Forlì bella

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Cibo nell’arte, qualità visiva da apprezzare o contenuto simbolico?

La mostra allestita ai Musei di San Domenico con le fotografie di Steve McCurry sul tema del cibo interroga sulla rappresentazione degli alimenti nell’arte, una lunga tradizione che ha avuto bellissime interpretazioni

Dipingere il cibo rappresenta un genere il cui apice fu raggiunto nella natura morta che fece della rappresentazione degli alimenti immagini destinatarie di attenzioni. Le opere che meglio ricordiamo sono quelle che rappresentano frutta, tavole imbandite, banchetti e cacciagione, alcune delle quali presenti anche nella nostra Pinacoteca civica, specialmente nella collezione Pedriali. La natura morta ha avuto un compito importantissimo nella storia dell’arte: dalla narrazione di scene di vita quotidiana che richiedeva un conseguente stile ed un modo di dipingere adeguato a evidenziare le caratteristiche, inducendo all’immaginazione dell’esperienza del tatto, fino all’esaltazione delle qualità estetiche, quindi destinataria di attenzioni che ne hanno privilegiato le bellezze negli esemplari più opulenti.

In entrambi i casi la presenza di alcuni alimenti trovava riferimenti nei significati dei cibi che determinavano anche la spiegazione della cultura del tempo e del luogo nel quale il quadro era stato dipinto. In tal caso, la pittura olandese, insieme a quella lombarda, genovese ed emiliana, ha sviluppato particolarmente il genere nel periodo barocco, esaltandone le qualità legate all’aspetto della rappresentazione, a fianco ad un’altrettanto vasta produzione di opere raffiguranti tavole apparecchiate modestamente, nelle quali la presenza del pane, del vino e del pesce riconducevano a significati religiosi.

Nell’ambito decorativo, invece, la tradizione risale a tempi molto più antichi rispetto alla natura morta barocca. L’uso di festoni con frutta rappresenta un genere appartenente già all’arte romana, alla quale si tornò ad ispirarsi nel corso dei secoli successivi per impreziosire con vivacità le decorazioni degli ambienti. Allo stesso modo, il decorativismo con la frutta ha riguardato anche la scultura nella quale la presenza dei cibi ha spesse volte chiarito il personaggio rappresentato o la destinazione dell’ambiente nel quale veniva applicata la decorazione a stucco.

Il cibo rappresenta quindi un soggetto amato ed apprezzato nell’arte, che ha riscosso interesse fino alla produzione del Novecento, declinandosi nei differenti stili e movimenti artistici. Persino nella fotografia il cibo ha trovato attenzione, divenendo oggetto di studio e di indagine per una riflessione contemporanea sull’accessibilità del nutrimento fondamentale anche nelle zone più disagiate del mondo. In questo genere la fotografia ha contribuito a rendere nota la tipicità dell’alimentazione di ogni popolo, ad evidenziare la cultura del cibo come esprimente le caratteristiche e le tradizioni locali. La mostra proposta da Steve McCurry ed allestita ai Musei di San Domenico si colloca nell’ambito dell’analisi del cibo nella sua accessibilità dal punto di vista sociale ed anche estetico, con la ricerca di scatti particolari legati al rapporto dell’uomo con il cibo.

Tra inquadrature insolite nella elevatissima qualità delle fotografie, l’allestimento sofisticato crea una narrazione con gli scatti fotografici includendo le foto in un percorso dinamico in grado di raccontare e di sostenere una narrazione sul soggetto scelto. Si apre una nuova prospettiva per la rappresentazione del cibo: dal quadro fissato dall’immagine alla comunicazione dei significati simbolici e delle implicazioni attuali legati alle problematiche del soggetto, sia nell’abbondanza del mondo industrializzato, sia nella razionalizzazione del mondo sottosviluppato. Il cibo è dunque un tema attuale, dal quale nell’analisi della rappresentazione artistica non si può esulare, considerando che l’arte permette la comunicazione; l’autunno culturale forlivese è dedicato ad una riflessione su uno dei temi più dibattuti nel mondo contemporaneo, la cui rappresentazione nei mezzi artistici conta su una secolare tradizione e attenzione al genere.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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