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Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

I mufloni delle Foreste Casentinesi

Il Muflone (Ovis orientalis musimon) è un ungulato appartenente alla famiglia dei Bovidi, il cui status tassonomico è attualmente ancora molto dibattuto, per via di alcune analisi del DNA delle varie popolazioni, che lo renderebbero più simile ad altri gruppi di animali molto distanti dal punto di vista evoluzionistico

Forse non tutti sanno che, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sono presenti tutti gli ungulati della fauna italiana (ad eccezione, ovviamente, di quella tipica alpina): oltre al più famoso cervo, al daino, al piccolo capriolo e all’ubiquitario cinghiale si può trovare anche una piccolissima popolazione di Muflone. Scopriamo insieme perché è qui e come ci è arrivato. Il Muflone (Ovis orientalis musimon) è un ungulato appartenente alla famiglia dei Bovidi, il cui status tassonomico è attualmente ancora molto dibattuto, per via di alcune analisi del DNA delle varie popolazioni, che lo renderebbero più simile ad altri gruppi di animali molto distanti dal punto di vista evoluzionistico.

La storia del muflone nelle Foreste Casentinesi

Sembra che il muflone sia stato introdotto nelle Foreste Casentinesi a fine Settecento, per volere del Granduca di Toscana Leopoldo di Lorena, anche se alcuni testi riportano questa azione ad opera del selvicoltore boemo Carlo Siemoni, che fra il 1835 e il 1840 realizzò una riserva di caccia “[...] per diletto del Principe...” che “...si componeva di cervi, di daini, di caprioli, di mufloni [...]”, come riportato nella “Relazione sulla Azienda del Demanio Forestale di Stato” (1915). In seguito alle due Guerre mondiali, le popolazioni di ungulati selvatici nel territorio dell’attuale Parco Nazionale si erano ridotte al lumicino, e in qualche caso perfino estinte, come avvenne per il muflone. Furono pertanto effettuate altre introduzioni “[…] dal 1950 al 1973 (con quattro maschi e sei femmine) con circa 50 capi presenti nelle foreste di Campigna-Lama alla fine degli anni ’80 […]” (come riportano Marco Lucchesi, Alessandro Bottacci & Antonio Zoccola nei Quad. Studi Nat. Romagna, 27: 155 – 159, dicembre 2008).

Nonostante l’istituzione nel 1993 del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, per tutti gli anni Novanta non si hanno riscontri documentati di avvistamenti o di presenza; una ricerca commissionata dal Parco, nei primi anni 2000, allo scopo di accertare la presenza/assenza di questo bovide all’interno dei territori del Parco stesso, ha portato all’accertamento di sporadici avvistamenti di esemplari isolati o di piccolissimi nuclei, tanto da ritenere la popolazione al di sotto della soglia vitale (sotto la soglia dei 500 individui, una popolazione è considerata come non potente sopravvivere nella natura, salvo beneficiare di misure proattive di protezione ex situ, ad esempio con riproduzione in cattività o in ambiente protetto).

Sorprendentemente, alle ore 18.34 del 23 novembre 2008 avviene il “coup de théâtre”: durante un’attività di monitoraggio di altre specie faunistiche, un biologo collaboratore del Parco Nazionale avvista 4 esemplari (1 femmina adulta, 1 maschio sub-adulto di circa 1 anno e mezzo di età e 2 individui indeterminati per sesso ed età). L’avvistamento, durato poco meno di un minuto, è stata la prova-provata che, contro ogni pronostico e statistica, questa piccolissima popolazione di mufloni si è riprodotta nel tempo. Ovviamente l’effetto “collo di bottiglia” (cioè una situazione nella quale solo pochi individui di una popolazione sopravvivono, con conseguenti problemi a livello genetico) è assicurato: a causa dell’isolamento territoriale degli individui, non è possibile garantire uno scambio genetico con altre popolazioni di mufloni, con accertata consanguineità fra i componenti del gregge.  Allo stato attuale non si ha contezza del numero esatto della popolazione locale, sia a causa della morfologia del territorio e la fitta copertura forestale, che rendono difficoltosa ogni eventuale attività di ricognizione, sia per l’esiguo numero degli individui distribuiti su un’ampia superficie.

Caratteristiche e abitudini

Il Muflone assomiglia a una slanciata pecora domestica, ma con una pelliccia non arricciata. I maschi adulti hanno delle pesanti corna spiralate e sono di colore marrone rossastro, con grosse macchie chiare su ciascun fianco. Le femmine non hanno le macchie sui fianchi e le corna sono piccole o assenti. La coda è scura e contrasta con il posteriore bianco, stesso colore del muso: la quantità di bianco aumenta con l'età.

La morfologia dei mufloni osservati nel Parco delle Foreste Casentinesi è un po’ diversa dallo standard e molto affine a quella della pecora di razza appenninica: il nucleo di mufloni sardi introdotti in Casentino dopo gli anni ’60, collocati in un recinto di acclimatamento nella zona della Foresta della Lama, venne fatto riprodurre con queste pecore, per la scarsità di esemplari femminili, generando prole ibrida.

Originario della Sardegna e della Corsica, il Muflone è stato introdotto da queste isole per scopi venatori in molte zone dell'Europa centrale e meridionale. Nelle isole mediterranee trova il suo habitat elettivo nei pascoli montani e negli arbusteti a ridosso della linea degli alberi, nel resto d'Europa in ambienti forestali, specialmente con radure e zone erbose adiacenti.

È una specie gregaria, con femmine e giovani che formano delle greggi durante tutto l'anno, mentre i maschi si riuniscono in branchi separati e individualmente incontrano le femmine riproduttive nella stagione degli amori, in autunno. I piccoli nascono in primavera, raramente con parti gemellari. Il muflone è un brucatore e si ciba principalmente di graminacee. Predatore principale del muflone è il lupo, anche nelle Foreste Casentinesi. Chi di voi si trovasse a passeggiare sul confine di Sasso Fratino, nella Foresta della Lama o, più in generale, nelle zone più aspre del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, apra bene gli occhi: potrebbe essere protagonista di un avvistamento degno di nota!

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