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Briciole di natura

Opinioni

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Le migrazioni degli uccelli: segreti e curiosità di questo fenomeno antichissimo

Quali sono i meccanismi e i motivi che spingono ogni anno milioni di volatili a spostarsi da un capo all’altro del pianeta? Scopriamolo insieme.

“Settembre, andiamo. È tempo di migrare. […]”. Questi i celebri versi scritti da Gabriele D’Annunzio, che ci richiamano alla mente stormi di uccelli che, proprio in questo periodo, iniziano il loro viaggio verso altri paesi. Ma quali sono i meccanismi e i motivi che spingono ogni anno milioni di volatili a spostarsi da un capo all’altro del pianeta? Scopriamolo insieme.

Innanzitutto è bene sapere che, in ornitologia, è fondamentale conoscere la fenologia di una determinata specie: la fenologia indica la presenza sul territorio delle varie specie di uccello durante i diversi periodi dell'anno. Da questo punto di vista gli uccelli si possono classificare in:
B (Nidificante): si riferisce ad una specie che trascorre il periodo della propria nidificazione su un determinato territorio. La rondine è il classico esempio di specie nidificante.
S (Sedentaria): si riferisce ad una specie che non si sposta mai dal territorio di nascita. Generalmente queste specie sono anche classificate come B. Il merlo è una specie che vediamo tutto l’anno nei nostri giardini.
W (Svernante): si riferisce ad una specie che trascorre il periodo invernale su un territorio diverso da quello della nidificazione. Un rapace quasi sempre presente in inverno è l’Albanella reale, che possiamo osservare cacciare sui prati ed i coltivi, ma che non vediamo in estate.
A (Accidentale): indica una specie che può comparire casualmente sul territorio (e che quindi non sverna, né migra, né si riproduce su di esso). Viene solitamente accompagnata da un numero che indica le segnalazioni valide.
M (Migratrice): indica una specie che compie un lungo spostamento da un territorio ad un altro.

Le abitudini migratorie non sono le medesime per tutte le specie e possono essere classificate secondo le seguenti tendenze:
REG (regolare): indica tutte quelle specie che vengono segnalate con continuità in un preciso territorio nel corso degli anni
IRR (irregolare): indica tutte quelle specie che vengono segnalate con discontinuità in un preciso territorio nel corso degli anni. Un bellissimo uccello nordico irregolare è il Re degli Edredoni, avvistato 2 volte in Regione.
PAR (parziale): è abbinato a SB e indica tutte quelle specie che hanno sul territorio popolazioni sia sedentarie che migratrici, mentre abbinato a W indica tutte quelle specie per cui sverna solo una parte della popolazione.
Quando la migrazione si conclude nel giro di pochi km, o decine di km, allora si parla di erratismo. Esempio tipico di questo comportamento è il pettirosso, che vediamo in città in inverno, mentre lo ritroviamo in collina e montagna nei periodi più caldi (se volete leggere un approfondimento su questo uccellino leggete questo articolo https://www.forlitoday.it/cronaca/il-ritorno-dell-ospite-d-inverno-il-pettirosso-torna-a-fare-capolino-tra-le-case-della-citta.html)

Analizzando questa classificazione quindi possiamo ben capire come una Rondine (Hirundo rustica) sia una specie migratrice nidificante (MB) per noi italiani, ma non lo è per un abitante del centro-Africa. Allo stesso modo sappiamo che ci sono popolazioni di pettirossi che vivono stabilmente in un territorio (come la nostra provincia di Forlì-Cesena), ma altrettante popolazioni nordiche di pettirossi che migrano verso il sud dell’Europa all’approssimarsi dell’inverno.

Ma cosa spinge un uccello ad intraprendere uno spostamento, a volte di molte migliaia di chilometri, che rappresenta un enorme dispendio in termini energetici, oltre che un rischio per la propria incolumità?
Molti sono portati a pensare che la motivazione principale sia l’abbassarsi della temperatura e, quindi, la scarsa resistenza al freddo. Ciò non è del tutto vero, o meglio, diciamo che il freddo è una con-causa: generalmente effettuano migrazioni tutte quelle specie che, a causa della stagionalità, fanno fatica a reperire risorse alimentari in quantità soddisfacente per la propria sopravvivenza. Ecco dunque che, principalmente, gli insettivori si mettono in viaggio quando le loro prede elettive iniziano a scarseggiare.


I meccanismi che permettono ad una specie di potersi orientare e raggiungere ogni anno lo stesso luogo di nidificazione e svernamento sono molteplici e, per certi versi, misteriose. Sappiamo con certezza che gli uccelli hanno una efficace memoria visiva che permette loro di ricordare la morfologia del territorio (un ponte, un lago, una catena montuosa, …) e quindi di avere riferimenti visivi da seguire. Non secondaria è una certa memoria olfattiva e l’esperienza (negli individui più vecchi). Alcuni esperimenti hanno permesso di scoprire che gli uccelli utilizzano anche la luce polarizzata, la posizione del sole e delle stelle per capire la loro posizione in un determinato territorio e per intuire dove devono dirigersi. Ma la cosa forse più sorprendente è la loro capacità di seguire il campo magnetico terrestre, grazie a uno speciale “sesto senso”, un senso magnetico per così dire. Questa capacità è stata scoperta negli anni Cinquanta da due studiosi tedeschi: hanno collocato alcuni pettirossi in una gabbia circondata da enormi bobine elettromagnetiche, in grado di alterare il campo magnetico circostante. Si è notato che, al variare della direzione del campo, anche gli uccelli modificavano la direzione dei loro saltelli, dimostrando così che sono dotati di una vera e propria bussola magnetica. Questa capacità di rilevare il campo magnetico sembra sia dovuta a particolari cristalli di magnetite presenti attorno all’occhio e nelle cavità nasali della parte superiore del becco. Un’altra teoria afferma che siano invece specifiche reazioni chimiche indotte dalla luce a fornire questa capacità. Ulteriori straordinari studi hanno stabilito che i meccanismi chimici sull’occhio destro forniscono la bussola (cioè la direzione), mentre i recettori magnetici localizzati sul becco forniscono la mappa (cioè la forza del campo magnetico stesso): in un qualche modo gli uccelli integrano queste informazioni per riuscire a ritrovare la strada di casa.


Se volete scoprire altre incredibili curiosità sul mondo degli uccelli, vi consiglio di leggere “I sensi degli uccelli”, di Tim Birkhead, Ricca editore.
 

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