Mercoledì, 17 Luglio 2024
Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Quattro Passi nel Parco

La partenza è dalla chiesa di S.Eufemia a Pietrapazza (in fondo alla valle omonima): si passa subito sopra un bel ponte di pietra, che permette di attraversare il Fosso delle Graticce, per poi scendere lungo il sentiero CAI 205 fino al fondovalle e superare (sempre grazie ad un ponte) il Rio d’Olmo

Il Giro dei Quattro Passi (noto anche come Sellaronda Ski Tour) è il giro sciistico più famoso e frequentato del Dolomiti Superski, ma forse non tutti sanno che anche nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è possibile concatenare quattro passi, percorrendo un trekking che attraversa uno dei lembi di foresta più belli della Romagna. Se volete saperne di più, leggete la descrizione del percorso qui sotto.

Il Giro dei Quattro Passi (foto di Riccardo Raggi)

La partenza è dalla chiesa di S.Eufemia a Pietrapazza (in fondo alla valle omonima): si passa subito sopra un bel ponte di pietra, che permette di attraversare il Fosso delle Graticce, per poi scendere lungo il sentiero CAI 205 fino al fondovalle e superare (sempre grazie ad un ponte) il Rio d’Olmo. Ora si sale calpestando le rocce di marna e arenaria, toccando punti panoramici da togliere il fiato, fino ad incontrare, su un costone roccioso, la maestà della Cialdella (o Maestà del Raggio), che prende il nome dall’omonimo podere, ora rudere abbandonato e divorato dai rovi, che si raggiunge 1km dopo.
Si prosegue lungo lo stesso segnavia, camminando prevalentemente in mezzo al bosco misto di cerro e carpino, fino a guadare il fosso del Bidente (ora è possibile farlo per via del livello molto basso del torrente, diversamente c’è un ponte attualmente in fase di ristrutturazione).

Si sale poi mantenendo la sinistra idrografica del fosso, fino a raggiungere il bel caseggiato dell’Eremo Nuovo, un tempo abitato dai monaci camaldolesi e diventato, successivamente, podere con stalle. Ora è stato parzialmente ristrutturato (onde evitarne il rapido decadimento) e fa bella mostra di sé, spiccando fra enormi prati frequentati dagli ungulati. Nella seconda metà di settembre, fino a tutta la prima decade di ottobre, in questi luoghi è molto probabile poter udire il bramito del cervo, emissione sonora potente che indica il periodo riproduttivo di questo grande ungulato.

Si prosegue lungo la strada carraia che, dopo diversi tornanti, riporta sulla pista forestale Cancellino – Lama, nei pressi dell’Abetina di Brasco: si avanza in direzione sud per alcune centinaia di metri, potendo fare, nel frattempo, rifornimento di acqua alla Fonte delle Cavalle, fino a giungere all’imbocco del sentiero che sale fino al Passo della Bertesca (il primo dei nostri quattro passi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi). La salita non è delle più semplici, per via della pendenza, ma si snoda in mezzo ad una ampia abetina, quindi risulta abbastanza fresca e ombreggiata.

Raggiunti i 1258 metri del passo e dopo una meritata sosta per rifiatare, si continua a salire, seguendo ora il segnavia CAI 207, per “conquistare” anche il Passo della Crocina, così chiamato per via di una croce di ferro posta nei pressi. Questo luogo, molto frequentato in estate da escursionisti e passeggiatori domenicali, è un vero e proprio crocevia che permette di raggiungere, in direzione sud, il rifugio Fangacci o Badia Prataglia oppure, in direzione nord, la vallata di Casanova dell’Alpe. Il luogo ameno e ombreggiato suggerisce di fare qui la pausa pranzo: dopo aver riposato è però bene riprendere il cammino perché, giunti a questo punto non siamo ancora a metà del percorso (sebbene il grosso del dislivello in salita sia stato fatto). Si cammina ora in un tratto di foresta maestoso, caratterizzato da una faggeta tra le meglio conservate del Parco, con esemplari di notevoli dimensioni ed età, che incutono una certa soggezione e senso di rispetto.

Si inizia a perdere quota e, dopo il Poggio Rovino, si incontra il Passo dei Cerrini (in realtà non segnalato da nessun cartello, ma indicato nella carta escursionistica), da cui parte una bella pista forestale che conduce al Campo all’Agio, nei pressi di Badia Prataglia). Proseguiamo lungo il sentiero, che dal Passo della Crocina diventa segnavia CAI 00 – Sentiero Italia, fino a intercettare nuovamente la pista forestale Cancellino – Lama nei pressi del Passo dei Lupatti (e così fanno quattro… obiettivo raggiunto!). Dal lato opposto della strada riparte il sentiero che, con un saliscendi in mezzo alla foresta, aggira la Cima del Termine fino al bivio con il sentiero CAI 201: da qui inizia una breve ma intensa discesa, che ci riporta sulla strada forestale del Nocicchio.

Ora il tracciato è semplice e ben battuto e passa dal Poggiaccio, con un punto panoramico di alto valore paesaggistico, che permette di gettare lo sguardo sul tracciato già percorso. Si prosegue per alcune decine di minuti, scendendo sulla pista forestale fino ad incontrare i ruderi di Ridolmo (o Rio d’Olmo): poco dopo, sulla sinistra, parte il sentiero segnavia CAI 209, che, zigzagando fra boschi di latifoglie e tratti rocciosi ricoperti solo da ginepri e ginestre, si innesta nel sentiero CAI 205, già percorso all’andata. Poche centinaia di metri e si attraversa nuovamente il ponte in pietra di Pietrapazza, concludendo il trekking. 
Alcuni dati tecnici: lunghezza 20km circa, dislivello +/-1100m Sabato 23 settembre, le Guide ambientali Escursionistiche di Romagnatrekking® propongono questo itinerario, proprio in occasione del periodo del bramito: chi volesse partecipare può iscriversi compilando il form di prenotazione a questo link https://bit.ly/3PN7KWy
 

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