Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

Il busto di Pino III Ordelaffi, l’Ebe di Antonio Canova e gli strumenti dello scultore

Le due opere sono custodite nella Pinacoteca in San Domenico a Forlì; diverse nello stile ma lavorate con gli stessi strumenti

Quali elementi hanno in comune una scultura del XV secolo con un’altra dell’inizio dell’Ottocento? L’una è rappresentativa della scultura rinascimentale fiorentina e l’altra della scultura neoclassica, distanziate nel tempo da più di tre secoli. Il confronto che vi propongo oggi non è incentrato sul riconoscimento dell’opera più bella tra le due, perché ognuna di essa possiede la propria bellezza in relazione al tempo in cui è stata realizzata, tuttavia è importante riconoscere che la bellezza non è soltanto frutto dell’idea, ma anche dell’abilità dell’artista nel saperla tradurre nella forma tridimensionale che dovrà scolpire, quindi anche dell’uso sapiente degli strumenti impiegati  per realizzare l’opera.

Nel corso dei secoli le opere in scultura sono state scolpite prevalentemente nel marmo, una pietra dura, adatta alla lavorazione di manufatti di medie e grandi dimensioni, che poteva essere lavorata fino alle rifiniture della superficie attraverso la levigatura e la lucidatura con cere spesso pigmentate. L’abilità dell’artista consisteva nel saper vedere nel blocco di marmo il lato migliore per poter iniziare l’opera e quindi nella scelta del procedimento più adatto per scolpire il marmo per ottenere la forma desiderata. Erano tradizionali martello e scalpello, ma anche vari raschietti e lame levigatrici, trapani con punte di varie dimensioni. L’attrezzatura era dunque la stessa nel corso dei secoli, talvolta personalizzata, con l’impiego di molta manualità e forza umana. Ciò che muta nel tempo è l’effetto scultoreo ottenuto con gli strumenti utilizzati che cambiano profondamente le opere nei secoli. Così, una maggiore levigatura per assotigliare il marmo diventa l’elemento che determina la differenza stilistica tra un’opera e l’altra. Ad uno sguardo attento e ravvicinato all’Ebe di Canova nelle pieghe si riconosce proprio questo che determina la grazia, la bellezza, la leggerezza del panneggio svolazzante. Nel busto di Pino III si osserva una lavorazione del marmo più impegnativa nell’armatura e nella capigliatura che ha richiesto un’attenzione particolare con l’utilizzo di tutti gli strumenti che Simone di Francesco Ferrucci aveva a disposizione. Insomma, l’artista ottiene con la sua abilità una lavorazione del marmo altrettanto interessante e complessa con risultati visibilmente attinenti alla scultura rinascimentale. 

Andando fieri delle opere che costituiscono la collezione della Pinacoteca della nostra città, dovendo valorizzare sia il busto di Pino III sia l’Ebe constatiamo che le due opere sono il frutto dell’ uguale impegno degli artisti, esperti nell’ambito della scultura, che con gli stessi strumenti hanno ottenuto effetti differenti pur ricorrendo in molte parti a uguali elementi: pensiamo i riccioli che movimentano la capigliatura di entrambi, simili fra loro nella esecuzione con effetti differenti su un soggetto maschile e femminile, in un caso quindi sciolti sulla nuca mentre nell’altro sulle tempie e sulle punte di un ciuffo. Il grado di finitura di entrambe le opere le rende molto curate nei dettagli, realizzate da artisti che intendevano creare sculture per lasciare un segno nel futuro, oggi pezzi imprescindibili di una collezione pubblica di opere d’arte e rappresentative della produzione artistica italiana nei due secoli.
La scultura moderna ricorre meno alla manualità dell’artista, essendoci una tecnologia sviluppata che consente con una traccia virtuale di poter riprodurre un’opera in scultura con materiali che sono diversi da quelli della tradizionale pietra, spesso adatti ad essere lavorati da bracci meccanici. Altro argomento è quello della prototipazione in 3D delle sculture per uno studio scientifico su una riproduzione in materiale plastico o lapideo che svela tutti i segreti del manufatto, operazione finalizzata agli scopi didattici oppure conservativi. Insomma, la scultura contemporanea sia nel caso di opere originali, sia nella necessità di una riproduzione, si affida agli strumenti moderni progettati su quelli originali dello scultore per applicare la scienza all’arte.  

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Il busto di Pino III Ordelaffi, l’Ebe di Antonio Canova e gli strumenti dello scultore

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