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Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

E' tempo di lucciole

In Italia possiamo osservare due specie di insetti che comunemente chiamiamo entrambe Lucciola: si tratta di Lampyris noctiluca e Luciola italica

In questo periodo dell’anno, spostandosi un po’ in campagna o nelle colline, dove non è presente inquinamento luminoso (e soprattutto dove i pesticidi non hanno “sterilizzato” l’entomofauna locale) è possibile ancora assistere allo spettacolo delle lucciole.

In Italia possiamo osservare due specie di insetti che comunemente chiamiamo entrambe Lucciola: si tratta di Lampyris noctiluca e Luciola italica. Le lucciole del genere Lampyris presentano un vistoso dimorfismo sessuale. Il maschio è alato, con il corpo e le appendici giallastre, parte del dorso giallastro e dotato di una grande macchia scura, le elitre bruno opaco, talvolta giallastre lungo i bordi e la sutura. La femmina ha invece aspetto larviforme e priva di ali. Può arrivare a 25 millimetri di lunghezza. Il dorso è simile a quello del maschio, mentre i segmenti addominali sono bruni scuri e orlati di rosa. Mentre la femmina può emettere luce per ore, il maschio solo per brevi istanti.

La Lampyris noctiluca compare spesso in individui isolati: i maschi volano alla ricerca delle femmine emettendo lampi di luce mentre quest’ultime, molto più difficili da vedere, strisciano al suolo facendosi notare per la loro luce continua. Le larve vivono per due o tre anni, cibandosi prevalentemente di chiocciole e limacce. La preda viene attaccata a morsi, iniettandole un fluido digestivo marrone tossico. Il fluido agisce lentamente, paralizzando la vittima e trasformando parte di essa in una pappina marrone, che la larva risucchia. In alcuni casi la vittima riesce a trascinarsi via e a sopravvivere al pasto. La larva attacca lumache che sono spesso 200 volte il proprio peso, e si attiva nelle stesse ore di maggior attività delle prede, ossia di notte e in condizioni climatiche umide. La larva muta quattro o cinque volte nel corso della propria esistenza. Durante l'inverno si nascondono in posti riparati, al buio e vanno in ibernazione, per poi risvegliarsi in primavera.

Mentre la larva si nutre di chiocciole e limacce, l’adulto non può assumere cibo, pertanto la femmina cerca subito di effettuare l’accoppiamento accendendo la sua luce e richiamando il maschio. Quest’ultimo, attirato dalla luce fissa, si avvicina e nel momento in cui si svolge l’accoppiamento la femmina spegne la sua luminescenza. Una volta che depone le uova, la femmina muore mentre il maschio muore entro due settimane dall’accoppiamento. Dopo circa un mese le uove si schiudono, rilasciando piccole larve che riprendono il ciclo.

A differenza del genere Lampyris le lucciole del genere Luciola non hanno uno spiccato dimorfismo sessuale, ma si possono comunque riconoscere facilmente: i maschi sono alati, con un corpo lungo e snello, lunghi anche più di un centimetro e possono volare a circa un metro da terra o posarsi su steli. Le femmine, anch'esse alate, hanno il corpo più tozzo e corto e si trovano frequentemente a terra, nascoste dall'erba. Il dorso, in entrambi i sessi può presentare una macchia rossiccia centrale. Le elitre sono marrone scuro e ricoprono tutto il corpo. Nella parte ventrale, la parte terminale dell'addome è di colore bianco, e qui si ha la produzione della luce.

Nelle ore serali, nei mesi di giugno e luglio, le femmine si spostano in una zona in cui possono essere viste e raggiunte da un maschio, e attivano la luminescenza dei tre segmenti terminali, sollevandoli per metterli bene in vista. La luce emessa è di un bel verde brillante e rimane accesa per due ore circa, se non arriva un maschio; dopodiché la femmina si ritira nel suo nascondiglio, e riemergerà la notte successiva. Questo rito si può ripetere per 10 notti consecutive.

Le sostanze chimiche coinvolte nella produzione di luce sono la luciferina e la luciferasi, la cui composizione esatta è condizionata geneticamente, producendo sottili variazioni da individuo a individuo. In questa trasformazione chimica, quasi tutta l'energia viene trasformata in luce, e solo il 2% viene disperso in calore. Il maschio può percepire questa luce da 15 metri di distanza. Le lucciole usano la bioluminescenza anche per farsi riconoscere dai predatori quando sono ancora larve: questi segnali sono l’equivalente dei colori sgargianti di altri insetti e segnalano il loro sapore disgustoso.

La bioluminescenza ha un acerrimo nemico: la luce delle città. La diminuzione delle lucciole è legata all'inquinamento luminoso, che manda in crisi la loro comunicazione, e all'uso di prodotti chimici che colpiscono loro o le loro prede (chiocciole e lumache).
L’habitat naturale di questi insetti è dunque un luogo ricco di lumache, ombreggiato e umido dove possano riposare, privo di inquinamento luminoso e dove non si usano pesticidi: in poche parole campagna, bosco o montagna.
 

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