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Domenica, 4 Dicembre 2022
Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Monte Falco, Siepe dell'Orso, Passo dei Lupatti e tanti altri: perché sono stati chiamati così?

Spesso i toponimi (i nomi dei luoghi) traggono la loro origine proprio dalla presenza di specie animali o botaniche in quel determinato territorio. Scopriamo assieme alcuni di questi posti

Chissà quante volte, facendo escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, sarete passati a fianco di ruderi dal nome bizzarro o transitati da luoghi che evocano animali o piante. Spesso i toponimi (i nomi dei luoghi) traggono la loro origine proprio dalla presenza di specie animali o botaniche in quel determinato territorio. Scopriamo assieme alcuni di questi posti.

Sono frequenti le case, i monti, i passi o le sorgenti che hanno nel loro nome il riferimento ad un’animale ed è abbastanza semplice intuirne l’origine: il celebre Monte Falco, la cima più alta del Parco Nazionale Foreste Casentinesi (coi suoi 1758m), ne è un esempio lampante, così come il bivacco di Cà del Rospo, lungo il Sentiero Natura dell’Acquacheta. Ma forse non tutti sanno che a ovest dell’eremo di Gamogna esiste un’altura chiamata Poggio della Cornacchia. Lo stesso nome (Poggio Cornacchia) lo troviamo anche nei pressi della casa forestale della Lama.

A ridosso di Badia Prataglia c’è il Passo dei Lupatti: il riferimento con il lupo è quasi immediato, anche se qui si intende (probabilmente) chi, nel secolo scorso e anche prima, i lupi li cacciava.A ridosso della foresta della Lama c’è la casa di Siepe dell’Orso: qui il nesso è chiaro, visto che questo predatore frequentava fino a qualche secolo fa’ queste foreste. In uno scritto di metà del Settecento dei monaci camaldolesi è riportato che un orso aveva predato alcune cavalle appena fuori le mura dell’eremo.

Ma la presenza dell’orso la troviamo anche in val Bidente: ne è testimonianza il Rio di Riborsia, affluente di sinistra del bidente di Corniolo che si immette nel fiume fra Berleta e Cabelli. Più difficile da intuire è invece a chi si riferisce il nome del Monte Guffone, posto a sud del Monte della Fratta: in questo caso, con tutta probabilità, il rimando è al Gufo reale (Bubo bubo), specie che ancora oggi (come evidenziano le mappe web gis del Parco Nazionale) frequenta quell’area.

Nei pressi di Monte Dragone ci sono i ruderi di Cà Ciel dell’Allocco: la relazione col rapace notturno (Strix aluco) è immediata e fatta a ragion veduta. L’allocco è un uccello prettamente forestale ed è il più vocifero fra gli Strigiformi. Ma facendo escursioni nella zona di Fiumicello potremmo transitare di fianco a Cà Val di Sparviera: anche in questo caso si tratta di un rimando ad un rapace (lo Sparviero – Accipiter nisus), predatore adattato alla vita e alla caccia in foresta.

Tornando a ridosso del Monte Falco, nei pressi del rifugio Fontanelle, è presente uno degli affacci panoramici più belli del parco: quello sulle Balze delle Rondinaie. Probabilmente il toponimo fa riferimento alla Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris) che ancor oggi nidifica sulle dirupate pareti marnoso arenacee che scendono a precipizio verso valle.

Anche in ambito botanico però abbiamo luoghi che richiamano nel nome piante o fiori. Non troppo distante dal Passo dei Lupatti, citato precedentemente, possiamo trovare il Passo dei Cerrini: il riferimento è, probabilmente, al Cerro (Quercus cerris) una quercia che vegeta preferibilmente sopra i 700m di quota e densamente distribuita in quelle zone.

Nei pressi di Poggio Coloreto, a nord del bivacco Sassello, si trovano i resti di Cà Frassine: qui il riferimento è al frassino, pianta del genere Fraxinus con varie specie nel Parco, fra cui l’Orniello (Fraxinus ornus) che in questo periodo addobba il bosco con le sue foglie rosso bordò.

Nella valle di Pietrapazza, proprio sulla forestale che dal Poggiaccio scende verso la chiesa, è presente il rudere di Cà Rio d’Olmo (in qualche mappa è riportato Ridolmo), probabile riferimento all’Olmo montano (Ulmus glabra) una latifoglia presenti in Appennino fra i 400 e i 1400m.

Vicinissimo a questo rudere c’è il Monte Càrpano, che richiama alla mente il Carpino nero (Ostrya carpinifolia), pianta fondamentale per l’economia del territorio fino a metà del secolo scorso perché con il suo legno si realizzava il miglior carbone, quello con maggior potere calorifico.

Altri esempi sono l’abitato di Ontaneta, poco prima di Premilcuore, che fa riferimento all’albero dell’Ontano (genere Alnus) oppure la chiesa delle Querciole, sul sentiero CAI 401, chiaro rimando alle numerose specie del genere Quercus.

Si potrebbe andare avanti a scrivere pagine e pagine su questo argomento, ma ora lascio a voi la curiosità di andare a scoprire quali altri luoghi nascondono riferimenti di piante o animali nel loro nome: buone esplorazioni!

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