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Giovedì, 25 Aprile 2024
Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Anche gli animali si travestono: strategie per non farsi notare

Scopriamo insieme quali sono le diverse tipologie di mimetismo

Il mimetismo è una delle strategie di difesa (o di predazione) più efficaci che la natura abbia fornito a diverse specie animali e vegetali (durante la loro evoluzione): hanno sviluppato la capacità di mimetizzarsi con l’ambiente circostante, imitando non solo forme e colori, ma anche comportamenti, fattezze e suoni di altri organismi di specie simili o differenti. 

Scopriamo insieme quali sono le diverse tipologie di mimetismo. Si parla di mimetismo criptico (criptismo) quando un organismo assume forme, colori o comportamenti, tali da rendersi estremamente simile all’ambiente circostante. Siamo in presenza invece del mimetismo fanerico (ostentazione) quando l’obiettivo dell’organismo è imitare un’altra specie, generalmente tossica o pericolosa e spesso dotata di colori aposematici (l'aposematismo è la colorazione, molto sgargiante e/o contrastante, di una parte più o meno estesa del corpo di un animale, a fini di avvertimento contro possibili predatori). Fra le varie tipologie di mimetismo fanerico si possono ricordare quello batesiano e mulleriano, che mutuano i loro nomi dagli studiosi e scienziati che per primi li hanno definiti.

Mimetismo criptico

È la capacità di camuffarsi con l’ambiente circostante e può essere visivo, olfattivo e uditivo. Il criptismo visivo può riguardare l’imitazione di un oggetto o della superficie su cui l’animale è appoggiato: l’effetto può essere temporaneo (pensiamo al camaleonte) oppure permanente (come nel caso degli orsi polari). Avviene poi che, come a Carnevale, alcuni animali si camuffino con elementi posticci: è il caso di una specie di granchio, che strappa dal fondale delle alghe e le dispone sul carapace per non farsi scorgere dai predatori.

Il criptismo uditivo permette ad alcuni organismi di assorbire (o di far rimbalzare) le onde sonore prodotte da alcuni animali per evitare di essere individuati: le falene hanno torace e addome ricoperte da una sorta di peluria “fonoassorbente”, che neutralizza l’ecolocalizzazione dei pipistrelli.

Con il criptismo olfattivo, gli animali hanno la capacità di modificare il proprio odore per difendersi o per predare. I ragni del genere Cladomelea, conosciuti come ragni bolas, sono in grado di secernere una sostanza chimicamente simile all’ormone sessuale di alcune falene, che viene fatta roteare in aria con un filo di seta, per attrarre con l’inganno le prede.

Mimetismo Batesiano

Henry Walter Bates è il biologo che, nella seconda metà dell’Ottocento, ha studiato e descritto questo tipo di mimetismo: si verifica in quelle specie di animali innocui, che imitano la livrea di una specie tossica o in generale sgradevole, così da essere evitate dai predatori. Pertanto si parla di criptismo aposematico, grazie al quale l’animale viene associato ad un potenziale pericolo e quindi vede aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza. 

Alcuni esempi di questa tipologia di mimetismo li troviamo fra i sirfidi, piccoli insetti dello stesso gruppo di mosche e zanzare, che imitano le caratteristiche bande gialle e nere delle vespe; celebre è il mimetismo dell’innocuo serpente “falso corallo” (Lampropeltis triangulum), incredibilmente simile al Serpente corallo (Micrurus nigrocintus), estremamente velenoso.

Mimetismo Mullerano

Lo zoologo tedesco Fritz Muller, proseguendo gli studi di Bates, notò questo fenomeno principalmente negli insetti. Questo particolare mimetismo si ha quando due specie (spesso entrambe nocive o pericolose), sviluppano le stesse colorazioni aposematiche. Questo adattamento evolutivo avvantaggia entrambe le specie nei confronti dei predatori, che non riescono più a riconoscere la loro preda.

Questa tipologia di mimetismo è evidente in molte specie di imenotteri (api, bombi e vespe), che posseggono tutte la colorazione a bande gialle e nere o nelle specie Zygaena ephialtes e Amata phegea, due farfalle italiane, che sono entrambe inappetibili e dotate di colorazione nera a macchie bianche.

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