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A cura di Serena Vernia

Il miracolo della Madonna del Fuoco nella lunetta esterna della chiesina di via Leone Cobelli

Passeggiando nella via è visibile l’intervento di restauro sulla lunetta della chiesina che rappresenta l’episodio storico a ricordo dell’evento

Dipingere le immagini raffiguranti i miracoli o ricrearli in maniera plastica costituisce una modalità efficace di narrazione di un episodio della storia, accaduto nel tempo e che ha lasciato nella memoria degli abitanti locali un ricordo indelebile. Tale è la motivazione per la quale si rappresentano anche gli episodi che ricordano battaglie, incoronazioni, particolari momenti celebrativi in quadri di grandi e piccole dimensioni, un tempo appesi alle pareti delle dimore signorili e oggi nei palazzi pubblici e nei musei. Negli spazi delle chiese i ricordi di alcuni miracoli rappresentano allestimenti importanti, come nel caso della rappresentazione della grotta del miracolo di Lourdes che occupa sempre una dimensione considerevole in una cappella riservata. Se oggi il ricordo viene perpetuato attraverso la fotografia, nei secoli precedenti il mezzo della rappresentazione pittorica o plastica costituiva la possibilità di poter rendere visibile ai contemporanei e ai posteri l’immagine prescelta. 
Questa è una premessa importante per iniziare l’osservazione che vi propongo questa settimana! 

Passeggiando in via Leone Cobelli, tra le case del centro storico, ci si imbatte nella facciata curvilinea della chiesina del Miracolo, dove nella lunetta soprastante l’ingresso troviamo raffigurata l’immagine dell’incendio che nel 1428 divampò nell’edificio precedente alla chiesina e distrusse tutto, tranne una xilografia di buona realizzazione, una rappresentazione su carta della Madonna con il Bambino.
È sempre il manoscritto della Biblioteca Comunale che ho datato al 1828 circa che fornisce una descrizione interessante per la vicinanza con le date di edificazione del piccolo edificio. L’autore riporta anche il cognome  dell’artista che dipinse l’immagine oggi oggetto di intervento di restauro: si tratta di Gandolfi Bolognese. L’indicazione della città di provenienza costituisce un dato importante, che introduce alla comprensione della presenza di artisti non locali che trovandosi in città sono stati chiamati a lasciare un segno della loro opera e l’artista in questione apparteneva ad una nota famiglia dedita all’arte. Lo stesso pittore era ricordato nel manoscritto  anche nelle pagine descrittive del duomo rinascimentale. Tuttavia, l’autore non riporta il nome del pittore, pur avendo lasciato lo spazio per poterlo scrivere appena lo avesse rinvenuto. Il chiarimento si rende più difficile, ma importante in quanto la lunetta sopra la porta d’ingresso impreziosice la facciata semplice che evidenzia la struttura nella via stretta proprio attraverso il suo ingresso, caratterizzato da una rientranza che produce una variazione rispetto alle pareti rettilinee degli edifici contigui. 


Dalla guida storica della città di Ettore Casadei pubblicata nel 1928 si ricavano le informazioni sintetiche che probabilmente furono prese dal manoscritto per il racconto dell’edificazione della chiesina. 
Nata per desiderio di padre Andrea Michelini che nel 1792 espresse la volontà di edificare la struttura, cinque anni più tardi il vescovo benedisse la prima pietra a fondamento della costruzione della chiesa. In seguito alla morte di padre Michelini, sempre per desiderio personale, Don Angelo Poggiolini acquistò il fabbricato incompleto e nel 1815 incaricò l’architetto Luigi Mirri di disegnare la risistemazione della struttura, terminata nel 1819. Probabilmente l’intervento fu una ricostruzione, dato che nel manoscritto si cita l’aver posto delle nuove fondamenta.

L’interessante monumento con la facciata neoclassica e il piccolo campanile, si mostrano discretamente nella via del centro storico; aperta specialmente nelle giornate di festa della patrona la chiesa costituisce un interessante inserimento di una struttura ottocentesca nel tessuto urbano più antico, alimentando lo stupore per l’imprevisto nell’antica via.  

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