Martedì, 16 Luglio 2024
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Morte di David Sassoli, Zavatti: "Ci lascia una speranza"

"Sono fra i tanti semplici cittadini che non solo a Forlì hanno vissuto la morte di David Maria Sassoli come la scomparsa di un amico, anche senza averlo conosciuto personalmente"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Sono fra i tanti semplici cittadini che non solo a Forlì hanno vissuto la morte di David Maria Sassoli come la scomparsa di un amico, anche senza averlo conosciuto personalmente. Come giornalista, come conduttore televisivo e poi come uomo politico e presidente del Parlamento Europeo ha creato empatia e fiducia non solo nella sua persona (mite ma non rassegnata, intrisa di valori irrinunciabili ma non integralista), ma in un’idea alta e credibile della politica come servizio al bene comune e alle istituzioni, a cominciare dalla tensione ideale verso un’Europa davvero unita.  Con alcuni amici avevo condiviso anche il sogno che Sassoli potesse diventare il nuovo Presidente della Repubblica, non per la sua appartenenza partitica, e neanche come emblema della personalità “super partes”, una formula di cui spesso si abusa in modo improprio e con punte di ipocrisia.

Chi un giorno è chiamato a rappresentare l’unità nazionale, da quel momento ha senza dubbio il dovere di cercare di diventare “super partes”, senza dimenticare che il suo primo dovere è di restare sempre dalla parte della Costituzione Repubblicana. Ricco anche delle testimonianze di La Pira, David Maria Turoldo e don Milani, sarebbe stato anche un buon sindaco, forte anche di un sorriso che non era di facciata, ma ne esprimeva l’interiorità, l’apertura all’altro, chiunque fosse. Con uno dei pensatori su cui si è formato, Emmanuel  Mounier, fondatore del personalismo comunitario,  amava la politica “non politicante”, ma “con la nostalgia dei veri valori”.  Come in sostanza anche il senatore forlivese Roberto Ruffilli, di cui Sassoli organizzò la campagna elettorale nel 1983. Spero che la nostra comunità, dallo scoutismo fino alle istituzioni locali, si impegni con passione per far memoria e tesoro della vivente lezione di persone come queste, di cui i giovani hanno un particolare bisogno per non credere che la politica sia necessariamente una “cosa sporca” o una questione d’affari.

Pierantonio Zavatti (Acli)

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