Lunedì, 2 Agosto 2021
Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

Sant’Antonio a Predappio, una chiesa monumentale nella borgata in collina

Il 13 giugno si celebra il patrono a Predappio, a cui è intitolata la chiesa che domina dal viale che porta alla grande piazza

Nella giornata di festa del patrono di Predappio, Sant’Antonio di Padova, non poteva mancare l’approfondimento sull’importante chiesa che si erge al centro della piazza principale del piccolo centro urbano. È un monumento significativo per Predappio e per il territorio, rappresentativo di una edilizia durante il Ventennio nel campo dell’architettura ecclesiastica. Le sorprese che riserva la chiesa non sono poche, perché osservandola stupisce immediatamente per la monumentalità dell’edificio che non ci si aspetta, dato il luogo immerso nell’Appennino forlivese. La spiegazione risiede nell’intenzione di costruire Predappio Nuova come cittadina celebrativa di Benito Mussolini, in luogo di una precedente frazione già abitata. La progettazione dell’edificio risale ad un concorso bandito nel 1926 e che fu vinto da Cesare Bazzani; tuttavia, la costruzione della chiesa iniziò nel 1931, apportando subito delle modifiche alla struttura in relazione alla nuova ubicazione, quella attuale, che poteva certamente assicurargli più respiro, visto anche lo spostamento a sinistra del campanile con la canonica. Le foto del tempo mostrano un’architettura razionalista dai riferimenti rinascimentali, intatta ancora oggi, secondo l’aggiornamento stilistico contemporaneo non slegato dalla tradizione architettonica che più ha segnato un traguardo importante nella storia degli stili architettonici.

Sul prezioso monumento l’anno scorso ho svolto uno studio, che insieme al professor Nicola Santopuoli dell’Università Sapienza di Roma, è stato posto in una mostra  organizzata dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro attraverso la Commissione Diocesana per l’arte sacra, per poi essere spiegato in un catalogo. Lo studio ha messo in rilievo la grande quantità di materiale documentario archivistico sulla chiesa, che testimonia la costruzione dell’edificio fin dal suo concepimento attraverso il concorso. Ma quel che è più importante è ciò che è emerso dalla lettura di documenti inediti, che hanno permesso di capovolgere le conoscenze avute fino ad oggi: ossia, la chiesa è la chiara manifestazione degli abitanti locali che, desiderando un luogo di culto, si sono impegnati affinché la loro richiesta trovasse piena realizzazione. Fin dal 1915, quando esisteva soltanto la frazione di Dovìa, un comitato costituitosi dagli abitanti locali e dal parroco si mosse per cercare i fondi per l’edificazione di una chiesa. L’organizzazione proseguì incontrando l’adesione anche di Rachele Mussolini che ne divenne la presidente nel 1924, ma fino ad allora molto era stato compiuto dal comitato e quando fu pensata e disegnata Predappio Nuova fu certamente considerata la chiesa perché una struttura di importanza non più sottovalutabile. Pertanto, si iniziò nel 1925 ad edificare Predappio proprio dalla chiesa, poi le modifiche apportate da Florestano Di Fausto all’impianto della cittadina imposero un arresto e la successiva edificazione della struttura nella nuova ubicazione.

Dunque, la chiesa a Predappio fu voluta dagli abitanti locali, che per lo stile si affidarono alla competenza della commissione giudicatrice del concorso, che rilevò la tradizione italiana nel lavoro di Cesare Bazzani. Questa la prima sorpresa, legata alla storia della costruzione dell’edificio, al profondo desiderio della popolazione locale di avere un luogo di educazione cristiana. La narrazione che è scaturita dalla consultazione dei documenti ha permesso di ricostruire tutta la storia dell’edificazione della chiesa, che fu molto curata affinché potesse essere un’opera architettonica interessante, anche se con un’attenzione particolare ai costi dei materiali per non superare il budjet pensato per questo edificio. Modifiche, vita di cantiere, pareri contrastanti, sono tutti documentati nei fogli disegnati e manoscritti custoditi negli archivi, che restituiscono una parte di vita locale sconosciuta, personaggi che hanno determinato con le loro scelte il risultato finale di un monumento, come nel caso dell’ingegner Taccheri, direttore dell’Ufficio Genio Civile di Forlì. Quanta storia in così tanti documenti, quanti quesiti risolti con la ricerca dei materiali più adatti e quanta attenzione affinché il cantiere più controllato d’Italia potesse procedere con la prassi stabilita per avere materiale di qualità, resistente e consegnato in ottimo stato, tutto per una buona esecuzione “a regola d’arte”, come è citato nei documenti.

E così la storia passa non solo attraverso le idee, ma specialmente tramite chi si è trovato a costruire un edificio che ancora oggi attira l’attenzione per la sua monumentalità; pensato dagli abitanti locali e concepito da uno degli architetti più famosi d’Italia. La chiesa è a pianta croce latina, con una bella zona sopraelevata nell’intersezione con il transetto. Tutti gli elementi di arredo sono stati disegnati spesso da Cesare Bazzani, architetto e direttore artistico dei lavori, mentre altri dalle manifatture che hanno lavorato all’arredo interno della chiesa. Per ora mi fermo qui, il racconto delle bellezze interne e dei famosi artisti che lasciarono un segno della propria opera nella chiesa ve lo descriverò nelle prossime puntate! Intanto, buona visita a Predappio nella festa patronale.
 

Si parla di

Sant’Antonio a Predappio, una chiesa monumentale nella borgata in collina

ForlìToday è in caricamento