Forlì bella

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Il movimento dell’arte, da Forlì la partenza?

Le informazioni degli ultimi giorni portano a considerare Forlì e il suo territorio destinatario di nuove attenzioni per comprendere il movimento dell’arte, la partenza e il ritorno. Le bellezze di Forlì sono l’origine o il riflesso del territorio?

Con le ultime notizie di questi giorni apriamo una riflessione sul ruolo della città nel movimento dell’arte: ossia, le bellezze di Forlì costituiscono l’origine di alcune soluzioni tipiche di alcuni secoli, oppure la città è inserita in un tessuto storico, sociale ed innovativo per quanto riguarda la bellezza vissuta in maniera riflessa dalle tre valli che compongono il territorio locale? Se considerassimo i Beni Culturali potremmo affermare che in parte è vera ciascuna delle situazioni rilevate, perché l’arricchimento artistico è dovuto sia a situazioni originarie del luogo, sia a spostamenti nel territorio che determinano primati ora in città, ora nelle valli. 

La riflessione è suggerita dall’evento attuato nel Comune di Rocca San Casciano, relativamente alla qualità della vita locale che si lega al buon vivere, un tema ormai consolidato nel territorio attraverso una manifestazione dedicata che si svolge a Forlì alla fine dell’estate da ormai alcuni anni. Ma nel buon vivere e nella qualità della vita, sempre più ricercata e desiderata specialmente nel periodo post epidemia da Coronavirus, anche la bellezza rientra tra gli elementi che incrementano la qualità della vita. Rocca San Casciano è un Comune nell’Appennino Romagnolo, situato nella Valle del Montone, sviluppato a fianco dell’asse viario che conduce a Firenze, la capitale della bellezza dalla quale Forlì trasse considerevoli spunti per le opere del Rinascimento. Dunque, cosa c’è da vedere a Rocca San Casciano? Che cosa costituisce il patrimonio dei Beni Culturali della località?

Nel convegno degli Studi Romagnoli tenutosi a Dozza a Ottobre 2018 avevo portato uno studio sulla pieve di San Cassiano, oggi chiesa dedicata al martire imolese ed anche alla Madonna delle lacrime. Il nome del santo che ha dato la denominazione alla cittadina parla delle antiche storie dei martiri, dell’inizio del cristianesimo, della diffusione della devozione, alla quale si è inserita anche quella per la Madonna per un miracolo riconosciuto nel 1523 riguardante un’opera d’arte, un bassorilievo raffigurante una Madonna con il Bambino, di ambito fiorentino con declinazioni locali. Il terremoto della metà del Seicento che distrusse gran parte della cittadina costituì un riferimento nella storia per la ricostruzione del paese, che oggi si presenta nella sua identità con un centro costituito dalla piazza principale sulla quale si affacciano la chiesa del Suffragio, il palazzo pretorio e la torre con l’orologio, le residenze delle famiglie più importanti della città, delineando un ambiente che richiama un influsso stilistico tra XV e XVI secolo e che utilizza nell’ingombro degli spazi tutta l’ampiezza disponibile del luogo della piazza, con annesso il passaggio sul ponte sul fiume.

Addentrandosi nelle vie del borgo si riconoscono i tratti dell’urbanistica collinare, che dall’asse principale prende sviluppo per addentrarsi nel paese che sul fiume ha costruito un agglomerato della vita sociale. Le bellezze paesaggistiche si affiancano a quelle artistiche, architettoniche, costituite anche da un’antica Abbazia appartenuta ai monaci Camaldolesi, San Donnino, sulla cima della collina con ancora l’antico chiostro conventuale e l’interessante patrimonio artistico e liturgico della chiesa a partire dalla facciata esterna. Rocca San Casciano ha una storia non slegata da quella della valle e anche di Forlì. Comprensibile un po’ di campanilismo, l’operazione iniziata dal Comune costituisce l’avvio anche per una riflessione sul patrimonio artistico nell’inevitabile legame con Forlì. Passaggi, influssi, per ora la cittadina è ancora tutta da riscoprire, anche se per essa, come già indicato in altre puntate per altri luoghi, rileviamo che la prima riorganizzazione delle conoscenze storiche è già stata fatta attraverso l’impegno di alcuni studiosi che hanno pubblicato libri di storia locale.

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Ora la cittadina attende la sfida della ripresa turistica, o forse del primo vero avvio al turismo, sperimentato con azioni precedenti come il Premio Ugo Becattini che richiamava un numeroso pubblico da tutto il territorio fin dalla costa con concerti nella memoria di molti, tenutisi nella piazza principale della città sotto le stelle. L’avvio di una conoscenza approfondita delle bellezze artistiche della città, dei legami con l’arte territoriale e con Firenze costituiscono la possibilità di una nuova valorizzazione del borgo dell’Appennino, storicamente sempre molto organizzato negli eventi di grande richiamo. Ora che le misure anti contagio richiedono piccoli numeri di visitatori, l’idea dell’apprezzamento della cittadina per piccoli brani della sua bellezza può essere una soluzione per ripensare alla divulgazione e alla conoscenza del patrimonio culturale del borgo, negli anni e per i tempi futuri.

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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