Forlì bella

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Rappresentare la guerra con l’arte, quali risultati?

Le architetture del Ventennio, i monumenti in città, le lapidi, le raccolte museali. Un patrimonio presente nella nostra città che attende di essere valorizzato in uno specifico percorso sulle guerre ed i conflitti

La presenza delle architetture del Ventennio nel nostro territorio spinge ad una considerazione sulla bellezza di questi edifici caratterizzati dallo stile Razionalista che ha avuto varie declinazioni, ma che si trovano ad essere considerati non sempre con giudizi relativi alla loro immagine, bensì maggiormente per il legame con il periodo storico. Affrontare la seconda guerra mondiale, o anche il primo periodo bellico del Novecento, costituisce un’operazione non semplice, se si vuole perseguire e realizzare una lettura dell’architettura coerente con la propria idea progettuale e costruttiva.

Lo stesso si può dire per l’arte prodotta in quegli anni, che rispetto all’architettura registra sensibilmente lo stato d’animo degli artisti nell’interpretare il proprio periodo storico. Sono frequenti in questi giorni gli anniversari a ricordo del primo conflitto mondiale e quest’anno ricorre il centenario dal termine della Grande Guerra e anche nella nostra città sono avvenute manifestazioni e valorizzazioni di monumenti presenti in alcune piazze, tuttavia una mostra interessante che aiuta a riflettere sull’idea della guerra concepita all’inizio del XX secolo è l’esposizione allestita al Mar di Ravenna, ?War is over dedicata proprio alla prima guerra mondiale e all’arte relativa all’argomento.

Tra le tante considerazioni presentate dalla mostra, l’esposizione aiuta anche nella comprensione di come un evento bellico possa lasciare un segno indelebile nella memoria degli uomini, tanto da determinare una necessaria risposta emotiva che si racchiude nella realizzazione di un manufatto artistico che muta a seconda della mente che l’ha creato. Così le scene mitologiche presenti sui manufatti dell’antica Grecia, divengono parte di una riflessione sulla guerra non per ripercorrerne le tappe storiche bensì per evidenziare il conflitto nell’interpretazione artistica. L’esposizione di Ravenna non è la prima ed unica ad affrontare l’argomento: nell’arte italiana il tema della guerra è stato rappresentato frequentemente sia per una documentazione, sia per illustrare ciò che spesso ha rappresentato una peculiarità italiana relativa alla produzione delle armi e delle armature.

Le scene di guerra maggiormente dipinte sono quelle del Risorgimento, che hanno conquistato l’apprezzamento del pubblico appunto per la descrizione minuziosa delle armi, delle divise e delle battaglie in campo aperto. I tanti Musei del Risorgimento presenti in molte città d’Italia costituiscono un ottima documentazione sulle guerre, trattate in maniera esplicativa dalle presenza dei bei dipinti con le scene di battaglia o delle sculture che raffigurano personaggi in posa eroica. Sempre nell’arte, non si può certamente dimenticare la produzione dei ritratti celebrativi che dal XVI secolo si sono diffusi nel loro genere per le corti europee per rappresentare i sovrani in armatura e costituire al contempo un documento dettagliato per comprendere le tipologie specifiche degli elementi raffigurati. Infine, non si possono tralasciare le armerie, oggi specifici musei che espongono armi e armature delle quali si potrebbe tracciare una storia non solo relativamente all’uso, ma anche all’evoluzione del modo di condurre la guerra o il combattimento, dall’uno a uno dei cavalieri a quello per gruppo fino alla progettazione a tavolino della battaglia da condurre con uomini e mezzi.

Perciò, se è possibile tracciare una storia dell’arte per tanti generi pittorici, ciò che rimane ancora da fare nella nostra città è un percorso completo sulle guerre, riunendo i vari luoghi teatro di conflitti, i dipinti della Pinacoteca che illustrano i ritratti e le armi, i monumenti agli Zampeschi a San Rufillo a Forlimpopoli, il decorativismo rinascimentale con elmi e scudi, il Museo Armeria Albicini, il Museo del Risorgimento, gli edifici costruiti nel periodo che precede la seconda Guerra Mondiale fino al Monumento ai Caduti in piazzale della Vittoria. Insomma, un itinerario vasto, tutto da costruire per conoscere, per unire trasversalmente un tema che non sempre viene trattato adeguatamente, per riflettere e vedere una storia della rappresentazione del genere, per ricordare e per pensare al futuro con la conoscenza della storia approfondita ed offerta in questo caso dall’arte.

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Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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