Forlì bella

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L’arte sacra contemporanea, c’è ancora spazio per gli artisti nella rappresentazione della fede?

Nell’ultimo anno a Forlì le committenze per gli oggetti e gli spazi sacri sono aumentati e in futuro ne sono previsti altri, ma si tratta di una particolare primavera artistica diversa dai secoli passati

Pochi mesi fa abbiamo partecipato all’inaugurazione di un ciclo pittorico dedicato alla Storia della Salvezza nella chiesa di San Giuseppe Artigiano; alcuni giorni fa è stato presentato il reliquiario che custodirà le reliquie della beata Benedetta Bianchi Porro. Entrambi opere dello stesso artista, Franco Vignazia, rappresentano due incarichi ricevuti dal pittore e illustratore noto non solo nella nostra città, realizzati in collaborazione con i committenti: nel primo caso il parroco don Carlo Guardigli e don Paolo Giuliani nel secondo, guide indispensabili nell’ideazione dell’opera con l’evidenziazione degli elementi essenziali a spiegare i concetti della fede. 

Di fronte alla vivacità dell’ambiente artistico forlivese, composto di gallerie private nelle quali si organizzano a cadenza regolare mostre di opere d’arte contemporanea, di gallerie pubbliche che ospitano esposizioni di levatura internazionale e le raccolte civiche comunali, il settore dell’arte sacra non corrisponde con la stessa frequenza. Meglio potremmo dire che si suddivide in più discipline: le opere per la fede richiedono disegni, applicazioni grafiche e fotografiche, progetti architettonici, opere pittoriche, sculture, opere in oreficeria, bronzo, ebanisteria, in vetro. Una varietà che spesso rimane meno considerata, di fronte invece ai più frequenti restauri che nel campo dell’arte sacra rappresentano il settore più attivo in Italia. Non è quindi possibile equiparare l’arte sacra nella sua complessità con il genere profano, perché il maggior impiego di tecniche permette all’arte sacra di essere frequentemente impiegata per le necessità.

Nel confronto, invece, con le discipline considerate nella storia “le arti maggiori” nel campo del sacro le opere possono essere più rare, perché legate a specifici eventi o a contesti particolari. Nel tempo di qualche anno vedremo a Forlì un nuovo ciclo artistico realizzato nella futura chiesa del quartiere Romiti, che al suo interno ospiterà allestimenti scultorei importanti, realizzati da artisti del territorio appositamente incaricati dell’allestimento interno previsto. In questo caso la minor frequenza delle opere d’arte sacra è legata anche allo stile impresso all’ambiente: se il decorativismo sta tornando ad essere ripensato all’interno degli edifici sacri, permane ancora una concezione architettonica che prevede l’essenzialità connessa alla funzionalità, frutto dello stile Razionalista che ancora oggi caratterizza nella declinazione contemporanea gli spazi della fede, ripreso nella sua motivazione teologica dal Concilio Vaticano II, che delineò alcune aspetti fondanti l’arte sacra senza spingersi però nella preferenza dello stile. La scelta, o meglio, la continuazione ad utilizzare il Razionalismo seppur evolutosi nella forma, ma ancora esteticamente e funzionalmente adatto ad esprimere lo spazio per la fede, è legato ad una considerazione sul sacro e sulla preghiera che oggi necessita anche del silenzio visivo.

Allora, tutte le più belle opere dei secoli passati, i grandi cicli decorativi, le cupole con le finte architetture e tutto quello che riguarda la narrazione della Bibbia dovrebbe essere distrutto? No, perché rappresentano la modalità comunicativa dei secoli passati, tra ricerca estetica e necessità di istruire i fedeli analfabeti per la maggior parte nei contenuti della fede; perché ancora oggi svolgono la stessa funzione. L’arte sacra continua il suo compito e l’ultimo oggetto realizzato, il reliquiario di Benedetta Bianchi Porro, attraverso i suoi componenti parla della beata, del suo sacrificio nella malattia, della sua vicinanza a Dio attraverso l’assimilazione del suo dolore a quello di Cristo in Croce, per compiere il cammino verso la la santità che ha riscoperto nella sua condizione di malata. La rosa bianca che accompagna la struttura è il simbolo del compimento del suo percorso di vita. Tra significati, estetica, radici bibliche, l’arte sacra continua ad essere presente nelle due produzioni che la caratterizzano: quella delle arti maggiori e quella delle arti minori, più silenziose, ma ugualmente importanti e più diffuse.

Reliquiario Bendetta Bianchi Porro-2

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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