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Sabato, 4 Febbraio 2023
Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Alla scoperta del daino: un animale bello da osservare, ma che va gestito

Dall'harem allo specchio anale, passando per caratteristici 'rutti': andiamo alla scoperta di un animale meraviglioso da vedere, ma che va gestito in maniera corretta

Il daino è uno dei mammiferi erbivori che popolano il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e, grazie alla sua grande adattabilità, è in grado di abitare anche altri ambienti naturali in Italia, tanto da spingere a prendere provvedimenti in ambito di gestione faunistica quando la sua presenza si fa troppo “ingombrante”.

Il Daino (Dama dama) proviene dalla porzione più orientale del bacino del Mediterraneo e attualmente è presente con popolazioni autoctone solamente in Turchia: in Italia, così come nel resto d’Europa, la sua presenza è dovuta alla sua introduzione sul territorio da parte dell’uomo. Questo dato è importante soprattutto per interpretare con oggettività gli interventi di gestione faunistica messi in atto in alcune aree protette del Paese.
È un animale di media grandezza, con maschi di dimensioni maggiori rispetto alle femmine: il peso è variabile dai 55 ai 90 kg, l’altezza al garrese fra 70 e 95cm e la lunghezza dai 130 ai 160cm (esclusa la coda). Nel Parco Foreste Casentinesi, dopo il cervo, è il secondo ungulato per dimensioni.


Il suo manto è caratteristico e ben riconoscibile, sebbene con una variabilità maggiore rispetto agli altri cervidi: è possibile infatti osservarlo con mantello pomellato (le classiche macchie bianche su sfondo marrone), melanico (quasi uniformemente scuro), bianco (non albino! gli occhi infatti sono scuri) e isabellino (tra il giallo e il marrone chiaro). L’origine di quest’ultima particolare colorazione è legata a una leggenda: Isabella di Castiglia, detta la Cattolica, durante gli otto mesi di assedio di Granada da parte di Ferdinando II d'Aragona, promise di non cambiare la propria biancheria fino al termine dell’assedio stesso… con il conseguente colore caratteristico.
Altra particolarità che rende il daino inconfondibile è il suo “specchio anale”, cioè la porzione di pelo che ricopre il posteriore di un ungulato e che comprende anche la coda: nel daino è bianco bordato di nero e con la coda nera (relativamente lunga). Nel complesso il disegno ricorda vagamente l’àncora rovesciata di una barca.


Come tutti i cervidi, anche il daino è dotato di “palco” (non corna!), dalla caratteristica forma a “pala”: man mano che il daino diventa adulto (e cambia la conformazione del suo palco) viene classificato come fusone (1-2 anni), balestrone (3-4 anni) o palancone (oltre i 4 anni). I palchi cadono dalla metà di aprile a tutto maggio: prima cadono quelli degli esemplari adulti e per ultimi quelli dei giovani.


Il daino è un erbivoro ruminante, estremamente adattabile: può trovare utile brucare erba sui pascoli, così come brucare germogli o nutrirsi di foglie giovani e nutrienti. Questa sua adattabilità ha contribuito alla sua espansione territoriale raggiungendo, in alcuni casi, densità che sono di molto superiori la capacità portante di un ambiente (cioè la capacità di un territorio e delle sue risorse di sostenere la presenza di un certo numero di individui e di specie). Da qui la necessità, ad esempio, di attuare un piano di gestione nel Parco Regionale del Delta del Po, al fine di ridurre il numero degli individui che, con la loro azione di brucatura, stanno danneggiando pesantemente la pineta di Classe e di Volano. Chiare e inequivocabili sono le parole del Direttore del Parco, Massimiliano Costa, che fa il punto della situazione: “[…] La densità dei daini nell’area protetta è eccessiva. Ce ne sono almeno mille per mille ettari di bosco, quando la presenza tollerata sarebbe di un esemplare ogni dieci ettari. Sarebbero accettabili cento daini, non mille. Se non facciamo qualcosa tutto il bosco di qui a dieci anni sarà devastato. I danni ambientali sono già tangibili, i daini brucano tutto, sono come le cavallette, ci sono specie vegetali che sono già sparite […]”.


Nelle Foreste Casentinesi le cose vanno un po’ meglio, forse complice la maggior estensione territoriale rispetto al Delta, ma localmente è possibile osservare mandrie di daini anche di molte decine di individui.
In questo periodo (ottobre) il daino entra nella fase degli accoppiamenti: la sua duttilità non si evidenzia solo in ambito alimentare, ma anche nella strategia riproduttiva, che è di tipo “poliginico” (cioè un maschio per più femmine). In funzione della densità e della conformazione dell’habitat, il daino può attuare un sistema di difesa territoriale o la formazione di un harem (gruppo di femmine). In caso di difesa del territorio, può controllarne uno singolo o una serie di arene, dette “lek” (una forma di corteggiamento in cui un numero variabile di maschi si esibisce in forme ritualizzate di corteggiamento in un'area comune, sotto gli occhi delle femmine che si riserveranno poi di scegliere il proprio partner). Anche il fenomeno del “bramito” è presente nel daino, seppur in maniera meno eclatante ed elegante di quella del cervo: nel daino infatti il bramito è un sordo suono gutturale, che ricorda vagamente un “rutto”.


Per chi volesse osservare il daino in questo periodo e, con un po’ di fortuna, assistere anche a qualche scontro a suon di “cornate”, è possibile partecipare alle escursioni delle Guide Ambientali Escursionistiche di Romagnatrekking®, che in questo periodo vi condurranno nei luoghi in cui l’avvistamento di questi simpatici animali è più probabile. 

Per informazioni, visitate il sito www.romagnatrekking.it

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