Lunedì, 20 Settembre 2021
Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

I contributi forlivesi alla mostra su Dante

Sono esposti alla mostra “Dante, la visione dell’arte” ai Musei di San Domenico alcune opere incluse nelle collezioni pubbliche e private della città, una piacevole riscoperta che incrementa la conoscenza del patrimonio cittadino

Solitamente nelle esposizioni d’arte si riserva molto più tempo nella fruizione del percorso di visita alle opere già note e conosciute al grande pubblico, che fondano la motivazione - per i meno appassionati, ma ugualmente curiosi - alla frequentazione delle esposizioni d’arte; tuttavia, nelle mostre sono presenti altre opere che con meno notorietà contribuiscono in egual misura all’approfondimento del tema della mostra, incrementando allo stesso modo la conoscenza del patrimonio cittadino. Alla mostra dedicata al sommo poeta allestita ai Musei di San Domenico le opere incluse nel patrimonio forlivese pubblico e privato sono in un numero considerevole a cominciare, non in ordine cronologico, quanto di conoscenza e notorietà dell’artista, da Pompeo Randi.

Il dipinto si trova nella sezione dedicata alla fortuna di Dante, quindi al culto civile per il poeta nel Risorgimento: il quadro di discrete dimensioni illustra Dante che cerca di persuadere Scarpetta Ordelaffi a muovere contro Firenze. La scena è stata dipinta all’interno di una sala del trono sul quale è seduto l’Ordelaffi; il poeta, immancabilmente vestito di abito e mantello rosso, dialoga con Scarpetta e l’azione avviene in un ambiente interpretato in stile medievale secondo la consuetudine artistica ottocentesca. La scena evoca quindi un episodio della storia e offre lo spunto per la riflessione sull’idea del Medioevo che si era diffusa nel XIX secolo, sulla presenza di Dante Alighieri a Forlì circa nel 1304, e amplia la conoscenza sull’artista che in città fece importanti cicli decorativi: quello più vasto è nella Cattedrale di Forlì, dove decorò l’abside del presbiterio, la parete di controfacciata e le pareti delle navate laterali; l’altro ciclo decorativo è nella sala Randi nell’ex palazzo della Provincia, mentre in palazzo Hercolani in via Maroncelli realizzò un dipinto votivo. Queste le tre tappe essenziali in centro storico relativamente ai grandi cicli decorativi realizzati dall’artista; il dipinto esposto in mostra, di collezione privata, li precede essendo datato al 1854, ed evidenzia caratteristiche stilistiche classiciste, ma non spiccatamente puriste come invece manifestò nelle esecuzioni successive. Pompeo Randi fu autore di una produzione artistica piuttosto nutrita di opere, includenti anche i ritratti.


Un gruppo di stampe costituisce l’altro nucleo importante di opere forlivesi presenti alla mostra ai Musei di San Domenico: della prima se ne rileva la particolarità perché è la stampa ottocentesca per un’idea di monumento nazionale per Dante Alighieri, custodita nella Biblioteca Saffi di Forlì. Il tema fa parte del mito dantesco ottocentesco per il quale si pensò anche a monumenti celebrativi; nello stesso ambito delle stampe e nella medesima collezione sono incluse le due acqueforti di Luigi Sabatelli inerenti ai personaggi citati nel poema e i due disegni a penna di Felice Giani, dei quali uno conservato nel Fondo Piancastelli della Biblioteca Comunale di Forlì inerente a Paolo e Francesca, sempre dell’inizio dell’Ottocento. Un bell’esemplare della Divina Commedia illustrata da Ugo Foscolo è in esposizione alla mostra valorizzando al contempo la sezione dantesca della Biblioteca Saffi, insieme ai due disegni a penna di Tullo Golfarelli sempre del Fondo Piancastelli inerenti ai personaggi del poema dantesco. 


Con un buon contributo specialmente alla sezione grafica la mostra evidenzia anche la partecipazione delle collezioni pubbliche e private della città all’approfondimento del tema: nella sezione della grafica, ove il numero di esemplari è vistosamente maggiore per una produzione nella tecnica che ispirò moltissimi artisti a cimentarsi nell’ideazione delle opere scaturenti dai contenuti e dai personaggi narrati nel poema dantesco, si manifesta la maggiore dedizione allo studio attraverso le opere che contemporaneamente offrivano lo spunto per l’esercizio nella grafica delle composizioni, delle posture dei corpi, delle ambientazioni che potevano essere riproposte, adeguatamente contestualizzate, in altre opere.


Sarebbe importante valorizzare le testimonianze forlivesi nel percorso illustrato nella mostra, evidenziando ancora di più il legame della città con Dante Alighieri attraverso le opere nelle collezioni che ne parlano o che traggono spunto dalla sua produzione letteraria.

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