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Appennino da riscoprire: un dipinto a Rocca San Casciano ci riporta ai primi secoli del cristianesimo

Le ricerche storiche aiutano a riscoprire informazioni che avevamo perduto o dimenticato. A Rocca San Casciano la pala d’altare della chiesa dedicata al martire Cassiano e alla Madonna delle Lacrime unisce il paese e la valle a Predappio, Modigliana, Sarsina e Ravenna attraverso il culto del martire imolese

 Rocca San Casciano, comune dell’Appennino Tosco-Romagnolo nella valle del Montone, la visita al paese e alle bellezze che racchiude che lo rendono ancora oggi affascinante rende possibile l’unione a Predappio, Modigliana e Sarsina attraverso il culto del martire San Cassiano che diede il nome alla località. Della ricerca svolta nel Comune avevamo già parlato in una precedente puntata in occasione del convegno degli Studi Romagnoli che a ottobre si era tenuto a Dozza, il comune nell’imolese. Il culto per il martire patrono di Imola aveva costituito qualche mese fa l’opportunità di riscoprire il santo a cui è dedicata la chiesa più importante di Rocca San Casciano, costruita dopo il terremoto del 1661 che aveva distrutto la precedente pieve, sempre dedicata al martire imolese. Essendo nella bella stagione e dovendo offrire qualche nota storica e artistica ai turisti nell’Appennino possiamo suggerire una visita alla chiesa parrocchiale in centro storico per svelare il segreto di questa unione nel territorio e proporre un approfondimento sul santo.

San Cassiano fu martirizzato nei primi anni del IV secolo durante le persecuzioni di Diocleziano. Si deve probabilmente a San Pier Crisologo, che da Imola raggiunse Ravenna dove fu Arcivescovo, la divulgazione presso i nostri territori della vicenda del santo e la conseguente venerazione. A Ravenna si raffigurarono le più antiche rappresentazioni a mosaico del volto e dell’intero corpo del santo. San Cassiano si rifiutò di rinnegare la fede in Cristo e di fare sacrifici agli dèi pagani. Egli fu un insegnante legato ad una severa disciplina nell’apprendere la scrittura e il martirio scelto per lui dopo la condanna fu quella di subire la flagellazione con gli stili che i suoi stessi allievi gli conficcarono nelle carni del suo corpo e poi, esanime per il dissanguamento, fu decapitato. La pena inflitta fu particolarmente feroce e messa in atto proprio da coloro che si erano esercitati nell’apprendimento della scrittura tramite il suo insegnamento. La pala dell’altare maggiore che orna il presbiterio della chiesa odierna a Rocca rappresenta il santo in vesti episcopali, secondo una leggenda nata nella diocesi di Bressanone che vide luce nel XIII secolo che diffuse l’iconografia che trovò maggiore rappresentazione nel campo artistico. San Cassiano è in adorazione della Madonna con il Bambino e porta in mano il modellino della città di Imola con le tre torri.

La presenza di altri tre santi aiuta a comprendere che il dipinto, realizzato da un pittore imolese Anacleto Margotti nel 1919, ricorda anche San Vincenzo Ferreri che si dedicò all’unità della Chiesa, Santa Lucia martire per non aver rinnegato la sua fede e per la venerazione piuttosto sentita nel territorio, Sant’Antonio di Padova per la presenza all’eremo di Monte Paolo vicino. Si tratta di un dipinto che rende visibile la devozione e la storia locale; la pala d’altare insegna, così come doveva essere secondo il Concilio di Trento tutta l’arte nelle chiese. La parrocchia non è soltanto dedicata a San Cassiano, ma anche alla Vergine delle lacrime, per un miracolo che avvenne nel 1523 quando il bassorilievo raffigurante la Madonna con il Bambino pianse lacrime preannunciando episodi di particolare rilievo che avrebbero messo a dura prova la comunità locale.

Dopo il riconoscimento del miracolo l’immagine fu spostata dall’oratorio nella quale si trovava nella chiesa edificata alla fine del Settecento, dando la dedicazione insieme al santo imolese dei primi secoli del cristianesimo. In tal modo, nella parrocchia di Rocca San Casciano si evidenzia la testimonianza dei primi cristiani convertiti alla fede e il miracolo del XVI secolo, secondo un percorso storico che lascia spazio al martire imolese e alla Madonna le cui manifestazioni furono presenti in tutti i comuni della Valle del Montone. Tra gli itinerari religiosi nell’Appennino e il turismo naturalistico, la riscoperta delle bellezze del territorio aiuta a comprendere la nascita di tanti percorsi culturali e religiosi che caratterizzano i Comuni dell’entroterra romagnolo, stuzzicando la curiosità e ritrovando le stesse radici che ancora oggi fondano l’identità territoriale, non avulsa da legami con più ampi contesti culturali. 

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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