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Madonna del Fuoco, il vescovo Livio: "Non è facile vivere da fratelli. Proviamoci sempre"

Il tempo clemente, dopo la pioggia dei giorni passati, ha attirato nel cuore cittadino la folla delle grandi occasioni

 

Centro di Forlì gremito per la Madonna del Fuoco. Il tempo clemente, dopo la pioggia dei giorni passati, ha attirato nel cuore cittadino la folla delle grandi occasioni. Se l’epicentro del culto tutto forlivese per la madre celeste rimane la chiesetta settecentesca posta in via Leone Cobelli, nel punto in cui 591 anni fa, dal rogo della scuola del maestro Lombardino Brusi da Rio Petroso, fu estratta intatta solo l’immagine della vergine su carta, l’evento religioso più importante è stata la messa pontificale delle 11, officiata in Cattedrale dal vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza. In prima fila fra i tanti fedeli presenti c’erano il sindaco di Forlì Davide Drei e il vice sindaco di Cervia Gabriele Armuzzi.

Di seguito l'omelia integrale del vescovo Livio Corazza
"Finalmente è arrivato il giorno della festa della Madonna del fuoco. Esattamente un anno fa, sono entrato per la prima volta in questa cattedrale, proprio durante la novena della Madonna del fuoco e da allora non è passato giorno senza che qualcuno me ne parlasse. Tappe di avvicinamento e preparazione alla festa, sono state la novena predicata da mons. Giorgio Biguzzi (emerito ma sempre attivo e coinvolgente), la suggestiva Fiorita con la partecipazione di centinaia di bambini e famiglie, la veglia dei giovani molto intensa. Mi chiedevo in questi giorni: come è stato possibile che un fatto prodigioso avvenuto così tanto tempo fa, riesca ancora a parlare oggi a ciascuno di noi? Cos’è che ha bucato e attraversato i secoli, oltrepassando indenne le difficoltà di ogni tempo? Quale mistero sta alla base del suo successo? Un evento certamente prodigioso, che continua ad essere ricordato ancora oggi a quasi 600 anni di distanza (a questo traguardo mancano ancora – o appena – nove anni…). Come interpretare questo prodigio? Credo sia soprattutto un grande segno di speranza e di fiducia. Nella catastrofe, in ogni catastrofe, c’è un punto da cui ripartire. C’è sempre un positivo che offre speranza e fiducia per l’avvenire. È possibile ripartire perché la Madonna con in braccio suo figlio è sempre con noi.

Il vangelo ci racconto di Gesù che sulla croce affida la Madre a Giovanni e lo fa di certo per motivi molto umani: chi l’avrebbe custodita? Maria così non sarebbe stata più sola, poiché aveva una famiglia più grande. E anche noi dovremmo avere sempre questa consapevolezza: nessuno resterà solo, potrà sempre contare sulla comunità cristiana, proprio come una seconda famiglia. Ma la presenza di Maria contiene un messaggio perenne: Maria è madre di una famiglia e noi dobbiamo vivere come fratelli. Ma vivere come fratelli non è facile. A Natale ci chiedevamo: quando gli uomini impareranno a vivere come fratelli? Gesù ci ha consegnato la Madre perché ci rendessimo conto che siamo e che dobbiamo vivere da fratelli.

Le celebrazioni in onore di Maria, in questi giorni, hanno consolidato e consolidano i legami familiari fra di noi.  A questo servono le feste. Le feste cristiane, in particolare, ci aiutano a fare di una folla di singoli una sola e unica comunità. Servono a ricordarci che siamo davvero comunità, spronandoci e incoraggiandoci a crescere sempre di più nella vera comunione e nella reciproca accoglienza. Avversari della fraternità sono tanti: dentro e fuori della comunità cristiana.Teniamo presente che accanto alla croce di Gesù non c’era solo chi gli voleva bene (pochi), ma c’erano anche molti uomini che seminavano la discordia, che sfidavano e schernivano Gesù ripetendogli: “Scendi dalla croce!” e intanto dicevano agli altri spettatori: “Vedrete che non scende. Non è di Dio”. La discordia, l’invidia, il rancore, la violenza sono tutti atteggiamenti che ci impediscono di vivere come fratelli. Preghiamo ogni giorno così: Maria allontana la discordia dal nostro cuore, allontana l’invidia, allontana la violenza, il rancore, aiutaci ad avere pietà per chi soffre, perché abbiamo bisogno di vivere da fratelli.

L’immagine di Maria era conservata in una scuola. Ora quella stessa immagine è qui da secoli e, ogni volta che la guardiamo, Maria ci insegna e ci chiama a vivere da fratelli. Il santuario della Madonna del fuoco è una scuola permanente. Torniamo a casa dalla Madre, per imparare ad amarci. Giovanni si prende cura di Maria e la Madre si prende cura dei discepoli. Una delle caratteristiche più evidenti che contraddistinguono una famiglia è la cura reciproca. Il tratto che ci qualifica di più come fratelli è l’attenzione che uno manifesta all’altro. Come ad esempio il Samaritano, che si prese cura di un uomo aggredito lungo la strada da Gerusalemme a Gerico. Ti preghiamo Madre, insegnaci a prenderci cura gli uni degli altri come tu ti prendi cura di noi. A prenderci cura, non a passare oltre indifferenti. Più ci avviciniamo a Maria e a Gesù, più tra noi diventiamo fratelli e sorelle. Questo è il messaggio di Maria di Nazareth. Ancora ti preghiamo, Maria, mantieni viva la fiamma del tuo amore. Aiutaci a vincere le paure del momento presente che ci bloccano e raffreddano il nostro essere fratelli. Aiutaci a vincere le tenebre del male, che troppo spesso e troppo profondamente stanno intossicando i nostri rapporti personali e la convivenza pacifica. Non è facile vivere da fratelli: proviamoci ancora! Proviamoci sempre"

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