Forlì bella

Forlì bella

Nel silenzio della città le immagini migliori della bellezza di Forlì

Il periodo particolare che ci vede tutti impegnati in una relazione sociale limitata per il bene di noi stessi e di tutti ha reso Forlì una città silenziosa e senza le presenze costanti della vita abituale. Ma è proprio in questo momento che possiamo apprezzare meglio le sue bellezze, perché il vuoto contribuisce alla pienezza dell’identità artistica cittadina

Se prima di questa pandemia era molto difficile trovare la città vuota per fotografare palazzi, particolari, opere, scorci cittadini, ora invece quotidianamente si potrebbe presentare l’occasione per le migliori fotografie. Complice anche l’arrivo della bella stagione ed una luce chiara ed intensa, il momento è quello adatto a percorrere le vie del centro storico per poter apprezzare le bellezze cittadine. 

La fotografia in questi giorni si può sbizzarrire per registrare nelle memorie vedute della città nell’assenza di qualsiasi elemento che non appartiene alle strutture architettoniche, ai bassorilievi, alle sculture, alle strade, piazze e vicoli. Potremmo dire che ciò che costituiva un “disturbo” per la fotografia della città, ossia la difficoltà a trovare  momenti di “assenza” di vita umana, costringendo i fotografi ad operare nelle ore più calde, al mattino presto oppure a notte fonda, è divenuta ora un aiuto per il rilievo delle peculiarità locali in una situazione quotidiana. In questa esperienza, quindi, ciò che prima costituiva un ostacolo alla fotografia professionale architettonica ed urbanistica, ora è un privilegio determinato da una esigenza sociale di limitare le presenze esterne da parte dei cittadini. La città non è svuotata, ma in questa situazione mostra la sua identità reale, composta di una stratificazione storica che si rende maggiormente evidente, ora che nel silenzio imposto possono parlare le architetture e gli ambienti scenografici urbani. 

Se da tutte le parti si auspica una ripresa della normalità il prima possibile, con la quotidianeità composta di tanta distrazione per l’uso frequente delle strutture e delle vie del centro storico per le proprie necessità personali o professionali, l’esperienza cui i cittadini sono partecipi in questo periodo rappresenterà un’occasione particolare anche per vedere la città nella sua essenza artistica. La visione della bellezza richiede anche il silenzio, che permette la concentrazione sull’immagine che si sta osservando, rivoltando la prospettiva sociale attuale, nella quale la città manifesta la sua compostezza. Crediamo che sia questo uno dei termini che può caratterizzare Forlì: l’essere composta, ordinata, pensata nei secoli, progettata. Le immagini dei droni ci aiutano a vederla dall’alto, a comprendere i principali assi viari e i borghi che la caratterizzano, e nel particolare della visione ad altezza uomo a vedere la presenza degli stili, già dal Medioevo fino al Novecento, seppur non sempre originali, ma derivanti da particolari visioni del restauro applicato nel momento dell’intervento.

La città non è un prodotto matematico, quanto l’evidenziazione del pensiero degli uomini che l’hanno vissuta, pensata, progettata. Diversamente da quanto avviene oggi, nei disegni degli architetti, specialmente quelli dell’architettura razionalista degli anni Trenta, la presenza umana non è inclusa, nemmeno per rendere visibile il rapporto nelle dimensioni. Questo perché la progettazione architettonica era concentrata sul Bene pensandolo come opera d’arte nell’ambiente nel quale veniva collocato, seppure con le attenzioni alla funzionalità, che specialmente nell’architettura del Novecento ha determinato tante scelte nella progettazione. Questo modo di concepire l’architettura negli ultimi decenni è mutato, perché nella fase della progettazione è stata integrata la presenza dell’uomo per facilitare l’identificazione delle dimensioni cui l’architettura deve sempre fare riferimento.

Pertanto, se ad una rinuncia di vita sociale corrisponde il silenzio momentaneo, la città non è privata della sua bellezza e della sua identità: ciò che manca oggi costituisce un contributo per una visione maggiormente localizzata ed approfondita e di conseguenza apprezzabile. Diventeranno fonti storiche anche le immagini scattate in questo periodo, anzi tra le più ricercate, per considerare la città nella sua qualità architettonica, urbanistica, decorativa. Per l’approccio alla città nella sua immagine sociale dovremo attendere ancora un po’ di tempo, per ora apprezziamo nel silenzio lo spettacolo della nostra Forlì che si mostra nella sua essenza, offrendoci quell’alternativa culturale, che ci identifica come italiani, al pensiero costante dei pericoli sanitari. 
 

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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