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A cura di Serena Vernia

Le sorprese di Scardavilla

La riserva naturale nel territorio meldolese continua a svelare sorprese, nell’atmosfera agreste della vita monacale autosufficiente nei prodotti della natura, un vero ora et labora ancora oggi percepibile

In un piacevole tardo pomeriggio di luglio abbiamo aderito alla proposta culturale del Comune di Meldola partecipando ad una delle passeggiate naturalistiche guidate nella riserva naturale di Scardavilla, terminate con il pic nic nell’aia sul plaid tra natura, cultura e antichi legami storici con il territorio. La proposta culturale è stata apprezzata dal pubblico partecipante, organizzato per l’osservanza delle regole anti-Covid, per la conoscenza di una parte di storia naturalistica legata alle ricerche pioneristiche di Pietro Zangheri.

La riserva naturale è ampia e comprende il monastero che si trova nella parte “di sotto” e l’eremo che si trova nella parte “di sopra”, con la chiesa barocca ormai fatiscente ed il convento. Il bosco che si è sviluppato fra le due pendici monastiche racchiude flora e fauna tipiche della zona, con l’esclusività di alcune specie proprie. L’illustrazione del percorso guidato è coadiuvato da pannelli che spiegano l’importanza di alcuni esemplari di insetti che costituiscono l’ecosistema legato al terreno acido, che favorisce la crescita di alcune piante particolari. La tenuta è stata conservata intatta, compreso il convento “di sotto”, mentre la parte dell’eremo ha ricevuto una minore attenzione nel tempo, che ha contribuito al degrado di alcune parti architettoniche. La storia, però, trasuda da questi edifici, in attesa di un restauro che ridarà vita alle strutture integrandole maggiormente nell’attività produttiva vitivinicola e in quella boschiva.

La particolarità di Scardavilla è quella di raccontare di sé nella continuità del tempo: dall’esperienza religiosa che ha motivato l’edificazione dei monasteri e della chiesa fino alla coltivazione della campagna circostante e del bosco. Immaginare che la riserva naturale nacque dalla ricerca di un luogo per la pace e la preghiera, crea un legame tra Scardavilla e altri complessi monastici nati per lo stesso motivo, ma è difficile trovare eremo e convento insieme, come se fosse una piccola Camaldoli, dove la struttura è la medesima, ma con più dislivello nell’altitudine tra il monastero del paese e quello eremitico. A Camaldoli la storia ha visto la continuazione del monachesimo, ma a Scardavilla, di più piccole dimensioni e di minore importanza, gli eventi proprio della storia ne hanno segnato la fine. Rimane il ricordo, rimane quello che si può vedere ancora, ma che si spera possa riprendere il vigore che gli spetta per una giusta restituzione al territorio di una riserva naturale particolarissima nella provincia forlivese.

I percorsi naturalistici sono ben apprezzati dal pubblico, recentemente un’altra parte della storia naturalistica è stata recuperata nella conoscenza e nella valorizzazione: si tratta del tratto sul fiume Ronco compreso tra Magliano e Selbagnone, una campagna ricca di interessanti spunti di conoscenza, ma anche di insediamenti civili e monumentali importanti, valorizzati attraverso una narrazione che ne apprezza le peculiarità e l’utilità sociale. Nel volume curato da Gabriele Zelli sono state raccolte tutte le informazioni naturalistiche e storiche locali, che frequentemente sono patrimonio del sapere solo degli abitanti del luogo e perdono nel tempo il significato per la dimenticanza collettiva. 

Sullo stesso argomento è l’itinerario dantesco nella valle dell’Acquacheta, la Valle del Montone, che partendo proprio dalle acque sull’Appennino scende in un percorso che sviluppa parallelamente alla Commedia di Dante Alighieri, fermandosi in tutti i centri abitati dei paesi che sono lungo la strada che finisce a Castrocaro Terme. Terminata la mostra ai Musei di San Domenico qualche giorno fa, è sempre possibile svolgere il percorso anche in autonomia alla riscoperta delle meraviglie naturalistiche, storiche e architettoniche presenti.

La Romagna come un giardino, come un bosco, come una riserva naturale; insomma, anche la parte della flora e della fauna hanno avuto e ancora mostrano un ruolo importante, che non si riduce al solo circondario della città, ma che invece rappresenta lo sviluppo, l’orginalità e l’originarietà che trova riscontri in esempi più importanti o nella propria autonoma singolarità. In questo contesto peculiare l’insediamento umano ha avuto l’integrazione che necessitava, per la vita contemplativa e per la vita sociale. In entrambe le scelte la natura e l’uomo si sono incontrati favorevolmente, ora per coltivare, ora per integrare con le strutture necessarie. L’estate è la stagione adatta per conoscere e riscoprire, è il momento giusto per rallentare il tempo e per ascoltare i suoni della natura che non si sentono abitualmente nella città, per sospendere la vita quotidiana nella bellezza naturale che caratterizza i luoghi di casa nostra.
 

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