Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

A Forlì c’è una chiesa per ogni festa

È appena trascorsa la ricorrenza dell’Immacolata Concezione, l’8 Dicembre, che liturgicamente apre al significato del Natale cristiano, mentre artisticamente ci porta all’esemplare più bello dell’Annunciazione

Avremmo potuto parlare dell’"Immacolata Concezione" di Guido Reni custodita nell’altare della chiesa di San Biagio a Forlì, tuttavia seguendo la liturgia della festa che associa al dogma mariano il vangelo lucano dell’Annuncio dell’Angelo a Maria parliamo della bellissima pala l’altare che fu nella chiesa del Carmine in borgo San Pietro, sostituita con una copia nella seconda metà dell’Ottocento. L’opera originale è nella Pinacoteca in San Domenico ed è un dipinto di Marco Palmezzano, abile artista romagnolo rinascimentale che la dipinse alla fine del Quattrocento. In questa prospettiva torniamo a parlare ancora una volta della nota chiesa barocca, intitolata alla Madonna Annunciata, sollecitando le offerte per la raccolta dei fondi necessari al suo importante restauro.

Le informazioni più recenti sul dipinto sono contenute nel catalogo della mostra allestita ai Musei di San Domenico nel 2005 all’interno del quale la scheda dedicata presenta l’opera. La pala d’altare è un dipinto datato al periodo di frequentazione veneziana dell’artista, circa tra il 1495 ed il 1497; è un’opera su tavola  prelevata nel 1866 dalla chiesa nel periodo delle soppressioni e collocata nella raccolta civica dove rimase anche alla successiva riapertura al culto dell’edificio, quando fu sostituita con una copia su tela di Claudio Zampanelli. L’opera era ubicata nell’abside del presbiterio e in origine doveva essere centinata con la rappresentazione intera di Dio Padre, rispetto alla cornice attuale in legno dorato che presenta le misure per dimensioni più ridotte, probabilmente una scelta effettuata nell’importante ristrutturazione settecentesca della chiesa.

Infatti, la pala d’altare apparteneva alla chiesa rinascimentale, all’ampliamento della struttura che fu realizzato inglobando anche una strada per costruire un ampio presbiterio. L’opera rappresenta una delle migliori esecuzioni dell’artista, con una chiara organizzazione spaziale degna delle migliori rappresentazioni prospettiche quattrocentesche, che ben integra lo spazio composto dall’architettura rappresentata da una portico che apre allo spazio naturalistico, ed in primo piano lo svolgimento della scena con l’angelo e Maria. La monumentalità delle due figure, l’una vista di profilo e l’altra collocata nella profondità, esemplifica visibilmente la concezione costruttiva delle opere quattrocentesche, fondate sugli equilibri simmetrici ed ordinati. Le vesti ricadenti nei panneggi volumetrici, i gesti della Grazia, i volti idealizzati nel loro perfezionismo rappresentativo, immergono l’opera nel suo tempo facendola divenire una delle migliori rappresentazioni del suo genere, seppur tardive rispetto alle coeve novità toscane che già stavano influenzando le rappresentazioni artistiche.

L’interessante apparato decorativo realizzato nei dettagli rivela l’attenzione per una organizzazione rappresentativa che unifica in un unico significato la scena: i capitelli corinzi sono divenuti a volute e con i delfini che sostituiscono le foglie di acanto classiciste e della Grecia politeista; le volte a tutto sesto, perfette nel disegno, mostrano cupole che coprono ciascuna una campata in un rigore geometrico che sostanzia la rappresentazione spaziale. Gli influssi del Veneto non sminuiscono l’intrinseca bellezza dell’opera e la capacità dell’artista di farsi interprete della traduzione in pittura di una scena evangelica ed ispiratrice della migliore versione del soggetto. L’opera di Palmezzano oggi si trova nella Pinacoteca in San Domenico e attende una nuova valorizzazione per una visione più adeguata di se stessa, attualmente posta in una delle sale dell’antico convento in una sistemazione che permette la comprensione delle tecniche artistiche utilizzate. Immaginandola nel luogo originario certamente deve aver costituito motivo di grande orgoglio per la comunità dei frati carmelitani ed anche per gli abitanti della Forlì rinascimentale e settecentesca in borgo San Pietro. Ancora oggi è una perla rappresentativa dell’attività artistica locale, significativa per il suo tempo e lo stile impresso. Nella giornata dedicata alla festa dell’Immacolata Concezione nella quale la teologia lega l’annuncio a Maria la purezza che la caratterizza fin dalla nascita, la presenza di quest’opera nel patrimonio artistico della nostra città pone Forlì sullo stesso piano delle migliori fucine dell’arte del Rinascimento, arricchendo di valore artistico il patrimonio locale, che dovrebbe essere amato ed apprezzato di più nelle sue peculiarità inconfondibili.
 

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