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Briciole di natura

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Quel rosso sempre più raro: il papavero

Scopriamo qualche curiosità di questo fiore, un tempo tanto comune

Estremamente diffuso fino a qualche anno fa, ora diventa sempre più difficile vedere occhieggiare fra i campi coltivati il fiore del Papavero, a causa dei diserbanti selettivi che ne riducono la diffusione. Scopriamo qualche curiosità di questo fiore, un tempo tanto comune.

Il Papavero comune (Papaver rhoeas), chiamato anche Rosolaccio, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Papaveraceae, originaria di Europa centrale e orientale, Asia occidentale e centrale e Nord Africa. Considerata un’infestante dei cereali, oltre a quei pochi campi coltivati dove ancora resiste, è possibile osservarla crescere sulle massicciate ferroviarie, nelle aree incolte di pianura e collina e a fianco dei sentieri di campagna, in particolar modo in tutti quei terreni assolati e a composizione calcarea. È una pianta erbacea annuale, con fusto alto da 20 a 80 cm, eretto e coperto di peli rigidi, che quando tagliato emette un succo lattiginoso bianco e acre.

I boccioli sono verdi a forma di oliva e penduli, mentre il fiore è rosso, con petali delicati, macchiati di nero alla base: la fragilità dei petali è tale che restano sulla pianta un solo giorno, ma una pianta vigorosa può produrre durante l’estate più di 400 fiori in successione! La fioritura avviene in primavera, da aprile fino a metà luglio. Nonostante il suo colore (gli insetti non riconoscono in maniera efficace il colore rosso) è visitato dai bombi e dalle api, che cercano il suo polline di colore nero. Il frutto è una capsula ovale, glabra, sormontata da uno stigma piatto, contenente numerosi piccoli semi, reniformi, grigiastri e reticolati, che a maturità escono dalle aperture poste sotto lo stigma: ogni pianta produce mediamente da 10.000 a 20.000 semi, che rimangono vitali nel terreno fino a 40 anni.

Etimologia 

Si ritiene che il nome del genere “Papaver” sia vicino all'arabo "papámbele" o al sanscrito "papavara" = succo pernicioso, ma abitualmente si attribuisce il termine al latino "papaver" (dal celtico "papa" = pappa), a riprova del fatto che forse, in passato, fosse unito al pasto dei bambini per favorirne il sonno. Il nome specifico “rhoeas” proviene dal greco "rheo"= scorrer via, legato alla veloce caducità dei petali, oppure da "rhóia" = melograno, per il bel colore rosso dei petali stessi.

Proprietà

Petali e semi possiedono leggere proprietà sedative: il papavero comune è infatti parente stretto del papavero da oppio, da cui si estrae la morfina. Il rosolaccio contiene alcuni alcaloidi, fra i quali troviamo la rhoedina, dalle proprietà blandamente sedative: un infuso ottenuto con 4 o 5 petali per tazza veniva tradizionalmente somministrato ai bambini prima di coricarsi, in maniera da indurre loro un sonno migliore. Da tenere presente però che gli alcaloidi contenuti nei petali sono blandamente tossici e per tale motivo è sconsigliata l'assunzione abituale di estratti ed infusi ottenuti da questa pianta, in particolare a bambini ed anziani.
Il papavero trova la sua collocazione anche in gastronomia: le foglie giovani della pianta vengono utilizzate in varie zone del mondo crude oppure preventivamente sbollentate, come gli spinaci, per la composizione di zuppe o insalate. In Friuli per esempio il cespo di foglie che si sviluppa attorno alla radice all'inizio della primavera, quando la pianta è ancora poco sviluppata ed è lontana dalla fioritura, viene consumato lessato ed eventualmente saltato in pentola come verdura, nota sotto il nome di "confenòns", dal sapore delicato e leggermente amaro. 

La pianta giovane, che non abbia emesso il fusto fiorale, si può consumare cruda, soprattutto le foglie, tagliata sottile e frammista ad altre verdure, per fare delle ottime insalate. Nel Veneto tale pietanza è chiamata "rosoina" o "pevarel”, mentre nel Salento le piantine tenere sono consumate sotto il nome di "paparina fritta", sbollentate e passate in padella, in un soffritto di aglio con l'aggiunta di olive nere (celline) ed alcuni gherigli di noce, ed aromatizzate con buccia d'arancia e barbe di finocchio. Nella nostra Romagna è conosciuta con il nome di "Rosola": dopo averle triturate finemente e lasciate macerare sotto sale per 24/36 ore, vengono strizzate e utilizzate come ripieno per i celebri crescioni (o cassoni/cascioni).

Simbologia e curiosità

Nel mondo anglosassone il papavero è il fiore dedicato alla memoria dei soldati caduti in battaglia durante la prima guerra mondiale. Ad esempio, nel Regno Unito, durante il Remembrance Day (11 novembre), è diffusa la tradizione di appuntare un papavero rosso all'occhiello. Al papavero è stato attribuito questo significato perché i papaveri di campo, resistenti ma allo stesso tempo delicati, erano una parte comune del paesaggio sul fronte occidentale durante la Grande Guerra. Non a caso anche il cantautore italiano Fabrizio de André richiama un campo di papaveri nel testo della canzone “La guerra di Piero”, che racconta della morte di un soldato in guerra: […] Dormi sepolto in un campo di grano / non è la rosa, non è il tulipano / che ti fan veglia dall’ombra dei fossi / ma sono mille papaveri rossi […]

Nella cultura occidentale, il papavero è spesso associato alla pace, al sonno e alla morte: nella mitologia greca, il papavero era sacro a Demetra, la dea dell’agricoltura e dei raccolti, e a Hypnos, il dio del sonno. Il papavero era anche un simbolo di Morfeo, il dio dei sogni. Questa associazione con il sonno e i sogni si riflette anche nella letteratura, come nel famoso racconto “Il Mago di Oz”, dove un campo di papaveri provoca un sonno profondo e incantato.

Nella cultura orientale, il papavero ha un significato molto diverso: in Cina, ad esempio, il papavero è visto come un simbolo di successo, bellezza e lusso, per il fatto che il papavero era un fiore molto apprezzato nelle corti imperiali cinesi. In Giappone, il papavero è associato alla passione e all’amore, e viene spesso utilizzato nei disegni tradizionali del kimono. Nell’antico Egitto il papavero era associato a Iside, la dea della maternità e della fertilità; i papaveri erano spesso raffigurati nei dipinti funerari, simboleggiando la promessa di una vita eterna. Nel buddismo, il papavero è visto come un simbolo di fede e devozione, rappresentando la capacità di resistere alle tentazioni e rimanere fedeli al proprio percorso spirituale.

Dai petali è possibile ottenere un bel colore rosso (utilizzato anche in passato per la tintura dei tessuti): basta mettere un po’ di petali in un mortaio unendo un po’ di acqua e poi pestarli; colando la poltiglia con un colino, si otterrà un liquido rosso-violetto, che potrà virare al rosso brillante aggiungendo un po’ di limone. Volete a vedere i papaveri? Fatevi una bella passeggiata in campagna, magari lontano dai campi coltivati... e ritornerete con lo sguardo pieno del rosso di queste semplici ma belle piante di campo.
 

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