Venerdì, 19 Luglio 2024
Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Un trekking diverso dal solito per visitare l'Acquacheta: impegnativo, ma bellissimo

La partenza è dal Passo della Peschiera, alcuni chilometri sopra San Benedetto in Alpe in direzione Marradi

Lo scorso anno si sono celebrati i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e moltissime manifestazioni si sono tenute nella vallata dell’Acquacheta, organizzate proprio con lo scopo di andare ad ammirare la bellissima cascata descritta nel XVI canto dell’Inferno dal sommo poeta: l’itinerario che vi propongo vi permetterà di raggiungerla da una via meno convenzionale e di chiudere l’anello escursionistico attraverso un percorso impegnativo ma bellissimo.

La partenza è dal Passo della Peschiera, alcuni chilometri sopra San Benedetto in Alpe in direzione Marradi. Ci si incammina lungo il sentiero CAI 555, superando prima una sbarra e percorrendo alcune centinaia di metri strada asfaltata. La via diventa sterrata, fino a giungere ad un secondo cancello che ci porta ad un bivio: si prende a sinistra il sentiero CAI 429 (una pista forestale larga, ma dove spesso è possibile incontrare bovini al pascolo), che diventa dopo poco panoramico: siamo giunti a Poggio dell’Inferno, anche se la vista è …paradisiaca: la vallata del Fosso di Cà del Vento da una parte e del Fiumicino dall’altra regalano scorci incredibili. Si continua camminando sempre in quota, fra boschi misti di querce e carpini alternati a praterie: un punto panoramico (segnato anche sulla carta escursionistica) ci preannuncia le case di Pian Baruzzoli (o Baruccioli) e l’inizio della ripida discesa.

Dopo aver perso rapidamente quota si giunge ad un gruppo di case, tuttora abitate da una comunità di agricoltori, che nel lontano 1977, rifacendosi al movimento rurale degli “Zappatori senza padrone” (sorto nel ‘600 in Inghilterra intorno alla figura di Gerrard Winstanley), hanno occupato alcuni ruderi fatiscenti, ristrutturandoli e iniziando ad abitarci, vivendo solo dei prodotti che loro stessi coltivavano (per un approfondimento leggete questo articolo apparso su Forlì Today qualche anno fa https://www.forlitoday.it/cronaca/pian-baruccioli-comunita-zappatori-senza-padrone-40-anni-storia-forli-appennino.html). L’incontro con questi ragazzi è schietto e genuino: chi si occupa degli animali e chi dell’orto, ma per il camminatore tutti hanno un sorriso e una parola gentile (oltre ad un bicchiere di vino e formaggio per chi ha fame). Dopo aver scambiato due chiacchiere con i “ragazzi di Pianba”, si prosegue il cammino, prima passando a fianco dei loro campi coltivati e della recinzione delle mucche, poi in mezzo a boschi di aceri, sambuchi, roverelle, che conducono, sempre in discesa, verso la congiunzione con il classico Sentiero Natura che parte dall’abitato di San Benedetto. Ma la cosa che più colpisce, man mano che si procede lungo la pista, è il rumore sempre più forte che giunge alle orecchie: la cascata dell’Acquacheta si annuncia ai camminatori con il suo rombo.

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Dopo poco si esce dal sentiero direttamente sul belvedere che si trova di fronte alla cascata: la “Caduta”, altro nome con cui è conosciuta, è lì, con i suoi 70 metri di salto e la sua bellezza iconica ,che è divenuta ormai famosa in tutta la Romagna.

Dopo le foto di rito si percorrono pochi altri metri per scendere fino alla cascata piccola del Lavane, una scenografica cascatella che origina una bellissima pozza d’acqua (presa d’assalto dai bagnanti durante il periodo estivo): è necessario effettuare il guado del torrente, per poi risalire lungo l’ombreggiato e ripido sentiero CAI 407, che nel giro di poche centinaia di metri ci conduce alla Piana dei Romiti. L’ampio prato si apre ai nostri occhi: frequentato nei periodi più tranquilli dagli ungulati che vivono nel parco (cervi, daini, caprioli, cinghiali), nella parte sommitale della collinetta che lo sovrasta ospita i ruderi di un vecchio eremo benedettino.

Giunti a questo punto, è possibile fare una breve deviazione verso sinistra, attraversando tutta la piana e, superato un ponte di legno, arrivare alla parte sommitale della cascata. Se invece si vuole seguire il tracciato originale, giunti alla piana dei Romiti si prende a destra il sentiero CAI 413 che, costeggiando il torrente, sale alternando tratti ripidi in bosco a zone più aperte in mezzo alla bassa vegetazione, fino a raggiungere il rudere del Briganzone. Il tracciato continua ancora in salita, le zone prative sono più frequenti, sinonimo del fatto che un tempo questo territorio era utilizzato dai contadini e montanari per coltivare o far pascolare gli animali. L’ultimo tratto, completamente allo scoperto (da tenere presente se percorrerete questo itinerario d’estate) porta fino alle Balze di Cornacchia, un anfiteatro verdeggiante e scosceso, con il Monte Lavane a fare da sentinella. Ora il tracciato si fa erto e roccioso, ma la vista è spettacolare, tanto che il sentiero, da qui in poi, è indicato sulle mappe come interamente panoramico.

Dopo l’ultimo strappo finale, ci si immerge in una fresca foresta di faggi (dopo tutto siamo già arrivati ad una quota di quasi 1200 m), prima di raggiungere uno spiazzo coperto da felci, dove il sentiero svolta bruscamente a sinistra. Ci aspetta un’altra salita, più dolce, e dopo pochi minuti il Monte Lavane (1241 m) è conquistato. Ora si scende, alternando tratti ombreggiati da boschetti di faggi a praterie ancora oggi utilizzate dagli animali al pascolo: si giunge alla pista forestale che forma un quadrivio di sentieri (CAI 555, 533, 501, 413).

Si attraversa la strada e, dopo poche centinaia di metri, si raggiunge la Capanna del Partigiano, un bivacco sempre aperto, dove è possibile trovare un po’ di riposo e sostare all’ombra dei faggi.

Da qui in poi la strada del ritorno è semplice: la pista forestale è larga e sterrata e non presenta difficoltà né di fondo né di orientamento. Percorrendo questo tratto è possibile avere una visuale sia sul Monte Pollaio (a destra), che sulla vallata a nord che guarda verso Marradi. Lungo il percorso, nella stagione primaverile, è possibile trovare, a bordo dei campi e perfino della strada, molte specie di orchidee selvatiche, che impreziosiscono questo itinerario. Percorsa la pista forestale per circa 5 km, ci si ritrova alla seconda sbarra incontrata all’andata: da qui il percorso è lo stesso fatto in precedenza (ma in discesa!) e in poche decine di minuti si torna al punto di partenza.

L’itinerario descritto è splendido ma, per essere percorso, richiede un minimo di allenamento e abitudine al cammino in montagna: è lungo circa 17 km per 950m di dislivello. Per chi non volesse percorrerlo in solitaria (o per consigli in generale sul trekking) può contattare le Guide ambientali Escursionistiche di Romagnatrekking® (www.romagnatrekking.it, info@romagnatrekking.it)

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