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Briciole di natura

Opinioni

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

Ridracoli, una passeggiata a misura di famiglia

In questa valle, come in altre del Parco Nazionale, è presente un Sentiero Natura, un facile itinerario didattico percorribile in autonomia

Il piccolo borgo di Ridracoli attira ogni anno migliaia di turisti, alla ricerca di un po’ di fresco e di riposo. In questa valle, come in altre del Parco Nazionale, è presente un Sentiero Natura, un facile itinerario didattico percorribile in autonomia e quindi anche alle famiglie con bambini. Alcuni anni fa questo sentiero è stato rinnovato, sia nell’allestimento che nel suo percorso.

Come in tutti i Sentieri Natura sparsi per il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, anche qui sono presenti delle tabelle didattiche, che forniscono spiegazioni lungo il cammino, rendendo più chiara l’interpretazione del territorio: già alla partenza del percorso, in fondo al parcheggio del Museo delle Acque – Idro, è presente un pannello esplicativo dell’intero tracciato. “Una valle, un lago, una storia secolare”: questo è il tema del Sentiero Natura di Ridracoli, che inizia con un sentiero pianeggiante, in mezzo alle ginestre e ai carpini neri, delimitato alla sua destra da rocce: si incontra subito il primo pannello, che spiega l’origine sedimentaria della formazione geologica dell’appenino forlivese, la cosiddetta marnoso-arenacea, stratificazione di marna e arenaria dalle differenti consistenze.

Si prosegue fino a transitare, poco dopo, a ridosso di un’ampia parete rocciosa, in cui sono evidenti le stratificazioni spiegate poco prima: qui un secondo cartello spiega agli escursionisti le differenze fra Rondine comune, Balestruccio, Rondone e Rondine montana (quest’ultima sempre visibile nei pressi del coronamento della diga). Il sentiero sale leggermente, mantenendosi sempre parallelo alla strada asfaltata che conduce alla biglietteria della diga, ma più spostato in alto di alcune decine di metri, e attraversa boschi misti di cerro e aceri, alternati a tratti più scoperti. Si giunge ad una curva, dove troviamo una splendida maestà: un terzo pannello esplicativo racconta degli aspetti devozionali delle popolazioni che un tempo abitavano la vallata e l’edicoletta votiva in pietra con tetto a quattro acque, detta delle Galvane dal nome della vicina abitazione, ne è un classico esempio. 

Il tracciato prosegue sempre in un leggero saliscendi, fino a giungere ai margini di un grande prato: si tratta di un ex coltivo, o forse un pascolo, di pertinenza del podere Galvane; un quarto pannello, intitolato “Case di pietra”, spiega com’era strutturata una casa di montagna e come era organizzato il paese. I ruderi del podere ormai sono stati quasi completamente inghiottiti dalla vegetazione (fino ad alcuni anni fa era possibile vederne ancora distintamente i resti), ma qualche albero da frutto ed il prato ora in parte colonizzato dalle specie pioniere, quali ginepri, ginestre, rose canine e prugnoli, sono gli indicatori di una porzione di territorio un tempo abitata. Si prosegue ora salendo leggermente e arrivando ad uno dei punti più alti, sopra la strada che porta alla biglietteria: un nuovo pannello (sosta n.5) racconta della trasformazione della valle, quando negli anni ’70/80 è stata costruita la diga di Ridracoli, opera avveniristica per l’epoca, che ha cambiato radicalmente il volto di quella porzione di territorio (sia dal punto di vista morfologico che ambientale).

Continuando a camminare, si attraversa un tatto di tipico bosco misto delle quote di media collina (siamo ora fra i 450 e i 500m di altitudine): carpini bianchi e neri, ornielli, cerri e aceri campestri sono le specie arboree descritte nel pannello seguente, a sottolineare l’importanza di un territorio, la cui elevata biodiversità è nota a livello nazionale. Si procede nel percorso ma, dopo poco, si incontra un nuovo cartello esplicativo, posto nei pressi di un tratto abbastanza assolato: è l’ambiente ideale per due alberi tipici degli ambienti caldi e secchi, la roverella e l’acero minore (o acero trilobo).

Siamo ormai arrivati a metà percorso e quasi all’incrocio con il sentiero CAI 233, che conduce a San Paolo in Alpe, luogo simbolo del Parco Nazionale, non solo dal punto di vista naturalistico (per la presenza di fauna selvatica come lupo o cervo), ma anche dal punto di vista storico ed etnografico. La piana di San Paolo in Alpe infatti nella Seconda Guerra è stato luogo strategico per gli alleati, che la utilizzavano come zona di aviolancio per rifornire i partigiani di armi e viveri. Inoltre nei pressi erano presenti la chiesa (ora in fase di consolidamento conservativo), l’osteria, il cimitero (restaurato diversi anni fa) e numerose case sparse.

Il tracciato ora scende fino ad attraversare il Rio Bacine, sbucando in una curva della strada asfaltata che porta al coronamento della diga: una fonte sempre attiva, anche nei momenti di maggior carenza idrica come questo, e alcuni tavolini e panche permettono una sosta e un fresco sorso d’acqua. Ora si scende lungo la strada asfaltata per circa 500m, fino a raggiungere la biglietteria per l’accesso alla Diga; si attraversa la strada e si salgono le scale di accesso al parcheggio superiore, lo si attraversa e si imbocca la strada lastricata che conduce al nucleo di case sparse, poste a est dell’abitato di Ridracoli, ristrutturate diversi anni addietro da Romagna Acque e ora case per ferie, fruibili da chiunque abbia voglia di trascorrere qualche giorno immerso nella natura delle Foreste Casentinesi. 

Saliamo la strada selciata fino ad incontrare le prime case, Castello e Garfagnana: il sentiero le lambisce e prosegue scendendo in direzione Ridracoli, dove, in posizione panoramica, è posto il nono punto tappa del Sentiero Natura, intitolato “Un antico castello”, che spiega brevemente le origini del nome Ridracoli: la tradizione popolare attribuisce il toponimo al fatto che nei pressi del torrente sorgesse un tempio pagano, dove una sibilla pronunciava i suoi oracoli (Rivus oracolorum ossia Rio degli Oracoli, da cui Ridracoli).

La discesa continua fino a raggiungere i margini del borgo, con la chiesa, il cimitero e la vecchia scuola: l’ultima tabella racconta della vita del luogo e delle vicende dei paesi di montagna, che nel secondo dopoguerra hanno visto l’abbandono da parte degli abitanti, in esodo verso la città. Il percorso del Sentiero Natura termina qui, ma c’è ancora il piccolo borgo da visitare: si sale e si attraversa il bellissimo ponte a schiena d’asino, al termine del quale è posta quella che un tempo era chiamata l’Osteria del Terrore, dal soprannome di Agostino Nanni, proprietario e gestore dell’osteria. Abbandonata negli anni ’70, ora si trova in condizioni magnifiche, grazie ad una sapiente ristrutturazione. Superato il ponte si arriva a Palazzo Giovannetti, un tempo residenza della ricca famiglia Giovannetti, e dal 1980 struttura ricettiva nota come “Il Palazzo”: merita certamente una sosta, anche di più giorni, sia per la pace sia per la cucina. Un facile sentierino, che piega a sinistra dell’edificio, conduce serpeggiando fino all’area attrezzata per la sosta camper e al punto di partenza della passeggiata.

Oltre a questo facile percorso, in zona è possibile percorrere itinerari con diverse lunghezze e difficoltà; molti di questi itinerari sono periodicamente proposti dalle Guide Ambientali Escursionistiche di Romagnatrekking®: per chi volesse consultare il programma delle iniziative è visibile sul sito \www.romagnatrekking.it oppure sui social Facebook e Instagram (www.facebook.com/romagnatrekking  -  www.instagram.com/romagnatrekking) 

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