Anche a Forlì la Chiesa lancia l'iniziativa "Un rosario per la vita"

L’iniziativa deriva dall’intervento del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, in vista della sentenza della Consulta

Domenica 22 settembre alle 20,30, presso la Chiesa del Corpus Domini in piazza Ordelaffi, si tiene un "Rosario per la Vita". “Alla vigilia della sentenza della Corte Costituzionale del 24 settembre, che potrebbe spianare la strada al suicidio assistito in Italia – si legge nell’annuncio - tutti i fedeli sono invitati a unirsi in preghiera per affermare e difendere il supremo valore della vita dal concepimento alla morte naturale, anche quando si trova nella condizione di sofferenza e di infermità grave”.

L’iniziativa, presa da alcune realtà ecclesiali locali, deriva dall’intervento del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti,  in vista della sentenza della Consulta. “La questione – spiega il porporato - è stata sollevata il 14 febbraio dello scorso anno dalla Corte d’Assise di Milano, a proposito della sospetta illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del Codice Penale, che punisce chi aiuta o istiga una persona al suicidio. Il contesto è quello del processo a Marco Cappato per aver assistito e confermato Fabio Antoniani nelle sue intenzioni suicidarie. La Consulta ha, quindi, deciso di rinviare la trattazione della questione all’udienza del prossimo 24 settembre, invitando nel frattempo il Parlamento a colmare il vuoto giuridico riguardante le situazioni relative al fine vita. Se entro questa data il Parlamento non avrà condiviso un testo unico sull’argomento, la Consulta stessa potrebbe intervenire con una sua sentenza. Se così avverrà, il Parlamento avrà abdicato alla sua funzione legislativa e rinunciato a dibattere su una questione di assoluto rilievo”.

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Nel suo intervento sul fine vita, il presidente della Cei sostiene anche che “la via più percorribile sarebbe quella di un’attenuazione e differenziazione delle sanzioni dell’aiuto al suicidio nel caso di familiari”. “In che modo – continua il cardinale - può dirsi accresciuta la libertà di una persona alla quale, proprio per esaudirla, si toglie la vita? Da parte nostra affermiamo con forza che, anche nel caso di una grave malattia, va respinto il principio per il quale la richiesta di morire debba essere accolta per il solo motivo che proviene dalla libertà del soggetto (...) Ugualmente, va confutato il presupposto che quella di darsi la morte sia una scelta di autentica libertà, poiché la libertà non è un contenitore da riempire e assecondare con qualsiasi contenuto, quasi la determinazione a vivere o a morire avessero il medesimo valore. Se così fosse, non vi sarebbe ragione per prevenire il suicidio di alcuno. In tal caso, però, la base stessa della vita e della convivenza sociale sarebbero messe a repentaglio (...) la volontà di togliersi la vita, anche se attraversata dalla sofferenza e dalla malattia, rivela una mentalità diffusa che porta a percepire chi soffre come un peso”.

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