Forlì bella

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Benedetta Bianchi Porro ispiratrice per grandi artisti

Le rappresentazioni della beata sono innumerevoli, opere d’arte di artisti noti nel mondo internazionale dell’arte

La beatificazione della giovane dovadolese ha permesso di riflettere su tanti aspetti legati alla beata, uno dei quali è l’arte a lei dedicata, che la vede protagonista specialmente nei ritratti alcuni dei quali rappresentati dai migliori artisti del tempo. Partiremo dall’opera più nota, scelta anche come immagine ricordo della beata nei santini riprodotti per la beatificazione: si tratta del ritratto a sanguigna disegnato da Pietro Annigoni sulla fotografia della giovane ancora in vita.

Con una maggiore definizione del profilo del volto, l’artista ha valorizzato la tridimensionalità della rappresentazione nella parte più importante della raffigurazione, elaborando con un tratto meno definito la capigliatura e affidando al carboncino l’accentuazione delle ombre e soltanto un accenno alla camicia che indossava nella foto, per non distrarre l’osservazione dal viso. L’artista è stato un esperto ed eccellente ritrattista, pittore dedito alla natura morta, al paesaggio, sempre con una interpretazione personale della realtà, evocativa specialmente di stati d’animo o delle interpretazioni appositamente studiate e ricercate del soggetto rappresentato.

Particolarmente legato al colore e ad una definizione della forma direttamente sull’opera, Annigoni affidava alla gestualità il valore della pennellata e il movimento della rappresentazione. Rispetto ad altri ritratti, quello di Benedetta è molto essenziale nella definizione del volto, reso con una grazia significativa che non si ritrova in altri ritratti eseguiti dall’artista. L’interpretazione del personaggio raffigurato ha svolto una mediazione nell’impiego delle tecniche artistiche idonee a rappresentare Benedetta. Prevale la leggerezza della linea disegnativa, rispetto al pieno volumetrico a chiaro-scuro rappresentato invece in altri ritratti. Il disegno restituisce a Benedetta una delle sue caratteristiche, percepibile chiaramente anche dalle lettere lasciate.

Un’altra opera significativa è la tomba della beata nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Dovadola, realizzata dallo scultore faentino Angelo Biancini, noto artista. L’opera è composta da un ricco apparato decorativo in terracotta che circonda il perimetro della tomba con l’iscrizione su uno dei lati, ed è sovrastata da un coperchio in bronzo recante la rappresentazione a rilievo della beata, così come fu composto il corpo nella tomba. L’opera fu eseguita successivamente alla morte, quando il corpo della beata fu ubicato nella cappella della chiesa, nel 1969, spostandolo dal cimitero locale. Molte volte è stato messo in rilievo che l’arte permette un’adeguata esemplificazione di molti aspetti della vita di Benedetta, dal ritratto che la ritrae ancora in vita, alla tomba concepita come monumento funebre di attuale concezione, fino ai primi riconoscimenti delle virtù della giovane attraverso le prime immagini che sono state rappresentate nelle chiese di Forlì ancor prima dell’avviamento del processo di beatificazione.

Nella cappella dei santi nella chiesa di Regina Pacis il parroco don Gian Michele Fusconi commissionò nel 1982 un altorilievo in terracotta rappresentante i santi e i beati, in molti esempi forlivesi, e tra questi è raffigurata Benedetta. L’opera è stata eseguita da due ceramisti tra i migliori del territorio, Gianantonio Bucci di Ravenna e Leandro Lega di Faenza, quest’ultimo esperto in opere dalle dimensioni considerevoli. Il lavoro eseguito per la cappella dei santi nella chiesa forlivese rappresenta la prima collaborazione fra i due artisti. Il ritratto di Benedetta è l’ultimo a destra, a fianco di don Pippo, entrambi rappresentati come esponenti della Chiesa forlivese avviati al riconoscimento della santità.

L’arte ha dunque accompagnato la divulgazione della vita e del pensiero di Benedetta, così le numerose opere che sono custodite nel museo che porta il suo nome sono dedicate proprio a lei, con una sensibile attività svolta per immortalare specialmente il volto della beata. Dunque, un il rapporto stretto tra la giovane dovadolese e l’arte contemporanea segna la divulgazione ed il racconto di Benedetta; anche nella parrocchia di Sirmione frequentata dalla giovane nel periodo che la vide residente sul lago di Garda con la famiglia è stato inaugurato recentemente un mosaico raffigurante il volto di Benedetta preso dal ritratto di Annigoni. Una beata, quindi, ispiratrice della più bella arte del secondo Novecento, testimonianza dell’efficacia del linguaggio visivo per rappresentare ciò che le parole, da sole, non riescono a definire.

Sant’Andrea Apostolo a Dovadola-2

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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