Il ricordo di Zelli: "Gabrio Furani aveva talento, capacità progettuali e una cultura non comune"

"Il talento e le capacità progettuali dell'architetto Gabrio Furani sono espresse nelle principali opere pubbliche realizzate a Forlì nel corso degli ultimi trent'anni"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Il talento e le capacità progettuali dell'architetto Gabrio Furani sono espresse nelle principali opere pubbliche realizzate a Forlì nel corso degli ultimi trent'anni che sono sotto agli occhi di tutti per cui non dirò nulla, anche se, in molti casi sono stato il suo assessore di riferimento. Sono edifici che fin dalla loro costruzione o dal loro recupero hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo della città o di alcuni suoi settori, come il restauro del San Domenico, l'avvio delle attività delle sedi della Facoltà di ingegneria e dell'Enav in via Fontanelle, delle palestre di Ginnastica artistica di via Isonzo e di quella di via Orceoli, dell'ampliamento della piscina, solo per citarne alcune. Con lo stesso entusiasmo e concretezza con i quali affrontava temi complessi si dedicava anche alla vita culturale e artistica della città avendo rapporti di amicizia con molti artisti forlivesi. Lo ricordo, oltre trent'anni fa, serioso e divertito, caricare sull'auto di Glauco Fiorini le formelle in bronzo che lo scultore aveva modellato per la fontana della piazza di Premilcuore e una volta sul posto dirigere i lavori per la collocazione delle opere con una tale autorevolezza che destò meraviglia nei presenti.

Anche quando gli chiesi di progettare la collocazione dei nove pezzi che compongono "Scacchiera", opera di Carmen Silvestroni donata alla città e visibile al Parco Urbano "Franco Agosto", si impegnò come sapeva fare e volle effettuare più sopralluoghi per individuare il posto migliore dove sistemarla e per valutare l'esposizione alla luce. 

Curò nei minimi particolari la pubblicazione dedicata al San Domenico e mi chiese un contributo da aggiungere al suo lavoro. Pensai di scrivere un testo sulle chiese di Forlì che nel corso dei secoli da luoghi di culto sono state trasformate in edifici al servizio di funzioni pubbliche, come l'Oratorio di San Sebastiano ora sede espositiva o la chiesa di Santa Caterina recuperata per essere una sala pubblica, nonché l'aula magna dell'Istituto Ruffilli. Quando mi chiese perché non avessi redatto un testo sul complesso del San Domenico, di cui ho stipulato l'atto di acquisto per conto del Comune di Forlì nel 1988, gli risposi che non avrei avuto la possibilità di aggiungere nulla di più a quello che lui aveva scritto accuratamente e esaurientemente. Gabrio apprezzò questa mia onestà intellettuale e il contributo che avevo preparato tanto che in altre occasioni chiese la mia collaborazione.

L'ultima volta, pochi anni fa, quando in seguito al restauro della Rocca delle Caminate, avendo lui fatto parte del gruppo di progettisti del restauro ed avendo io seguito l'ultima parte dei lavori come consigliere delegato della Provincia di Forlì-Cesena, si ipotizzò di redigere un volume sul monumento e sui lavori. Intendeva realizzare qualcosa di scientifico sia sotto l’aspetto storico sia per quanto riguarda il recupero, ma le informazioni storiche in nostro possesso erano poche e non particolarmente approfondite per cui si decise che si doveva effettuare un ricerca più accurata, che purtroppo non è stato possibile fare.

Gabrio Furani è stato capace di esprimere le sue capacità anche nelle attività più ordinarie alle quali comunque dedicava comunque grande attenzione perché le soluzioni o le proposte progettuali non fossero mai banali o scontate, si trattasse di sistemare l'aerea circostante al cippo che ricorda i caduti di Pievequinta o l'allestimento dei lavoratori di chimica dell'Istituto Ruffilli, una delle rarissime volte in cui lo vidi in difficoltà. Siamo verso la fine dell'estate del 1989 con la ripresa delle attività scolastiche alle porte. L'istituto di via Romanello ha bisogno urgente  di ulteriori aule che possono essere ricavate solo se vengono trasferiti i laboratori nei locali ristrutturati dell'attiguo complesso di Santa Caterina. Furani, come dirigente del Settore edilizia pubblica, si rivolse alla ditta di Milano che aveva installato i laboratori citati diversi decenni prima e chiese un preventivo per poter affidare l'intervento. Quando arrivò la risposta l'entità del costo da affrontare era così elevato che superava di oltre quattro volte quello che era stato previsto. Furani non si capacitava di tale divario ed era da una parte combattuto dal dubbio di aver sottostimato i costi e dall'altra sapeva che non poteva aver preso un così colossale abbaglio.

Dopo alcune ore di fibrillazione, con tutti consapevoli che non eseguire in tempo l'intervento comportava non far iniziare le lezioni, si decise di procedere direttamente avvalendosi di artigiani locali. Nei giorni successivi Furani si trasferì praticamente sul posto per seguire passo dopo passo i lavori e suggerire soluzioni ai tanti problemi tecnici che si manifestavano. È scontato dire che il tutto fu ultimato in tempo e ad opera d'arte, tanto che ancora oggi i laboratori sono funzionanti e le aule ricavate nei locali che occupavano nel frattempo hanno ospitato generazioni di studenti.   

Gabriele Zelli 

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