Forlì bella

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La bellezza del palazzo della Scranna diventa nascosta

La novità di qualche giorno fa sullo scioglimento dello storico circolo della Scranna che aveva sede nel palazzo Albicini di Forlì preoccupa sulla futura possibilità di vedere ancora le bellezze del piano nobile

La notizia ha avuto l’impatto della doccia fredda, perché alla chiusura dello storico circolo forlivese la preoccupazione sulla continuità della fruizione del bellissimo palazzo Albicini ha rappresentato un aspetto di notevole rilevanza che ha coinvolto anche il sindaco di Forlì nella ricerca della soluzione adatta ai tempi per continuare a frequentare le bellissime sale del piano nobile e nutrirsi ancora della bellezza originaria di questa struttura storica. Nella nuova soluzione organizzativa differenti enti impegnati nella vita culturale e mondana della città dovrebbero occuparsi della riapertura regolamentata del palazzo, nella parte lasciata ad uso pubblico dalla nobile famiglia Albicini che ancora risiede nella struttura.

Palazzo Albicini negli ultimi anni era divenuto un imprescindibile punto di riferimento: dopo la chiusura dell’hotel della città molti gruppi culturali si ritrovavano nel “salone dell’Aurora di Cignani” per le cene galanti e le conferenze. Molte associazioni culturali riconoscendo nella bellissima location il luogo adatto per convention, incontri d’arte, serate di ballo, feste e tornei a burraco, in una formula che nella frequentazione degli ambienti ricchi di storia e di arte prevedeva anche la cena servita al tavolo con una spesa ragionevole, organizzavano eventi dall’apprezzata riuscita. Il parquet del salone principale, le sale adiacenti più strette ma adatte ugualmente alle conferenze, i soffitti dipinti ora con decorazioni barocche, ora con cornici a quadrature per la scena mitologica del tema della sala, le pareti impreziosite da vedute a paesaggio ed episodi mitologici nelle barocche cornici a stucco, riempivano gli occhi di tantissima bellezza, ma immergevano anche nell’attenzione per l’estetica del barocco tra le più diffuse localmente e caratterizzanti il palazzo storico locale. 

Un tipo di vita sociale in via di abbandono, già da qualche anno l’associazione aveva registrato un calo degli iscritti; una formula culturale che non interessa le giovani generazioni che scelgono altri tipi di incontri, lasciando solo ai sodalizi storici e strutturati internazionalmente la continuazione di una modalità di relazione sociale in una sede che ha attraversato i secoli e preziosa negli apparati artistici, ispiratrice delle migliori intenzioni e dei più alti propositi per l’umanità. Tale era l’effetto della frequentazione di palazzo Albicini, il respiro ampio dell’arte imperniava qualsiasi argomento culturale spingendo alla considerazione che in un luogo importante anche le stesse attività culturali assumevano l’attesa rilevanza, perché la bellezza predispone alle migliori intenzioni.

Abitato in parte dalla famiglia nobile, rappresenta una struttura interessante per la tipologia di palazzo romagnolo barocco, a due ingressi entrambi con androne centrale e sale attigue. Il bel giardino interno assicura all’area l’immersione nel verde nel pieno centro storico, prospicente il Duomo. La facciata a mattoni inserisce la struttura nell’edilizia romagnola, nella quale la sobrietà esterna cela la ricchezza decorativa interna, rappresentata dall’opera più interessante che è la bella rappresentazione dell’Aurora di Carlo Cignani, dipinta su tela ancor prima della committenza che più lo legò alla città nella decorazione della cupola della Cappella della Madonna del Fuoco nella cattedrale.

Borgo Schiavonia rappresenta la parte più antica di Forlì, con il primo sviluppo dal foro di Livio fino all’evoluzione nei secoli dell’abitato. Il XVII secolo rappresentò un tempo ricco di nuove edificazioni: spesse volte si trattava di ampliamenti da strutture preesistenti per i palazzi affacciantisi sul corso principale che è l’asse viario più antico della città, prosecuzione della via Emilia, concentrando specialmente dalla chiesa della Santissima Trinità fino alla piazza del Duomo le edificazioni più interessanti in palazzo Manzoni, Gaddi, Corbici Reggiani,  Guarini, Albicini. Solo l’ultimo ha avuto un utilizzo pubblico seppur gestito dall’associazione: gli altri sono privati con abitazioni e uffici e i cortili interni talvolta proprio nascosti.

Il palazzo dunque chiude le sue porte tramite l’associazione che lo gestiva, si spera momentaneamente, in attesa che una nuova proposta di gestione ne assuma la guida per far continuare la vita di questa struttura, davvero particolare, che porta un contributo sostanzioso all’arte della città per i rimandi locali attraverso le sue bellezze legate al tessuto storico della città.

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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