Forlì bella

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L’Oratorio di San Giuseppe dei Falegnami: una splendida chiesina del XVII secolo nel cuore della città

Ripercorriamo le tappe storiche dell’edificazione di uno degli oratori più belli nella nostra città, costruito proprio a pochi anni dall’epidemia di peste del 1630

I monumenti della città nascondono sempre grandi sorprese, specialmente se queste emergono dalle polverose carte degli archivi dove la scrittura è ancora di quelle fatte a mano con l’inchiostro e la punta metallica. Nella monografia sulla piccola chiesa di San Giuseppe dei Falegnami “Correva l’anno 1641” di Antonio Piani, pubblicata dalla Confartigianato nel 2003 subito dopo il restauro del monumento, le ricerche storiche svolte per la pubblicazione del volume hanno restituito alcune notizie importanti ed inedite. La Confraternita dei Falegnami che diede inizio all’edificazione della chiesa nel 1641, pochi anni dopo l’epidemia della peste, fece parte della congregazione sanitaria che verificava la salute dei viaggiatori in entrata e in uscita agli ingressi della città e contribuiva anche al cordone sanitario. Questo particolare compito svolto dai membri della Confraternita contraddistingueva i componenti che erano tutti abili artigiani del legno e in tempi difficili esperti collaboratori per la città.

Volendo dedicare un luogo di preghiera al loro santo protettore, San Giuseppe, sposo di Maria, decisero di edificare la chiesina che si trova oggi in via Albicini, nel cuore del centro storico della città, vicina ai grandi complessi monastici, primo fra tutti quello domenicano. Della bellissima chiesa abbiamo già parlato in precedenti puntate, ed è sempre meta di visite guidate particolari per la sua straordinaria bellezza e ricchezza: un vero scrigno dell’arte, con un organo Callido. L’effetto finale fu raggiunto al termine di un lunghissimo periodo di allestimento artistico interno, culminato con la decorazione nel 1758 della volta con il bell’apparato di finta architettura opera di Angelo Zaccarini e della rappresentazione della Gloria di San Giuseppe di Giacomo Zampa. Si tratta della prima applicazione della quadratura nella decorazione di uno spazio sacro a Forlì, pertanto riveste una importanza essenziale trattandosi pure della prima collaborazione tra i due artisti. I lavori di allestimento artistico interno arrivarono fin quasi alla fine del XIX secolo per il contributo costante della Confraternita i cui membri riversavano periodicamente le offerte per le spese necessarie. Nel presbiterio la grande pala d’altare di Guido Cagnacci rappresentante il santo titolare esprime tutte le caratteristiche dei dipinti che seguivano le indicazioni del Concilio di Trento in relazione all’arte sacra.

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Dopo l’erezione della colonna a ricordo della Madonna del Fuoco l’Oratorio dei Falegnami rappresenta il monumento costruito successivamente all’epidemia di peste. Seppur mossi dal desiderio di avere un luogo di preghiera a loro dedicato i membri della Confraternita si impegnarono personalmente sia nell’edificazione della struttura, sia nella decorazione. Ad oggi rappresenta una delle strutture ecclesiastiche di maggior pregio della città. Il valore artistico della chiesa era già riconosciuto, perché citata e ricordata anche nelle Guide storiche di Forlì: quella del 1928 di Ettore Casadei la descrive evidenziando che rappresenta l’unica chiesa in città dedicata a San Giuseppe; nella precedente Guida di Forlì di Egidio Calzini del 1893 la via nella quale è ubicata la struttura è quella di San Giuseppe, denominazione coincidente con il santo dedicatario dell’Oratorio e sulla chiesa l’autore riporta sinteticamente la presenza della pala d’altare di Guido Cagnacci  e la decorazione della volta. Con più consapevolezza del valore artistico della struttura, Casadei 35 anni più tardi delineava con maggiore conoscenza dei Beni Culturali della città la storia dell’edificio e la presenza delle principali opere. 
A seguito dell’epidemia di peste del 1630 furono ben due i monumenti edificati a Forlì, entrambi di tipologia religiosa, ma esprimenti caratteri artistici rilevanti.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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