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Ebe, dove? Si apre la riflessione sulla nuova ubicazione del capolavoro di Antonio Canova

Il cambiamento dell’ubicazione della preziosa scultura di Antonio Canova è al centro del dibattito cittadino di questi giorni, quale soluzione sarà la migliore?

Il dibattito cittadino sull’ubicazione della notissima scultura ha riempito le pagine dei giornali e del web nei giorni scorsi, senza però offrire una decisione definitiva sulla nuova collocazione della famosa scultura canoviana. Si tratta della proposta di spostamento di Ebe, attualmente collocata nella sala ovale pensata nei Musei di San Domenico appositamente per la scultura. Nella sistemazione attuale la scultura risulta essere isolata rispetto al contesto della raccolta della Pinacoteca, in quanto nell’attesa della costruzione dell’ultima parte dell’antica struttura conventuale le sale adiacenti a quella ovale vengono utilizzate per la collocazione delle opere delle mostre temporanee organizzate annualmente. Dunque, l’isolamento dell’Ebe non rappresenta una soluzione definitiva, perché pensata per essere integrata all’interno del percorso espositivo dell’intera raccolta della Pinacoteca Civica. 

Cosa sarà importante considerare per lo spostamento della statua? La visibilità dell’opera sarà un dato al quale non si potrà rinunciare, per poterla ammirare nel suo splendore. In questo aspetto la saletta che la ospita consente di poterla vedere bene, con una visione ravvicinata che permette la considerazione anche degli strumenti utilizzati per scolpirla, apprezzando le superfici più levigate e quelle perfettamente lucidate. Non si può toccare l’opera, ma la visione in una posizione così privilegiata permette che la si possa accarezzare con lo sguardo, grazie anche alla illuminazione nella sala che favorisce la valorizzazione delle parti in luce contrapposte a quelle in ombra, evidenziando la grazia che la caratterizza nell’ambiente che rispetta questo dato. La forma della stanza consente alla scultura di essere vista in tutte le parti, compiendo una visita secondo un percorso che circonda la scultura. La visione dell’opera in queste condizioni è apprezzabile sia dagli storici dell’arte, sia dagli appassionati, oltre che dagli studenti che possono imparare molti dati sulla tecnica di lavoro di Canova. Insomma, ricostruire tutte queste proprietà offerte dall’ambiente attuale diventa un obiettivo irrinunciabile, perché la scultura è immersa nel silenzio, come richiede la contemplazione della bellezza, nel suo caso unica e straordinaria.  

La riflessione sulla nuova ubicazione potrebbe considerare un’altra domanda: è giusto svelare la scultura come prima tappa di un percorso di conoscenza del patrimonio cittadino nella Pinacoteca? Il nuovo percorso dovrebbe tener conto che attualmente l’opera è al termine, seppur non in maniera continuativa rispetto alle altre opere della Pinacoteca, di un percorso cronologico, che da consuetudine porta ad un discorso sia evolutivo, sia stilistico nel passare del tempo della produzione artistica territoriale, quindi Ebe rappresenta il raggiungimento della perfezione secondo il pensiero che soggiace al Neoclassicismo. Tuttavia, posta in apertura di un eventuale nuovo percorso, quale potrebbe essere l’impatto sull’intera collezione? Quale risultato potrebbe scaturire nella considerazione del patrimonio precedente nel tempo a questa scultura? Si imporrebbe la necessità di spiegare il pregresso con salti temporali che permettano di valorizzare anche ciò che appartiene ai secoli precedenti, con le specifiche caratteristiche e un pensiero critico sulla bellezza ricercata in ogni secolo. Una nuova sfida comunicativa impostata su nuove modalità di divulgazione dell’intera collezione.

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Nell’intenzione di rendere maggiormente visibile l’opera il dibattito cittadino si è acceso relativamente all’Ebe, un pochino sottovalutata nella promozione del contenuto della Pinacoteca. Già al centro di ben due mostre e di una terza organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi per parlare specificatamente di Antonio Canova, che registrò  un altissimo numero di visitatori, l’opera necessita di una considerazione maggiore per il suo valore, per ciò che rappresenta anche nella storia della città. Ogni opera si inserisce nella comunità attraverso la sua appartenenza ad un periodo nel quale fu voluta, nel caso di Ebe, non solo da un facoltoso cittadino, ma anche dalla città stessa nel suo passaggio alla Pinacoteca dopo l’acquisto. Il dibattito ha quindi riacceso positivamente l’attenzione sulla preziosa opera, si auspica la decisione migliore per la sua ubicazione che non sia soltanto un’esposizione dell’opera per mostrare il pezzo più pregiato della collezione, quanto la valorizzazione che è necessaria alla bellissima scultura che potrebbe essere scelta come emblema della città.
 

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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Commenti (1)

  • Mi pare opportuno aggiungere che il dibattito scaturito riguarda innanzitutto i problemi conservativi dell'opera e quelli derivanti da un suo spostamento. La cittadinanza deve essere consapevole che non si tratta solo di decidere una collocazione più o meno efficace per la fruizione da parte del pubblico, ma di garantire a questa eccellenza del nostro patrimonio le giuste condizioni di conservazione. Quanto alla valorizzazione, le strade possono essere molteplici e non richiedono necessariamente uno spostamento dell'opera. Ad esempio, la sala che precede Ebe, attualmente inserita nel percorso espositivo delle grandi mostre, potrebbe essere dedicata interamente a raccontare la storia dell'opera, le sue caratteristiche, i problemi conservativi, a rendere il visitatore consapevole dell'importanza della scultura. Adeguatamente introdotta, Ebe accoglierà i visitatori in quella stanzetta appositamente progettata e, come giustamente ricorda Serena Vernia, pensata per apprezzare al meglio le caratteristiche formali ed esecutive dell'opera, nelle giuste condizioni climatiche. In tal modo Ebe potrebbe essere accessibile sempre (grazie alla scala che collega l'area dei servizi), anche nei periodi di allestimento delle grandi mostre, con un'adeguata contestualizzazione storica. Uscendo dalle mostre, il visitatore verrebbe stimolato a conoscere il nostro patrimonio (ignoto, temo, più ai forlivesi che ai visitatori abituali della nostra città). Al piano terra potrebbe trovare posto una copia, come proposto in questi giorni, o un'installazione multimediale. O, più semplicemente, una guida rapida alle opere della Pinacoteca, come quella che inizalmente veniva distribuita gratuitamente ai visitatori e che da anni non viene più stampata. Infine, mi pare che nuovi progetti di allestimento potranno essere messi in campo solo una volta completato il quarto stralcio del San Domenico, ovvero la ricostruzione dell'ala mancante del secondo chiostro, opera questa che dovrà essere pensata accuratamente per portare avanti il progetto culturale di questa città.

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