Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

Forlì bella

Di tanti tipi, ma la Sacra Natività è una sola

Con l’avvicinarsi del Natale e l’inizio dell’Avvento cristiano è giunto il momento di pensare alla realizzazione del presepe, una ricostruzione della Sacra Natività di Gesù Cristo e che coinvolge tutti

L’avvicinarsi del Natale, le temperature più rigide, la neve in arrivo sulle colline romagnole sono gli elementi che creano l’atmosfera giusta per iniziare a progettare il presepe, la più tradizionale ricostruzione della Sacra Natività di Gesù Cristo. Si tratta di un momento che nelle famiglie unisce tutti i membri, dai piccoli ai grandi: ciascuno porta il suo contributo per le statuine, per la creazione del paesaggio tipicamente palestinese, per la raccolta del muschio per la vegetazione in mezzo al deserto attorno alla grotta a Betlemme. Tra fantasia e creatività artistica, il presepe è divenuto un segno imprescindibile per il Natale cristiano, un’occasione di riflessione su un evento storico che affascina per la sua lontananza nel tempo e per la particolarità del luogo dell’incarnazione del Figlio di Dio.

Nella nostra città i percorsi tra le opere d’arte rappresentanti la Sacra Natività sono innumerevoli e potremmo compierne uno che segue l’ordine degli accadimenti. Iniziando dalla nascita di Maria, della quale fra pochi giorni ricorrerà la festa dell’Immacolata Concezione, il percorso potrebbe partire dalla chiesa del Suffragio per un dipinto di carattere devozionale di Giuseppe Marchetti posto nella cappella laterale a sinistra raffigurante La nascita di Maria Vergine, per proseguire con la grande pala d’altare nella chiesa di  Santa Lucia in borgo Cotogni opera di Francesco Caccianiga raffigurante Maria bambina e i genitori Anna e Gioacchino. Dell’Annunciazione abbiamo interessanti esemplari di Marco Palmezzano, dipinte in più versioni custodite nella Pinacoteca Civica in San Domenico, la cui più importante anche per dimensioni è la pala dell’altare maggiore della chiesa dedicata alla Madonna Annunciata ed appartenuta all’ordine dei Carmelitani in borgo San Pietro. Proseguendo con l’Adorazione dopo la nascita di Gesù Bambino il bassorilievo che è posto nella tomba cinquecentesca di Luffo Numai nella Basilica di San Pellegrino, in controfacciata nella navata destra, è interessante per se stesso ed anche  per la particolare associazione del defunto con la scena sacra, fine e inizio, speranza nella Resurrezione già aperta fin dalla nascita nella comunità cristiana con il Battesimo.

Una complessa spiegazione teologica che si fonda sui significati fondamentali del cristianesimo, inclusa in un sistema artistico che costituisce una tomba monumentale. Proseguendo nell’associazione del racconto evangelico con le opere d’arte locali, la tappa successiva è alla lunetta di San Mercuriale, rilievo scultoreo situato sopra all’ingresso principale dell’antica basilica in piazza Saffi. Si tratta della rappresentazione dell’Adorazione dei Magi e del loro sogno nel quale furono avvertiti dall’angelo di non tornare da Erode per non riferire dove si trovava Gesù Bambino. Una scena particolarissima attribuita al XIII secolo e in ambito emiliano. Restaurata un anno fa in occasione dell’intervento di consolidamento sulla facciata della chiesa, rappresenta una perla della scultura a tema religioso della nostra città, una testimonianza della presenza nel XIII secolo dell’antica abbazia, un rilievo raro nel nostro territorio rappresentativo della sua epoca e realizzato con molta cura esecutiva. 

L’itinerario sembrerebbe fermarsi qui, ma potrebbe proseguire nei tanti presepi che arricchiscono il centro storico negli spazi, nelle rassegne, nelle chiese dove manifestano la creatività, la ricerca della verosimiglianza con la geografia e il periodo storico, l’inventiva che tende ad aggiornare la formula consolidata. A questo proposito abbiamo trovato di cattivo gusto la recente ironia sulle mascherine poste sui volti dei personaggi o fuori luogo le varie battute ironiche sui membri che appartengono all’iconografia della Sacra Natività. Ciò stride con i traguardi raggiunti dal presepe che nell’idea originaria di San Francesco d’Assisi a Greccio doveva costituire un modo per sentire Cristo vicino ai propri cuori e nella preghiera, esemplificando la sua nascita in una ricostruzione dai significati religiosi fondanti la fede cristiana e affidata successivamente alla rappresentazione artistica.

La diffusione capillare della ricostruzione della Sacra Natività  ha raggiunto nei secoli persino il riconoscimento artistico nei vari generi, tra quelli più noti c’è il presepe napoletano, al quale siamo tutti molto legati per aver superato i confini regionali e aver raggiunto ovunque stereotipando la rappresentazione. Ambientato nel XVIII secolo, immedesima nel suo tempo la Natività, consolidando la tradizione che lo accompagna alla più famosa ninna nanna napoletana di Alfonso Maria De’ Liguori, Quanno Nascette Ninno, più noto come Tu scendi dalle stelle. Con più lentezza la città quest’anno si prepara al Natale, con più morbidezza e parsimonia si espongono luminarie o si intravvedono dalle finestre gli alberi allestiti nelle case. Attendiamo quindi che la tradizione avanzi i suoi passi proponendo allestimenti e presepi, perché il Natale continui a ricordarci di un avvenimento che ha rivelato all’uomo la sua essenza.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Di tanti tipi, ma la Sacra Natività è una sola

ForlìToday è in caricamento