Forlì bella

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Cultura e ironia nel mangiare romagnolo

La recente notizia dell’apertura della Festa Artusiana a Forlimpopoli all’inizio di agosto con la celebrazione del bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi rasserena gli amanti del buon cibo, ma tra cultura e risate il mangiare romagnolo trova la sua piena divulgazione nella tradizione locale

La Festa Artusiana ha sempre rappresentato l’evento della fine di giugno che inaugurava l’estate in Romagna: la stagione della gastronomia in compagnia, all’aperto, gustando pietanze della tradizione e la cucina di Pellegrino Artusi. Il distretto forlimpopolese ha rivestito la propria identità della gastronomia, costituendo un polo di riferimento nazionale con un istituto di istruzione superiore professionale intitolato al famoso autore del ricettario in cucina, un ristorante dedicato alla degustazione delle ricette dell’Artusi e una biblioteca per l’utenza ed anche fornita sull’argomento; una scuola di cucina attiva sulle tradizioni locali e, appunto, il festival di successo che si tiene ogni anno e che richiama un numerosissimo pubblico amante della cucina tradizionale. 

Se la manifestazione forlimpopolese alla quale si affiancano tanti eventi con premi, concerti, presentazioni di libri rappresenta la parte culturale del mangiare, nella vita quotidiana, legato al cibo della Romagna, da ormai molti anni un macellaio particolarmente brillante propone simpatici slogan per l’incremento delle vendite dei cibi commerciati nel proprio negozio a Bertinoro, non distante da Forlimpopoli. L’altra faccia della cultura gastronomica del cibo, potremmo dire di Daniele Rumagnol, come si fa chiamare sul suo profilo Facebook. Con molta fantasia i suoi slogan hanno unito l’ironia della presentazione della carne in tutte le varietà fino alla storia colta: ne è un esempio lo slogan dedicato a Dante Alighieri e coinvolge Beatrice, che mangiando la carne ritroverà la felicità. Il risultato è quello di una saggezza popolare non distante dalle ricette dell’Artusi, che proponevano alimenti della tradizione a lui contemporanea, una cucina non delle tavole ricche, bensì di quelle di tutti i giorni. Daniele, inventore creativo di slogan ha paragonato i ciccioli del maiale alla buona riuscita della gentilezza di un omaggio floreale, spingendosi fino a considerare che il cibo soddisfa anche i gusti più difficili.

L’operazione di divulgazione giunge quindi al destinatario attraverso una formula che rappresenta da un lato il riconoscimento di un valore culturale al cibo e dall’altro la tradizione romagnola specialmente per alcuni tipi di carne. Per il macellaio Daniele il lavoro è ancora più complesso, perché nell’era della sempre più diffusa alimentazione alternativa - vegana, vegetariana ad esempio – la proposta della carne incontra un pubblico via via di minor ampiezza, rispetto invece al crescente festival forlimpopolese che confeziona il cibo nell’ambito della conoscenza culturale, quindi meno settoriale e con l’approfondimento sullo storico manuale La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene che accompagna il lavoro di molti chef coinvolti nell’interpretazione delle ricette artusiane. Per il macellaio Daniele la proposta delle carni, degli insaccati e dei salumi rappresenta anche l’utenza che cucina, che si diletta nelle ricette, che apprezza e conosce i sapori e l’importanza di alcune modalità di macellazione per ottenere i risultati culinari desiderati.

Insomma, Daniele Rumagnol si rivolge ad un pubblico che deve essere talvolta invogliato a sperimentare le ricette senza sedersi a tavola con le pietanze già pronte. Le due proposte, seppur riguardando lo stesso tema della cucina domestica, si rivolgono a due utenze che non sempre hanno le stesse abitudini ed esperienze culinarie. Da qui la maggior simpatia dei suoi slogan, che da decenni sono nei ricordi di tutti i romagnoli e che segnano una memorabile quanto originale proposta commerciale sul cibo della tradizione.

Perché il cibo riveste un’importanza così evidente?  Perché è un elemento che chiama le persone a radunarsi, in qualsiasi cultura. Già le fotografie della mostra sul cibo di Steve McCurry allestita a Forlì fino a Gennaio ai Musei di San Domenico avevano fatto riflettere su questo dato, con le immagini di coloro che si riuniscono in qualunque zona del mondo, attorno ad una tavola - più europeo – o ad un tappeto – più orientale – per evidenziare ciò che unisce, a ciascun livello, sia per i poveri, sia per i ricchi. Le migliori tradizioni delle famiglie riguardano il radunarsi ad un pranzo o ad una cena, così anche gli incontri di lavoro si sviluppano attorno a delle colazioni adeguate. Il cibo predispone al meglio, specialmente se ciò che si gusta è anche gradito.

Torniamo perciò agli slogan di Daniele, il macellaio più famoso della zona,  che nella sostanza esprime il buon umore fino alla gioia che mette il mangiare della buona carne. In definitiva, il successo della riscoperta del manuale di Pellegrino Artusi che ha dato l’avvio alla costruzione di un centro di divulgazione della cucina italiana della fine dell’Ottocento permette di valorizzare le tradizioni alle quali siamo legati anche inconsapevolmente e di ritrovare quel buon gusto che ci mette l’allegria, mangiando! 

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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