Forlì bella

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Arte social. Il web come nuovo spazio per la divulgazione dei Beni Culturali

La notizia comparsa sui social della vendita di alcune opere d’arte delle collezioni di alcuni grandi musei americani in serie difficoltà economiche a causa della pandemia richiama la riflessione sull’importanza della divulgazione per la conoscenza del patrimonio artistico locale

E’ di martedì la notizia che alcuni noti musei americani hanno preso la drastica decisione di mettere in vendita alcune delle opere della loro collezione per sostenere le spese dei musei che abitualmente le custodiscono. La pandemia dovuta al Coronavirus ha richiesto la limitazione estrema della frequentazione dei luoghi pubblici fino alla chiusura totale, per limitare i contatti con le persone che possono diffondere i contagi e per questo molti musei hanno sofferto la mancanza degli introiti economici per il sostegno della gestione delle loro istituzioni.

La situazione dei musei americani è solo l’ultima rispetto a tante altre che si sono accumulate in questa pandemia; in Italia, invece, nonostante l’urgenza dell’intervento sanitario drastico abbia imposto la chiusura dei Musei e dei luoghi di esposizione, le istituzioni si sono organizzate per una divulgazione delle proprie bellezze custodite, per offrire la conoscenza del patrimonio. L’operazione non è nuova, perché è iniziata almeno due anni fa, in linea con i più grandi musei del mondo che con il via libera alla riproduzione con supporti fotografici delle immagini delle opere per utilizzo personale si è tralasciato il tradizionale intervento divulgativo basato su reportage e documentari per la formula più fruibile delle immagini divulgate direttamente sul web, con il commento competente ed esperto degli storici dell’arte in servizio presso l’istituzione museale. Ciò ha prodotto un cambiamento nella divulgazione, nella promozione dei Beni Culturali, nella conoscenza dell’arte custodita nei musei.

Anche l’Italia si è allineata a queste modalità di trasmissione dell’arte e specialmente nel periodo della chiusura dei musei per la pandemia il servizio è stato incrementato o aperto anche nelle più piccole sedi museali. La realtà ha stuzzicato la creatività per trovare formule innovative e con un collegamento ai social è possibile visitare con la guida le collezioni d’arte, compiendo un tour guidato nei musei. La formula consente la conoscenza delle opere d’arte nel momento riservato alla pausa dalla vita frenetica quotidiana, ma consente anche di considerare i musei in una fase facilmente dedicata alla progettazione della ripresa per chiunque voglia includere l’arte nelle proprie attività professionale, del tempo libero e tutto quello che riguarda l’interesse per la cultura artistica.

Il Comune di Forlì per i Musei della città aveva già avuto attenzione con la rassegna annuale “un’opera al mese” che purtroppo è stata interrotta dopo solo il primo appuntamento a causa della situazione sanitaria nazionale. La modifica alla modalità scelta per la divulgazione del patrimonio ha riguardato l’inevitabile rivolgersi al web, attraverso i canali social del Comune per poter continuare il racconto dei pregi delle opere custodite nelle sedi museali della città.

L’idea, “I musei di Forlì da casa tua”, ha richiesto la revisione del progetto dedicato ad un servizio di divulgazione e conoscenza con nuovi appuntamenti e temi che ora vengono proposti in due momenti della settimana, giovedì e sabato pomeriggio, con i relatori delle conferenze pensati per il progetto inziale. Maggiormente concentrato sulle collezioni d’arte forlivesi di proprietà comunale fino ad oggi sono state proposti gli interventi di approfondimento del professor Francesco Leone su Ebe, di Sabrina Marin sulla collezione Morandi di palazzo Romagnoli e di Emanuela Bagattoni sulla collezione di Wildt sempre a Palazzo Romagnoli.

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La rassegna in questo modo continua, senza interruzioni, con parti a video che illustrano le bellezze delle opere e la voce narrante del relatore che guida nell’ascolto. Non si tratta del documentario rivisto e riproposto, quanto di una narrazione più vicina agli spettatori e con esperti conosciuti nella nostra città e che hanno studiato il patrimonio cittadino. Nulla può sostituire la visione delle opere dal vero, ma la conoscenza può passare anche da altri canali o da altre modalità di comunicazione. Dalla conoscenza si maturerà il desiderio di vedere l’opera esposta, che le autorità nazionali hanno ipotizzato di rendere nuovamente fruibile da fine mese, se le condizioni sanitarie lo consentiranno. Intanto conosciamo, poi vedremo dal vero con più gusto e soddisfazione.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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