Giovedì, 29 Luglio 2021
Forlì bella

Opinioni

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A cura di Serena Vernia

Statue per la devozione: la Madonna del Carmelo e la bottega faentina dei Ballanti Graziani

Con l’avvicinarsi della festa della Madonna del Carmelo, nel cuore dell’estate, una riflessione sull’opera settecentesca che la rappresenta nella chiesa del Carmine in centro storico

Nella festa che si svolge il 16 luglio, dedicata alla Madonna del Carmelo, un accenno alla statua settecentesca che si trova nella chiesa di corso Mazzini è doveroso, specialmente perché l’opera è una bella rappresentazione della nota bottega dei Ballanti Graziani di Faenza datata 1751, la prima realizzata dalla bottega a Forlì secondo lo studio svolto per la mostra Mater Amabilis nel 2000. La statua in legno e tessuto è un manufatto interessantissimo, che se posto nell’ambito della produzione delle statue per la devozione introduce in un settore artistico di nicchia, ma assai ricco di bellezza e pieno di interessanti aspetti inediti da non sottovalutare.

Infatti, l’arte sacra possiede produzioni particolarissime che sovente lasciano sorpresi gli spettatori, specialmente perché attraverso i manufatti si evidenzia l’abilità degli esecutori, ma anche l’inventiva degli artisti che si sono ingegnati per  fare in modo che l’opera raggiungesse il risultato voluto, nonché emerge la volontà popolare di pensare alla bellezza nella realizzazione della santa venerata attraverso la sua riproduzione. Così, il giudizio estetico procede dalla statua in legno attualmente conservata nella prima cappella a sinistra della navata della chiesa, di ottima fattura e buona conservazione, fino agli abiti che la vestono e le corone che ornano le teste della Madonna e di Gesù Bambino.

La tradizione di vestire le statue con abiti del tempo lega ancora di più il manufatto all’epoca nel quale è stato compiuto; nell’opera di cui parliamo si tratta di una veste bruna del colore dell’ordine carmelitano e da un mantello bianco ricamato, che insieme al velo dello stesso colore, spiega la purezza di Maria e la visione che ne è data di lei nell’Apocalisse nella quale la Madonna è vestita di sole, non necessariamente colore prescelto per tutte le sculture che rappresentano la Madonna del Carmelo, perché altrove reca le vesti tradizionali nei colori dell’arte. L’uso di vestire le statue risale a tradizioni cristiane sviluppatesi nel corso dei secoli, ormai rappresentative di manufatti che sono molto rari, in quanto più facilmente deperibili rispetto alle sculture in altri materiali, tuttavia anch’esse oggetto di collezione da museo.

Ad Anghiari, per citare l’interessante Museo Statale di Palazzo Taglieschi poco distante dalla Romagna e ricco di esempi interessanti per il nostro argomento, c’è un’esposizione permanente dedicata alle statue della Madonna vestite con gli abiti in tessuto, frutto di uno specifico studio compiuto in occasione di una mostra, curata dalla Soprintendenza di Arezzo nel 2005, dedicata agli esemplari di statue devozionali vestite, un uso svolto dal XVI al XX secolo, interrotto per porre fine alla creazione di abiti molto sontuosi per le statue che non corrispondevano più alla povertà evangelica. Un modo per rendere omaggio alla Regina attraverso la cura per la confezione dell’abito, come nella realtà terrena; un’attenzione che spesse volte sfugge alle considerazioni artistiche di questi manufatti, perché un dato trascurato.

Invece, l’abito confezionato su misura della statua evidenzia la cura e l’affetto per la scultura che rappresenta la santa, che attraverso la sua immagine è venerata nella chiesa in cui è ubicata. Le corone sulle teste di Maria e di Gesù Bambino confermano l’intenzione di  venerare la Regina del cielo, permettendo anche di mostrare tutta la bellezza dell’opera nell’usanza di portarla in processione.
Pertanto, il nostro sguardo da vicino con la lente di ingrandimento, questa settimana considera gli abiti delle sculture devozionali, pensando ai sarti impegnati a cucire il vestito per la statua e all’artista che ha concepito tutta l’opera. Tutto ciò avvicina il manufatto ancora di più al devoto e rende l’opera curiosa di tanti aspetti sul come è stata fatta. E dal come provengono sempre tante risposte sorprendenti.

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