Forlì bella

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Ottocento, in mostra i capolavori dell’arte del XIX secolo in una nuova ricostruzione critica

In questi giorni di festa, tra ponti e ferie, si può gustare nelle aperture straordinarie la mostra allestita ai Musei di San Domenico. Un’occasione per vedere da vicino i grandi quadri tra i più noti del ritratto e della storia che accompagnano spesso i libri sul Risorgimento e l’Unità d’Italia geografica e identitaria di un popolo

La mostra allestita ai Musei di San Domenico, specialmente in questi giorni di festa e di aperture straordinarie, incrementa l’offerta culturale della città in un momento nel quale lo svago, il divertimento e la cura degli hobby sembrano essere i protagonisti per vivere al meglio il tempo del riposo e del desiderio di conoscere. La mostra "Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini" si pone tra le esposizioni che offrono uno studio aggiornato, svolto per questa mostra allo scopo di portare in luce le ultime ricerche sull’arte del XIX secolo.

Infatti, se per buona parte della critica del Novecento questo periodo dell’arte veniva letto con percorsi volti a far prevalere soltanto due correnti artistiche, quella dei Macchiaioli e dei Divisionisti, molte declinazioni hanno invece trovato piena accoglienza tra gli artisti e il loro sviluppo secondo il principio di una ricerca rappresentativa della realtà, volta ad una interpretazione da parte dell’artista che dà una mediazione che lascia il segno per la modalità prescelta. Così, come per ogni mostra allestita ai Musei di San Domenico dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, anche per questa dedicata all’arte dell’Ottocento è possibile svolgere percorsi tematici all’interno di un nutrito numero di opere cha affrontano tanti generi pittorici. Dal ritratto al sacro, dalle scene di battaglia alle lotte risorgimentali, dagli eccidi alle scene di vita quotidiana, i generi si susseguono con opere appese alle pareti che si mostrano alla visione adatta per l’apprezzamento secondo il punto di vista offerto dai curatori: Fernando Mazzocca e Francesco Leone. È già stato detto molto sulla mostra: sulle sezioni che la compongono, sugli artisti presenti, sul numero sempre elevato di opere, tuttavia oggi scenderemo nei particolari, adottando il punto di vista dei curatori che condividiamo in pieno, quello del come si fanno le opere per ottenere i risultati desiderati. Una storia dell’arte, dunque, che affronta le opere con la conoscenza delle tecniche, dei colori e delle pennellate, che per l’Ottocento si presta particolarmente per una piena comprensione dell’arte di questo secolo.

Nella ricerca di quelle opere che hanno segnato traguardi di innovazione e al contempo rappresentative di un comune sentire a proposito della percezione della realtà, è interessante l’operazione dei curatori della mostra di cercare di definire i passaggi fondamentali che hanno determinato non solo i movimenti artistici più importanti ma anche quelli che ne hanno determinato la formazione. La storia dell’arte trova nello studio un filo conduttore che unisce tutta l’arte dell’Ottocento, per molto tempo considerata appartenente ad un secolo che visse immerso prevalentemente nel Romanticismo intriso di classicismo, che invece possiede vari movimenti artistici rappresentativi delle molteplici sfumature. Nello studio affrontato da questa mostra le declinazioni divengono, anzi, l’inizio di modi di dipingere derivanti dalla sensibile accoglienza del pregresso artistico, opportunamente reinterpretato e restituito nuovo dopo il passaggio al vaglio di particolari artisti. Ciò ha consentito di ribaltare la scala gerarchica tradizionale del fare arte: nella pittura, che da tempo aveva abbandonato il metodo del disegno finito e ombreggiato per guidare le stesure sovrapposte di colore, la parte grafica diveniva un riferimento a parte nello schizzo di prova, nell’esercizio della mano che divenuta abile dipingeva per colori cercando di realizzare la realtà. Il grado di compiutezza di un dipinto non era più legato alla finitura quanto all’interpretazione che ne dava l’artista sulla realtà. Il colore e la luce divenivano gli elementi fondanti l’opera e ciò che determinava l’esecuzione che assicurava il risultato percettivo in misura maggiore rispetto al soggetto.

È il tema del realismo che affondava le proprie radici nell’arte di Caravaggio, che trovò la propria applicazione anche in scene della pittura di storia nella quale si evocavano episodi dell’antica Grecia, di Pompei, ma anche di vita quotidiana ottocentesca, quest’ultima vista come derivazione dall’accezione originaria che contribuì a far scadere tale pittura e a farne un genere borghese di grande successo, specialmente nei temi sociali. Interessante notare la concomitanza della letteratura e della musica del tempo che con i romanzi e le opere liriche affrontavano temi che venivano riproposti anche nell’arte. In mezzo a questa produzione delineata nelle tante sfaccettature anche il genere sacro trovava la sua applicazione soprattutto come arte per il collezionismo privato, recuperando un settore più riservato rispetto alle grandi pale d’altare e alle opere presenti nelle chiese con specifici scopi tridentini.

In definitiva, la mostra espone opere interessanti dal punto di vista qualitativo e perfettamente attinenti allo studio svolto dai due curatori. L’allestimento permette l’apprezzamento delle opere specialmente per gli aspetti del colore, delle pennellate e della luce in una inaspettata vicinanza che permette una visuale unica. I grandi quadri che solitamente accompagnano le pagine dei libri di storia sono esposti in un percorso di 10 sezioni, articolate secondo una scansione che fa emergere gli aspetti analizzati nella mostra, dai temi alle modalità esecutive. Un forte impatto emoziona i visitatori e consente l’apprezzamento delle opere di uno dei secoli meno approfonditi, ma che in questa nuova esposizione potrà certamente trovare una critica risolutiva che spieghi la complessità di un secolo poco valorizzato.

63_Cammarano, Breccia di Porta Pia-2

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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