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Il 25% dei bambini soffre di allergie stagionali, e continuano anche a circolare le infezioni respiratorie: i consigli

L'INTERVISTA - Infezioni virali e batteriche che continuano a circolare e allergie: il primario di Pediatria Enrico Valletta spiega cosa fare per l'apparato respiratorio dei bambini

La stagione dei pollini è entrata nel vivo e con essa anche i classici sintomi dell’allergia. Un problema destinato ad avere una durata più lunga – con l’incremento delle temperature e l’anticipo di diverse fioriture – e a riguardare sempre più persone, tra cui anche i bambini. Ma anche le infezioni virali e batteriche continuano a circolare, seppure in misura inferiore, nei mesi caldi e possono interessare bambini e neonati.  Che fare in questi casi? Ne abbiamo parlato con Enrico Valletta, primario di Pediatria dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì


I bambini sono soggetti ad allergie dei pollini? In che misura?
"Certamente, anche i bambini possono sensibilizzarsi verso i pollini. Il 25% di loro ha un'allergia per lo più stagionale in relazione alla circolazione dei pollini verso i quali si sono sensibilizzati. Le manifestazioni più tipiche sono quelle della rinite, congiuntivite e asma bronchiale. L'allergia alle graminacee è la più diffusa, ma anche la parietaria e i pollini degli alberi possono dare fastidio, magari associandosi alla sensibilizzazione verso le graminacee".

Cosa sta cambiando nelle patologie respiratorie dei bambini rispetto a inquinamento e cambiamento climatico?
"Non c'è dubbio che l'inquinamento abbia un effetto deleterio sulle vie respiratorie del bambino, così come - e vale la pena ripeterlo - il fumo passivo di sigaretta. Fumare in presenza di un bambino o anche solo nei locali dove sarà poi presente un bambino è una pratica dannosa e poco responsabile. Occorre evitarla assolutamente. Per il resto, il particolato, frutto dell'inquinamento ambientale, tende a depositarsi nei polmoni dei bambini (come di noi tutti) fino dalle prime epoche della vita, aumentando il grado di infiammazione bronchiale e indebolendo il sistema di difesa contro tutti gli agenti infettivi delle vie respiratorie".

Per quanto riguarda le infezioni delle vie aeree, sono malattie solo del periodo invernale o possono esserci anche in primavera e in estate?
"Le infezioni più frequenti sono tipicamente quelle virali che circolano soprattutto dall'autunno alla primavera, favorite dalla stagione più fredda che induce a stare meno all'aria aperta e più nei luoghi chiusi. Con l’estate è logico che le abitudini cambino, molti virus diventano meno aggressivi e assistiamo invariabilmente a una riduzione degli episodi infettivi respiratori. Nondimeno, virus e batteri possono colpire anche nella stagione calda e, in questo periodo, le infezioni batteriche possono diventare proporzionalmente più presenti di quelle virali". 

Che tipo di infezioni sono?
"Sono generalmente infezioni che si autolimitano e che si risolvono dopo alcuni giorni di febbre e di sintomi delle alte vie respiratorie: raffreddore, mal di gola, tosse. Raramente si complicano e richiedono soltanto di tenere a bada la febbre e la sensazione di malessere con antipiretici e antinfiammatori. Le infezioni batteriche, al contrario, possono richiedere anche l'uso dell'antibiotico".  
 
Perché alcune infezioni sono così ricorrenti nei bambini?
"Perché i virus continuano a circolare e sono spesso diversi, anche se i sintomi ci sembrano sostanzialmente uguali. Alcuni, poi, hanno la cattiva abitudine di mutare di anno in anno (il virus dell'influenza è l'esempio più noto, ma abbiamo imparato quanto anche il SARS-CoV-2 sia in grado di modificare la propria struttura) per eludere le difese immunitarie degli umani. La ricorrenza delle infezioni respiratorie non deve essere vista come un difetto delle difese immunitarie del bambino, a meno che le infezioni non si complichino abitualmente con quadri più gravi (le polmoniti e le otiti recidivanti, ad esempio). In quei casi, allora, l'attenzione deve essere un po' maggiore e qualche semplice esame del sangue potrà servire a tranquillizzarci. I veri difetti delle difese immunitarie sono piuttosto rari e, in genere, non passano inosservati. Per il resto, si tratta del sistema immunitario che si sta "allenando" a rispondere alle infezioni. I primi due-tre anni di vita sono quelli nei quali il bambino inizia a fare esperienza dei molti virus che il suo sistema immunitario ancora non ha incontrato e verso i quali deve imparare a sviluppare le adeguate difese".


Quali sintomi devono preoccupare? 
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Anzitutto, occorre avere un occhio di riguardo per i neonati entro il mese di vita e per i lattanti più in generale sotto i sei mesi di età. Anche un raffreddore nel neonato può essere impegnativo perché gli impedisce la respirazione nasale che in questo periodo della vita è sostanzialmente obbligata. Poi c'è la difficoltà di respiro con rientramenti al giugulo e sotto le coste, difficoltà ad alimentarsi o nessuna voglia di farlo, quadro abbastanza tipico della bronchiolite. Anche la febbre elevata (sopra i 39° C) che non risponde per nulla ai consueti antipiretici, il rifiuto di mangiare o di bere, la tosse prolungata che affatica il bambino. In questi casi una visita dal pediatra consentirà di essere più tranquilli o di prendere i provvedimenti più appropriati".

Quali sono le buone norme di prevenzione?  
"La prevenzione totale non è possibile, l'esperienza del sistema immunitario nei confronti delle infezioni respiratorie è un evento in una buona misura inevitabile. Certamente è possibile sempre di più prevenire l'infezione da virus respiratorio sinciziale, oggi in alcune categorie di neonati e lattanti a rischio, domani probabilmente in misura più estesa a fasce sempre più ampie di bambini nei primi due anni di vita. Evitare il contatto dei più piccoli con adulti affetti da sintomi respiratori acuti, curare particolarmente l'igiene delle mani e utilizzare la mascherina se si è ammalati e si viene a contatto con un bambino piccolo, valutare con il proprio pediatra la vaccinazione antinfluenzale nelle modalità di anno in anno indicate. Evitare soprattutto l'uso dell'antibiotico quando non è necessario e se non è stato prescritto dal proprio pediatra. L'uso eccessivo degli antibiotici sta creando molti problemi di resistenze batteriche che emergono poi quando dell'antibiotico c'è davvero bisogno".

I lavaggi nasali sono una buona prassi?
"Sono molto utili nel neonato e nel lattante perché diminuiscono il disagio causato dall'ostruzione nasale detergendo le mucose dall'eccesso di secrezioni. Non è necessario, a mio avviso, che diventi una pratica abituale di tutti i giorni anche se il bambino sta bene, ma quando le prime vie aeree soffrono per l'infiammazione della mucosa nasale, dei seni paranasali o dell'orecchio, allora il lavaggio nasale con la soluzione fisiologica diventa un rimedio utile che abitualmente pediatri e otorinolaringoiatri consigliano ai genitori".

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