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A cura di Serena Vernia

La nuova divulgazione delle collezioni d’arte, ovvero quando i social diventano fonte per la ricerca

Un post della Galleria Nazionale delle Marche pubblicato ieri mattina su Facebook permette di tornare a considerare un bravissimo scultore, il “Maestro delle Madonne di Marmo” del quale nella Pinacoteca Civica e nel territorio sono presenti alcune opere

La Galleria Nazionale delle Marche che ha sede a Urbino attraverso il post pubblicato su Facebook ha posto alla conoscenza di un vasto pubblico una delle più belle opere del “Maestro delle Madonne di Marmo”, un bassorilievo raffigurante la Madonna con il Bambino. L’immagine è accompagnata anche da una breve didascalia che racconta che l’opera è tra le cinque custodite nel prestigioso Museo Nazionale e proveniente dalla collezione dell’istituto d’Arte di Urbino, già inclusa nella raccolta scolastica nel 1861. Di ignota provenienza originaria, i tipici angioletti riconducono ad un artista del quale non si riesce ancora ad identificare il nome.

La divulgazione martedì mattina proprio dell’immagine di quest’opera apre a molteplici riflessioni: dall’uso dei social per far conoscere le opere custodite nel museo più importante delle Marche, fino al piacere di ritrovare nel web il nome di un artista del quale nel nostro territorio possiamo costruire un percorso di conoscenza e di valorizzazione. Sulla prima considerazione rileviamo che da qualche anno tutti i più importanti musei del mondo posseggono una pagina social per poter far conoscere un’opera al giorno, oppure per fornire informazioni sull’accesso alle proprie collezioni e sugli eventi programmati nel museo. Di fronte alla possibilità data dai moderni mezzi di comunicazione di poter ampliare la divulgazione, anche al pubblico meno esperto nell’ambito, l’uso dei social diventa un modo per ampliare la conoscenza del patrimonio posseduto, rendendolo accessibile nella visione delle immagini ad un pubblico molto vasto. In seconda battuta, invece, la sola pubblicazione delle opere sui social rende fruibile e realizzabile percorsi di conoscenza del patrimonio dislocato nel territorio ed è ciò che faremo oggi relativamente al “Maestro delle Madonne di Marmo”.

L’itinerario parte dalla Pinacoteca Cittadina nella quale è custodita la lunetta che sovrastava l’ingresso alla Cappella della Canonica, oggi cappella del transetto alla destra della navata centrale della Cattedrale. Dopo la ricostruzione del corpo centrale del duomo a partire dal 1841 la cappella è stata integrata nella nuova costruzione e l’ingresso laterale è stato orientato diversamente, quindi la lunetta fu prelevata e poi posta nella Pinacoteca Cittadina. La lunetta rappresenta la Madonna con il Bambino con i tipici angioletti che sono ben riconoscibili nello stile dell’artista. L’opera in marmo rappresenta una delle migliori esecuzioni del Rinascimento fiorentino di cui è intrisa la nostra città, visibile da alcuni manufatti interessanti: dalla tomba a Barbara Manfredi nella basilica di San Mercuriale, opera recentemente maggiormente attribuita a Francesco di Simone Ferrucci, oppure il successivo monumento a Luffo Numai nella basilica di San Pellegrino, sempre in stile fiorentino, ma incluso nel catalogo del “Maestro delle Madonne di Marmo”, insieme al fonte battesimale della Cattedrale ed anche quello della chiesa dei santi Pietro e Paolo a Pievequinta. L’ambiente fiorentino nel quale si svilupparono determinate produzioni diffuse dalle botteghe di Donatello, di Ghiberti, Luca della Robbia, Verrocchio, diramò i propri influssi anche a Forlì negli esempi della migliore arte apprezzata per la sua grazia e per le abilità degli esecutori, nonché dimostrativa di quella modernità auspicata nell’avvicinarsi al naturalismo, elevato al classicismo, per poter rendere più belle le opere rappresentate.

Il percorso prosegue fino a  Rocca San Casciano, dove nella chiesa di Santa Maria delle Lacrime è custodito un bassorilievo in terracotta policroma raffigurante la Madonna con il Bambino, attribuita sempre al “Maestro delle Madonne di Marmo”, opera che fu oggetto del miracolo quando nel 1523 pianse preparando gli abitanti a sventure successive. La presenza del Maestro delle Madonne di Marmo lega il nucleo urbano dell’Appennino a Firenze nel periodo del Rinascimento, proprio nella valle che conduce alla Toscana. Le opere dell’artista misterioso sono custodite a Firenze anche nel Museo del Bargello sempre nelle raffigurazioni delle Madonne con il Bambino, da qui il soprannome dell’artista. Dal post del Museo Nazionale delle Marche si apre dunque una ricerca ancora da chiarire, in quanto per gli storici dell’arte del Museo marchigiano il nome misterioso è quello di Gregorio di Lorenzo, mentre dalle ricerche nel nostro territorio sono emersi altri artisti i cui nomi inlcudono Francesco di Simone Ferrucci, Tommaso Fiamberti, Giovanni Ricci: una bottega nella quale possono aver lavorato più artisti sotto il nome del “Maestro delle Madonne di Marmo”. È interessante notare l’intreccio di più informazioni che derivano da ricerche svolte nella molteplicità dei punti di vista e dei luoghi di partenza delle indagini. Dal post nasce nel nostro territorio la sollecitazione a riconsiderare questo autore e la scoperta forse del nome definitivo che potrebbe aver dato vita ad opere così tanto interessanti. Tutto questo è celato ancora nella nostra bella Forlì!
 

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