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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Forlì bella

Opinioni

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A cura di Serena Vernia

Dante Alighieri suggerisce riscoperte

Nella mostra “Dante. La visione dell’arte” allestita ai Musei di San Domenico la sala dedicata al tema del Giudizio trova un riferimento artistico nel nostro territorio, nella chiesa di Sant’Agostino in Rocca d’Elmici

C’è un Bene Culturale che si affianca alla mostra dedicata a Dante Alighieri per la tematica decorativa che reca al suo interno: si tratta della chiesa di Sant’Agostino in Rocca d’Elmici situata nella Valle del Rabbi, non distante da Predappio. La chiesa è tra gli edifici ecclesiastici immersi nel contesto agreste su un’altitudine pedemontana; sorprendente l’apparato decorativo che si trova all’interno, corrispondente a vari interventi pittorici che sono stati sovrapposti sulle pareti e l’abside nei secoli. La chiesa risale alla seconda metà del XII secolo, visibilmente in stile Romanico, è costituita da un'unica aula assembleare con un abside circolare dietro all’altare maggiore. In facciata è evidenziata la semplicità della struttura religiosa rurale con un andamento a capanna e un portale che essenzialmente adorna l’unico ingresso della chiesa, edificata in pietra. La canonica adiacente sul lato destro manifesta il passare del tempo e il carattere della struttura di campagna.

La decorazione interna ad affresco costituisce una delle parti più interessanti dell’edificio perché presenta  personaggi che sono importanti punti di riferimento nella liturgia e nella devozione nei secoli. Probabilmente per la necessità dell’istruzione dei fedeli analfabeti e per esigenze decorative dell’ambiente religioso  furono realizzati alcuni affreschi per la rappresentazione del dogma dell’incarnazione, la storia di Maria, il martirio dei santi, la morte e alcuni santi vescovi. In particolare nella chiesa si trova un ciclo decorativo nella fascia dipinta che circonda l’intera struttura che rappresenta la morte. Ormai in stato frammentario, la rappresentazione è inclusa nelle decorazioni sul tema che qui è proposto in una datazione risalente al XVII secolo. L’iconografia è stata sviluppata soprattutto nel nord Europa nelle declinazioni delle danze macabre o dei trionfi della morte che illustrano l’aspetto inatteso della morte, svelando le debolezze dell’umanità in contrapposizione ad una vita vissuta nella pienezza della carità e lontano da idolatrie e desideri mondani di possesso. Anche il teologo Erio Castellucci, presbitero forlivese e attuale arcivescovo della diocesi di Modena-Nonantola ha sviluppato questa particolare iconografia nella trattazione dell’argomento sulla morte nell’escatologia cristiana.

Il tema del Giudizio rappresenta un’importante riflessione che viene posta all’attenzione di tutti tramite le opere allestite alla mostra ai musei di San Domenico e ha particolarmente interessato il basso Medioevo, frequentemente l’arte del XIV e del XV secolo, evidenziando un aspetto del cristianesimo che ebbe la sua più eclatante rappresentazione nell’affresco dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina e terminato nel 1541. Trovare una corrispondenza artistica anche nel nostro territorio in un edificio ecclesiastico, bene culturale ormai poco conosciuto, crea un legame religioso e culturale importante. Nelle manifestazioni dantesche l’inclusione anche di questa chiesa, di modeste dimensioni in rapporto alla popolazione rurale che nei secoli abitò localmente, negli itinerari e nelle tappe culturali richiama anche l’attenzione per un apparato decorativo che non tralasciò la rappresentazione religiosa nella sua funzione di insegnamento dei contenuti cristiani fino alla considerazione della morte.
Più volte restaurata nel tempo per assicurarne la sopravvivenza negli anni a venire, la chiesa è ricordata tra le bellezze del territorio nel volume di Giordano Viroli dedicato alle chiese, alle ville e ai palazzi nel forlivese. 

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