Forlì bella

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A cura di Serena Vernia

Itinerari danteschi in prova

Tra scelte, prove e sopralluoghi, è iniziata l’organizzazione delle guide turistiche del territorio per lo sviluppo del tema culturale di quest’anno che sarà dedicato al poeta Dante Alighieri

Le esperte guide turistiche della Romagna hanno già preparato gli itinerari danteschi nel territorio e lunedì si sono soffermate nell’approfondimento sulla pieve di San Donato a Polenta. Nell’attesa di comprendere se i miglioramenti dell’andamento epidemiologico consentiranno l’organizzazione di eventi nella sicurezza, tutto il territorio è pronto e già organizzato per affrontare le celebrazioni dantesche che permetteranno alla Romagna di essere conosciuta in un’altra delle sue caratteristiche culturali.

Per poter predisporre itinerari inclusivi degli ampi aspetti culturali le professioniste del turismo hanno scelto di approfondire con un pensiero critico la Pieve di San Donato a Polenta, una delle chiese che per la sua lunghissima storia si presta ad essere un punto di interesse per almeno tre importanti motivi: il legame tra la leggenda e la storia con Dante Alighieri, è inclusa tra le pievi romagnole dagli evidenti riferimenti all’ambito artistico ravennate, è un esempio della cura e delle attenzioni ad essa riservata per gli importanti interventi di restauro che ha subito.

La pieve rappresenta, dunque, un monumento storico dalla duplice importanza: per essere ancora oggi una struttura rappresentativa dello stile Romanico e contemporaneamente della storia del restauro e per essere stata al centro della notorietà culturale grazie al poeta Giosuè Carducci, che se ne innamorò a partire della sua ubicazione panoramica che la avvolge in un’atmosfera tipica dei dipinti di Silvestro Lega. Nell’impiego di poche parole abbiamo già arricchito la Pieve di ben tre significati decisamente insoliti nella propria coincidenza ermeneutica, facendola tornare al centro della notorietà locale dopo l’ultimo importante balzo sulla stampa nel 2012, quando al termine di un imponente restauro durato quattro anni fu inaugurata con una solenne celebrazione liturgica e festeggiamenti che si protrassero per l’intera stagione estiva e successivamente autunnale, per la ritrovata agibilità e splendore dopo un intervento lungo ed impegnativo che fu progettato dall’architetto Roberto Pistolesi di Forlì.

Per assicurarla al futuro si dovette intervenire sulla sua stabilità su un terreno che causava problematiche legate alle diversità della sua natura, con infiltrazioni d’acqua e zone non più coese che mettevano a rischio la stabilità dei punti di coesione della struttura. Durante quei lavori, per la Pieve la campagna di restauro più impegnativa dell’inizio del nuovo millennio, si intervenne pulendo anche l’interno dalle aggiunte improprie del tempo, consolidando il campanile, stabilizzando la struttura nei punti più deboli compreso la cripta. Insomma, un’operazione complessa che richiese l’intervento di molti strumenti e analisi scientifiche e chimiche dei migliori laboratori italiani per chiarire le problematiche della pieve cantata da Carducci tra le più belle opere architettoniche locali, ma specialmente cercando di fare chiarezza sulle scelte adottate nei restauri precedenti, primo fra i quali quello del 1705 che mutò decisamente l’edificio adeguandolo al barocco e quello successivo della fine dell’Ottocento che, invece, ripristinò le caratteristiche della Pieve secondo la stimata origine romanica. A questa importantissima campagna di restauro e anche di studio scientifico partecipò anche il defunto presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che offrì alcuni materiali utilizzati per il restauro perché legato alla chiesa per essere stata il luogo della celebrazione del suo matrimonio con la moglie bertinorese. 

La Pieve è sovente al vertice delle preferenze per molti visitatori ed amanti del silenzio e della tranquillità collinare. Nel contesto artistico bertinorese arricchisce di storia e di legami ravennati la parte collinare che lega Forlì a Cesena. Il monumento si innalza lungo la strada che attraversa le colline dell’entroterra locale divenendo quasi un’improvvisa visione di un’oasi di pace, che si presta particolarmente all’apprezzamento anche per il giardino laterale, con i cipressi che immedesimano immediatamente nell’atmosfera ottocentesca, la stessa che nel 1887 incantò Giosuè Carducci nella sua prima visita. Tra Dante Alighieri, Aurelio Saffi e Carducci riportati tutti e tre nelle epigrafi poste sulla facciata della Pieve, ricostruiamo la storia della valorizzazione di un monumento silenzioso, ispiratore delle migliori intenzioni per la sua salvaguardia che proprio le più belle parole della letteratura dall’uno all’altro poeta l’hanno legata all’attenzione e alla cura nei secoli.

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