Forlì bella

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La copertura della facciata di San Mercuriale crea aspettative e domande sul risultato finale

Il restauro della principale basilica del centro storico suscita sempre molto interesse e curiosità per l’edificio con il campanile dal quale, fin dal XII secolo, risuonano le campane che scandiscono il tempo delle giornate

Nella piazza principale di Forlì c’è un edificio impachettato, si sente dire frequentemente ricordando un particolare tipo di arte contemporanea creata da un artista dedito a questo tipo di opere. Non si tratta di un impacchettamento, bensì della copertura del ponteggio predisposto per le operazioni di restauro della facciata della chiesa. Dall’estate la basilica è di nuovo sottoposta ad un intervento che assicurerà la sua sopravvivenza nel tempo futuro, dato il suo alto valore artistico e architettonico.

Monumento di incerta fondazione nella storia, è già presente nell’XII secolo quando i documenti archivistici ricordano di un incendio che la distrusse e che determinò la necessità della sua ricostruzione nelle dimensioni attuali. Sopravvissuta nei secoli, fu impreziosita di opere d’arte nel Rinascimento e nel Barocco, subendo alcune modifiche nella struttura che furono eliminate nel corso del restauro voluto durante gli anni ’20 e più tardi negli anni ’40.

Ogni restauro che riguarda un edificio storico è sempre un argomento ed un’azione oggetto di grande attenzione per il territorio e la basilica rappresenta una parte importante della storia della città. Ben inserita nel contesto urbanistico, non è stata posta in secondo piano quando negli anni ’30 si decisero alcuni interventi sulla piazza per l’edificazione di alcuni palazzi, primo fra i quali quello delle Poste ad opera di Cesare Bazzani. La preoccupazione dell’ambientazione in loco richiese un’approfondita riflessione sul restauro anche di altri palazzi che si affacciano su di essa: dal palazzo del podestà al palazzo Albertini, la residenza comunale, palazzo Serughi, del Credito Romagnolo e la chiesa del Suffragio.

L’introduzione del palazzo della RAS, del chiostro di San Mercuriale e del palazzo degli Uffici Statali determinò un’osservazione del contesto urbanistico locale per fare inserimenti opportuni e che potessero dialogare con ciò che era preesistente. Nell’ambito di un ammodernamento della città, si sacrificarono palazzi e case presenti in piazza per far posto ad edifici monumentali che presentavano decisamente un’altra immagine dello spazio, quella che vediamo ancora oggi. Una delle preoccupazioni fu quella di mantenere la percorribilità della piazza sotto i portici, elemento che fu conservato anche nelle nuove progettazioni.

L’attenzione quindi per la basilica fece sì che già nel Ventennio si fosse percepita la sua importanza storica e che dunque nessun edificio nuovo costruito dovesse toglierle la visuale che necessitava e che aveva sempre avuto nel corso dei secoli. Negli ultimi anni la visione della basilica dalla via delle Torri è stata in parte ridotta per la presenza di una imponente pensilina per l’attesa dei tram che passano da una parte della piazza, lasciando che il principale elemento visibile a distanza sia prevalentemente il campanile. 

Attendiamo con fiducia gli esiti del restauro della facciata della basilica che certamente riserverà dati e informazioni importanti relativamente alle tecniche costruttive utilizzate nel periodo storico in cui fu edificata, alle scelte intraprese per gli interventi di restauro che potranno aiutare nella comprensione sempre più profonda di uno dei monumenti simbolo della città. Già gli studi scientifici eseguiti sul corpo di San Mercuriale hanno restituito informazioni inedite ed interessanti che possono rimettere in discussione la parte di storia conosciuta; le tecniche di costruzione e i risultati delle indagini scientifiche condotte sulla parte strutturale del monumento potrebbero riservare ugualmente nuove sorprese che rendono il monumento vivo anche nella contemporaneità.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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