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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Sono “malato” di natura da sempre. Laureato in Scienze Faunistiche, sono guida ambientale escursionistica per mestiere e appassionato di ornitologia. Mi occupo anche di divulgazione e outdoor education. Mi piace raccontare agli altri gli aspetti naturalistici del nostro territorio e far scoprire le bellezze della natura che ci circonda ed i delicati meccanismi che la regolano

Briciole di natura Santa Sofia

Le 'Maestà' nelle Foreste Casentinesi: cosa sono, dove sono e perché sono state costruite?

Scopriamo assieme le più famose e perché venivano erette nella nuova puntata del blog "Briciole di Natura"

Sicuramente molto di voi, facendo escursioni nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi, avranno notato lungo i sentieri delle piccole costruzioni, simili a tabernacoli, con un’immagine sacra all’interno: sono le maestà. Scopriamo assieme le più famose e perché venivano erette.

Partiamo col parlare del senso religioso e devozionale delle popolazioni che vivevano “… lassù dove spiccano i baleni…”: quest’ultima è un’espressione che stava ad indicare gli abitanti dell’alta valle del Bidente che vivevano, a detta dei paesani di fondo valle, in luoghi talmente remoti e alti, dove potevano solo nascere i lampi. Gli uomini e le donne che occupavano questa parte di territorio avevano uno spiccato senso religioso, una grande devozione verso un santo o la Madonna e non era infrequente che ogni villaggio (Strabatenza, Ridracoli o Casanova dell’Alpe, per esempio) avessero una confraternita: l’Enciclopedia Cattolica le definisce “corporazioni ecclesiastiche composte da fedeli in prevalenza laici, nata e governata per promuovere la vita cristiana per mezzo di speciali opere dirette al culto divino e alla carità verso il prossimo…”


In questo contesto è chiaro che l’erezione di una cappellina o edicola devozionale o una stele scolpita per “grazia ricevuta” erano abbastanza usuali. Ecco dunque che percorrendo alcuni dei sentieri del Parco è possibile incrociare il passo con queste testimonianze del culto religioso dell’epoca.  Per esempio, percorrendo il Sentiero del Partigiano Janôsik (anello tematico nei dintorni di Strabatenza, che ripercorre i luoghi in cui ha vissuto il suo periodo partigiano Giorgio Ceredi), lungo il tratto che collega il rudere de I Fondi con i ruderi de La Casaccia, all’uscita di un tratto abbastanza erto, si sbuca su uno spiazzo panoramico che è preludio al successivo tratto “attrezzato” con corde. All’imbocco del sentiero attrezzato è eretta la cosiddetta Maestà della Casaccia (datata 1886), costruita con blocchi di arenaria, col tetto spiovente sempre in lastre di arenaria e con una croce di ferro sul colmo.


Visto che probabilmente il toponimo “Casaccia” era abbastanza in voga in quegli anni, è presente un’altra Maestà della Casaccia non troppo distante dalla precedente: la si può trovare lungo il sentiero CAI 209, che può essere imboccato dopo i ruderi di Ridolmo (o Rio d’Olmo), mirabile edificio ormai in rovina che si trova lungo la strada forestale che da Pietrapazza sale fino alla colla di Càrpano. Scendendo verso Pietrapazza lungo il sentiero CAI 209 ci si imbatte, dopo circa 500-600m, nella maestà, eretta nei pressi della omonima casa; la struttura è sempre la medesima: blocchi di arenaria sbozzati ad arte e sistemati a secco uno sull’altro, un rudimentale tetto spiovente fatto da lastre di arenaria e un’immagine sacra al centro (su questa è presente un’effige della Madonna con bambino, di epoca palesemente recente).


Un’altra edicola devozionale la si può trovare nel sentiero CAI 217, che collega il villaggio di Cà Morelli, ormai in forte stato di abbandono, con la chiesa di S.Biagio a Rio Petroso: lungo il percorso, prima di giungere ai ruderi de Le Petrose, sul ciglio del tratturo possiamo notare la Maestà delle Petrose, dedicata alla Beata Vergine Addolorata, dove pie mani hanno deposto fiori finti di dubbio gusto. Attualmente davanti alla nicchia che ospita l’immagine della Madonna è stata montata una porticciola di metallo e vetro, che purtroppo svilisce di molto l’armonia architettonica della costruzione originale. Ma poco prima, in prossimità della cima del monte delle Petrose, facendo una deviazione dal sentiero segnato, è possibile arrivare alla Maestà della Rocchetta, risalente a metà del ‘900 e recentemente ristrutturata, inserendo anche in questo caso una vetrata e fiori finti.


Anche al bivio che si incontra dal sentiero che proviene da Cà Morelli (CAI 2017), e che conduce a destra a Rio Petroso e a sinistra a Valcupa, possiamo incontrare un’altra edicola, la Maestà Talenti. Un’ultima maestà di cui parlare è la Maestà delle Galvane: si trova lungo il sentiero CAI 233, ora Sentiero Natura di Ridracoli, che si può imboccare dal parcheggio del Museo Idro. È costruita a forma di torre con il tetto a quattro falde, la nicchia è in arenaria e chiusa da un cancelletto di ferro battuto. È documentata da fine Settecento ed era punto di sosta per le Rogazioni primaverili della vicina chiesa di Ridracoli. Simile a questa è la Maestà dei Ronconi (del 1784), nei pressi della casa omonima, lungo il sentiero CAI 233 che conduce a San Paolo in Alpe (la maestà si trova proprio sul confine tra le due parrocchie). Chi volesse approfondire questi temi può acquistare alcuni volumetti molto interessanti della collana “Ad Limina” (alcuni dei quali ristampati da Monti editore di cesena) dove è possibile trarre informazioni e curiosità sulle varie popolazioni che abitavano questi luoghi.
 

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