Forlì bella

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La parità di genere nell’arte, una possibile nuova lettura contemporanea?

La notizia che la prossima mostra di fotografia che affiancherà la Settimana del Buon Vivere si occuperà di fotografe internazionali aggiunge una riflessione in più sull’arte nella lettura sulla parità di genere che verrà proposta come tema di tutta la manifestazione

La mostra "Essere Umane" che inaugurerà ai Musei di San Domenico il 28 novembre prossimo metterà in risalto il contributo delle fotografe a questa disciplina dell’arte nel corso del Novecento. Non mancheranno anche i riferimenti alle migliori rappresentanti della fotografia attuali, con anche la presenza di Silvia Camporesi, affermata artista romagnola. Nell’illustrazione del progetto espositivo curato da Walter Guadagnini, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, la proposta di compiere un viaggio tra le fotografe in circa cento anni di attività professionale a partire dagli anni ’30 pone l’interesse sull’obiettivo di approfondire il campo della fotografia con lo sguardo al femminile.

Autrici di tutto il mondo saranno presenti nell’esposizione attraverso le loro opere, con le quali si comprenderà l’intenzione rappresentativa della realtà che ciascuna artista ha voluto esprimere attraverso la macchina fotografica. Ci chiediamo se il filo conduttore adottato per tutta la manifestazione del Buon Vivere di quest’anno possa offrire un contributo al punto di vista nell’arte: ossia, la parità di genere può essere una chiave di lettura delle opere e dell’esposizione in preparazione? Nella situazione odierna, per le ultime notizie che riguardano l’argomento, la parità di genere è intesa come la stessa possibilità per uomini e donne di avere uguali opportunità o accesso alle situazioni che riguardano l’umanità in campo professionale e sociale. Nulla in contrario, se questa attenzione migliora il rapporto professionale e sociale fra uomo e donna, dove in diversi campi, purtroppo, non c’è sempre stato un trattamento alla pari; ma nell’ambito dell’arte la mancanza della parità di genere ha costituito un problema per le artiste? O meglio, la mancata affermazione di molte donne nel campo dell’arte è dovuta alla mancanza della parità di genere?

I curatori della mostra Walter Guadagnini e Fabio Lazzari si sono espressi per il riconoscimento di ciò che è buona arte indipendentemente da colui o colei che l’ha creata. Giusto, ma nulla potrà togliere la diversità dei punti di vista tra uomo e donna e che appartiene alla costituzione della persona. Non si può pensare che nella fotografia tra uomo e donna permangano stereotipi personali che impediscano la realizzazione di una vera opera d’arte o la settorializzazione dell’invenzione: la fase creativa è sempre legata alla sensibilità personale e all’espressività, due fattori molto complessi ma che agiscono entrambi. Tra uomo e donna ci sono vissuti personali diversi, esperienze di vita diverse, la percezione del proprio corpo è diversa: è inevitabile la diversità del punto di vista, a parità della creatività originale e dell’eccellenza nella stessa disciplina artistica. Perché nascondere che una bella foto può essere riconoscibile nella sensibilità tipicamente femminile? Lontano dagli stereotipi, ci sono stati fotografi e fotografe che hanno creato fotografie uniche, ma non credo che le donne abbiano mai voluto parificarsi in questo con gli uomini, anzi la storia dei movimenti femministi ci ha insegnato che la donna ha voluto emergere proprio per se stessa, perché è donna e con le sue caratteristiche uniche, come lo sono quelle degli uomini.

Buona parte della storia sociale del secondo Novecento è dedicata all’emancipazione femminile e alla ricerca delle stesse opportunità, una parità, ma non un livellamento che elimini le differenze, ponendo sullo stesso piano della buona e bella arte indistintamente uomo e donna. Prima rivendicando lo studio, poi l’attività professionale, poi ancora la libertà di cercare se stessa senza sottostare agli stereotipi che nella storia hanno tradizionalmente incardinato l’immagine della donna nella società. Nel campo dell’arte le donne che hanno voluto esprimere se stesse lo hanno fatto sui risultati delle Avanguardie artistiche di inizio Novecento, vera fucina del cambiamento nell’arte per tutto il XX secolo e vero inizio della libertà creativa e di considerare l’arte slegata dalle categorie tradizionali della comprensione, fino all’enigmatica arte concettuale strettamente legata all’interiorità dell’artista. Coloro che hanno voluto emergere per le proprie caratteristiche creative lo hanno fatto dedicandosi alla propria arte e con la loro personalità. 

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Torniamo quindi al tema più importante per tutti: avere le stesse opportunità, anche nel campo dell’arte. Una mostra che valorizzi le fotografe è dunque significativa per far emergere il loro contributo, tuttavia non considererei l’occasione per riconoscere con la parità di genere la rivalutazione della fotografia praticata dalle artiste, perché le donne nell’arte ci sono sempre state, anche se spesse volte silenziose al grande pubblico, ma note a coloro che nel settore costituiscono i committenti, gli estimatori, gli studiosi o gli acquirenti con opere ugualmente importanti per la qualità artistica. Essere state silenziose o chiassose è dipeso dal carattere personale, dalle opportunità, dalle situazioni storiche sociali che hanno permesso di alzare la voce più forte e di conquistarsi la propria immagine di donna artista in relazione alla libertà immaginata e desiderata nei secoli.
 

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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