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Martedì, 16 Agosto 2022
Briciole di natura

Opinioni

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

"Acquatrekking", un tuffo dove l'acqua è più blu. Ma quanto impatta sulla natura?

Su questo fronte l’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche - AIGAE ha espresso un parere valutativo e predisposto un vademecum indicativo, proprio per le attività cosiddette di “acquatrekking”

In questa secca e torrida estate i corsi d’acqua sono messi a dura prova e sono spesso meta di escursionisti e bagnanti che, in alternativa alla spiaggia, amano immergersi nelle fresche acque dei torrenti di montagna alla ricerca di un po’ di refrigerio. Ma sappiamo davvero qual è il valore ecologico di un corso d’acqua e quale impatto provochiamo quando “andiamo al fiume”? Scopriamolo insieme.

Partiamo col dire che i fiumi sono degli ecosistemi complessi, molto più di un bosco o una montagna, che hanno il ruolo fondamentale di corridoio ecologico naturale per un vasto numero di organismi viventi, che convivono al loro interno o nelle immediate vicinanze. Tali organismi (siano essi acquatici, anfibi o terrestri) sono legati da una rete complessa di rapporti e ciò è dovuto all'eterogeneità degli habitat in cui vivono, che a loro volta sono variabili in funzione delle trasformazioni stagionali che il corso d’acqua subisce. Pensiamo alle modificazioni di portata d'acqua fra il ramo principale e quello secondario, alla differenza fra un regime torrentizio ed uno fluviale, fino ad arrivare alla variabilità del fondo di un alveo, che può essere costituito da ghiaia o da depositi sedimentari, man mano che ci si avvicina alla sua foce. Anche gli aspetti chimico-fisici influenzano la struttura di questi ambienti: temperatura, esposizione alla luce, velocità dell’acqua, sezione e geometria del corso d’acqua, e tanti altri parametri entrano in gioco e influenzano i popolamenti biologici.

All’inizio degli anni ‘80 compare il concetto di “River Continuum Concept” (concetto di continuità di un fiume), che analizza i cambiamenti strutturali degli ambienti fluviali se li si osserva dalla sorgente alla foce. In pratica si può affermare che, variando le dimensioni del corso d'acqua, variano anche le comunità biologiche presenti in esso (in particolare quelle ittiche). Ad es. nei tratti vicino alle sorgenti o subito dopo (dove le acque sono più turbolente) trovano un habitat ideale quelle specie più esigenti e specializzate, come i pesci dell’ordine dei Salmoniformi (tra cui le trote), che traggono vantaggio dalla presenza di acque a bassa temperatura e ben ossigenate.

La diversa presenza di specie ittiche lungo tutta l'asta fluviale è definita secondo un criterio di “zonazione ittica”, cioè una suddivisione degli ambienti fluviali sulla base delle caratteristiche ecologiche e morfodinamiche degli stessi. Per i corsi d'acqua italiani le zone sono quattro: zona dei Salmonidi, (con acque limpide e ben ossigenate a corrente molto veloce, fondo a massi o ghiaia grossolana e temperatura fino a 16°C), zona dei Ciprinidi a deposizione litofila (con acque limpide o torbidità di breve durata, discretamente ossigenate e corrente veloce o rallentata, maggiori profondità con fondo a ghiaia fine e sabbia, temperature raramente superiori ai 19-20°C), zona dei Ciprinidi a deposizione fitofila (con acque molto torbide a bassa velocità di corrente, con fondo fangoso), zona dei Mugilidi (con acqua salmastra, per il rimescolamento delle acque fluviali con quelle marine, bassa velocità della corrente, con fondo fangoso).

In queste stesse acque è ben rappresentata anche la fauna macroinvertebrata (insetti, crostacei, …). Alcuni di questi organismi sono dei veri e propri bioindicatori delle acque: questo significa che la loro presenza è indice della bontà del corso d’acqua (es. gambero di fiume, granchio di fiume, …).  
Diverse specie animali, che hanno come dimora l’ambiente fluviale o le immediate vicinanze, sono in precarie condizioni di conservazione, proprio a causa del deterioramento dell’habitat stesso: fra questi vale la pena ricordare l’Ululone appenninico (Bombina pachypus), la Lontra (Lutra lutra), il Gambero di Fiume (Austropotamobius pallipes) o le innumerevoli specie di libellule. Per chi fosse curioso di sapere quale sia la lista completa delle specie in stato di pericolo critico, di pericolo o vulnerabile è possibile consultare la Lista Rossa della IUCN - Unione internazionale per la conservazione della natura (www.iucn.it).

Ad integrazione di questa riflessione c’è da sapere che la Delibera di Giunta Regione Emilia Romagna n. 709 del 09/05/2022, stabilisce al comma 3 che “le acque superficiali interne della Regione Emilia-Romagna, allo stato attuale, sono da intendersi come non destinate alla balneazione”: questo significa che in ogni fiume, torrente e rigagnolo presente in Regione c’è divieto di balneazione. Questo divieto è imposto soprattutto per motivi di tutela della sanità pubblica: nella Delibera vi è infatti scritto anche che sono previsti campionamenti per l’analisi microbiologica delle acque. 
Questo stop forzato ai bagni al fiume avrebbe anche il vantaggio di tutelare le condizioni ambientali dei tratti interessati alla balneazione: spesso infatti non si pensa che, immergendoci nelle pozze o semplicemente camminando per tratti più o meno lunghi dentro il letto dei fiumi, si va inevitabilmente ad impattare sulle comunità biotiche del fiume. Il calpestìo provocato dalle escursioni dentro alveo fluviale potrebbe avere conseguenze dannose per pesci, anfibi, crostacei e altri invertebrati che frequentano il fiume, senza contare l’eventuale apporto di inquinanti o batteri che possono essere introdotti grazie alle suole sporche delle scarpe.

Immergendoci poi in acqua, magari dopo l’apposizione di un’abbondante dose di crema abbronzante, non facciamo altro che disperdere in ambiente naturale tutta una serie di composti (fra i quali biossido di titanio, ossido di zinco, ossibenzone, metilparabeni… ma la lista è lunga), che vanno ad interagire con la flora e la fauna acquatica.

Su questo fronte l’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche - AIGAE ha espresso un parere valutativo e predisposto un vademecum indicativo, proprio per le attività cosiddette di “acquatrekking”, affinché le Guide aderenti possano valutare (caso per caso) la fattibilità delle proprie proposte, anche alla luce del Codice Deontologico e della legislazione vigente. Nella speranza di aver fatto un po’ di chiarezza sull’argomento, di aver fornito informazioni utili e un motivo di riflessione sulle nostre attività estive.
 

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