali di tagliarne due o tre sennò è troppo facile’. Era un modo per dire che ci credevo, ma il messaggio era stato recepito assolutamente”.

Viene poi chiesto un pregio ed un difetto della squadra biancorossa: "Nella prima parte di campionato mi sono arrabbiato qualche volta perché tendevamo a guardarci troppo allo specchio. Siccome siamo una squadra composta non da buoni, ma da ottimi giocatori, ogni tanto pensavamo che, per questo motivo, la partita l’avremmo raddrizzata, poi però ci siamo scottati le mani. Col lavoro, questo difetto è passato. Un pregio è la grande competitività che ci eravamo riusciti a trasmettere l’un l’altro, qualunque partita che ci vedeva protagonisti non ci ha mai visto soccombere. Avevamo questa durezza più mentale che fisica".

Ecco come appare il tifo forlivese all’allenatore toscano: "Trascinante ed anche esigente. Sento questo tipo di aspettativa e che vogliono veder vincere e giocar bene. Noi quest’anno spesso ci siamo riusciti, e a quel punto diventa trascinante: poche realtà in A2 e non tutte le realtà in A1 portano 4000 persone al palazzetto, che per uno sport di squadra in Italia, ovviamente togliendo il calcio che non fa statistica perché è un mondo a sé, non ha molti eguali nel nostro campionato ed in quelli dei vari sport”.

Forlì aveva conquistato le Final Eight di Coppa Italia, ma il rammarico del coach è più per lo svanimento dei playoff: "La società è andata sempre in crescita, non è merito mio che sono arrivato solo quest’anno ed è merito dei soci e del consiglio d'amministrazione. Sono partiti dalla Serie B, un passo alla volta con molta serietà, molti fatti e pochi proclami. C'è stata na crescita costante della squadra e della struttura. E' da lì sicuramente che dovremo ripartire in futuro. Il mio rammarico vero però è di non aver giocato i playoff, la motivazione è drammatica e ci sono cose più importanti del basket. Però, per tutto quello che abbiamo detto finora, credo che ci saremmo divertiti agli spareggi, eravamo diventati veramente tosti e quadrati".

Un giocatore del campionato che piacerebbe allenare? "I miei. Sono i più forti di sempre e in assoluto. Non scherzo: quando sei un mio giocatore, per me sei Michael Jordan, non ci piove e nessuno ti deve toccare. Se poi devo fare un nome di un ragazzo di 19/20 anni che ha tutto per diventare un giocatore vero, credo possa essere Giordano Bortolani. Ha grandi potenzialità questo ragazzo, se non si perde per strada arriverà in alto”.

Su Watson, una delle poche note negative della stagione, Dell’Agnello ammette: "E’ innegabile che tutti ci saremmo aspettati un po’ di più, guarando anche al suo curriculum. E' anche vero che non avevamo cercato e non avevamo mai avuto l’idea di prendere un accentratore del gioco. Il pallone è uno solo. Se i giocatori non lo condividono nella maniera giusta diventa poi un boomerang. La tipologia del giocatore credo potesse essere quella giusta, dal giocatore stesso ci aspettavamo tutti quanti qualcosina di più”.

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Rispetto alla prima esperienza in Romagna, tutt’altra cosa: "Dal punto di vista societario è cambiato tutto. La prima volta c’era una società fantasma che non pagava gli stipendi. Stendiamo un pietoso velo. Quest’anno ho trovato persone serie, la città l’ho ritrovata più carina, mi sono trovato benissimo”. La piadina preferita dal coach: “Quella tradizionale. La prima in cima nel menù del piadinaio, con prosciutto ed altro”. Dell’Agnello chiude poi con la cosa che più si porta dietro di questa stagione: “Dal post-Natale in poi ho trovato una compattezza positiva tra la società, la squadra ed il pubblico. Forse anche per questo ci sentivamo molto forti e in tanti credevamo di poter arrivare in fondo”.

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