Forlì bella

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Opere d’arte da guardare e manufatti da utilizzare

La recente notizia del crocifisso miracoloso prelevato dalla chiesa di San Marcello al Corso a Roma per la preghiera del Papa venerdì scorso, per essere stato posto in un punto del sagrato della basilica di San Pietro non sufficientemente protetto, è che ha subito danni per la pioggia. Tra utilizzo delle opere d’arte nella fede e la contemplazione dei manufatti, le tradizioni del nostro territorio ci fanno riflettere sulla funzione dell’arte sacra.

La notizia, relativa al crocifisso miracoloso che Papa Francesco ha ritenuto importante collocare sul sagrato della basilica di San Pietro, purtroppo non sufficientemente protetto, apre alla considerazione delle opere d’arte nell’impiego attuale nella preghiera anche nel nostro territorio. L’opera è oggi ricoverata presso i laboratori di restauro dei Musei Vaticani, dove esperti restauratori si occuperanno di curare gli effetti dell’acqua piovuta sull’opera in legno, cercando di interrompere i processi iniziati dall’umidità su di un legno risalente al XIV secolo. Non è da condannare l’utilizzo di quel crocifisso, già oggetto di un miracolo, nella particolare occasione nella quale è stato prelevato dalla teca nella cappella dove abitualmente è conservato ed oggetto delle venerazione locale, perché rappresenta una tradizione alla quale oggi siamo meno abituati.

Forse, si poteva raccomandare una maggiore protezione dall’acqua, ma per i tempi che stiamo vivendo è prevalsa sicuramente la funzione del manufatto nel contesto della fede rispetto all’attenzione estetica e conservativa dell’opera, passata in secondo piano, nella liturgia preparata per chiedere il nuovo miracolo al manufatto che già in passato ne era stato il tramite. Questo è l’approccio della fede, nel considerare i manufatti artistici, specialmente le sculture, maggiormente inclusivi del sentimento della fede per essere tridimensionali e dunque più vicini alla rappresentazione realistica. Dipinti e disegni creano un maggiore distacco, proiettando la devozione solo nella spiritualità, per la loro bidimensionalità e la minore tangibilità dello sguardo.

In Cristianesimo vanta una lunghissima tradizione nelle rappresentazioni devozionali che riguardano i personaggi della fede, le storie bibliche, le parabole e gli episodi evangelici, che per tanti secoli hanno arricchito le chiese con la funzione di istruire, costituendo al contempo anche opere dall’alto valore artistico. Nel 1582 post Concilio di Trento fu dato alle stampe dal cardinale Gabriele Paleotti di Bologna il trattato sulle opere d’arte sacra, che si rivolgeva agli artisti per stabilire alcune caratteristiche relativamente alla creazione delle rappresentazioni nell’ambito. Il problema di come mettere in forma tridimensionale o bidimensionale i personaggi biblici ed evangelici e come comporli per favorire la narrazione rappresentava un aspetto importante per poter trasmettere correttamente i concetti cristiani. Di fronte alle opere d’arte si tenevano anche le catechesi e la formazione dei credenti. La percezione che le opere d’arte avessero anche un valore per la qualità artistica era già nella consapevolezza di tutti, specialmente per la scelta di alcuni artisti rispetto ad altri per le committenze.

Tuttavia, l’utilizzo era legato anche ad alcune tradizioni secondo le quali le opere potevano essere prelevate momentaneamente in particolari occasioni, specialmente per la Via Crucis del Venerdì santo, per la festa del santo dedicatario della chiesa e per la festa patronale. Nel nostro territorio queste tradizioni sono state portate avanti anche in tempi recenti. Ad esempio a Rocca San Casciano nella Settimana Santa si portava la scultura di Cristo, abitualmente posta nell’altare all’interno della chiesa di San Cassiano e di Santa Maria delle lacrime, nella Via Crucis per le vie del paese; a Modigliana si portava la scultura di Cristo inclusa nel gruppo del Compianto custodito nella cripta della Cattedrale sempre nella Via Crucis del Venerdì Santo. Sono due opere significative a testimonianza che nei secoli la presenza di un manufatto portava maggiore concretezza alla devozione, anche perché le opere d’arte sono mezzi sui quali si compiono i miracoli, come è avvenuto per la xilografia della Madonna del Fuoco.

In centro storico a Forlì, per la festa della Madonna del Carmelo a metà luglio la statua settecentesca custodita nella chiesa di Corso Mazzini viene ancora portata in processione per le vie del quartiere. Tali sono state le pratiche religiose nel nostro territorio, alcune delle quali ancora in uso. Oggi si tende in misura minore a prelevare le opere d’arte dalle chiese per usi liturgici e devozionali perché negli ultimi anni è prevalsa l’azione della tutela, favorendo l’atteggiamento della contemplazione dell’opera nella sua ubicazione stabile nelle chiese, nelle cappelle e negli oratori dove si svolge naturalmente la loro storia nella scelta della loro collocazione. Certamente è perpetuata la memoria dei miracoli che sono avvenuti tramite i manufatti, ma la fede chiede anche la pratica e dunque, interpretando le intenzioni del Papa, l’aver spostato il crocifisso romano ha significato allontanarlo dalla contemplazione sia religiosa, sia estetica, per porlo nell’ambito della professione di fede in un momento drammatico e straordinario.

Il crocifisso romano rappresenta un’opera molto interessante, posta nella particolare funzione di rendere visivo il sacrificio di Cristo, ma anche di ricordare il miracolo che nei secoli aveva fatto per proteggere la popolazione. Uno spostamento determinato per la richiesta che il miracolo possa compiersi ancora, non più solo localmente ma per il mondo, proprio per l’iconografia dell’opera che esemplifica il sacrificio e la sofferenza, portata vicino alle persone malate in questo periodo. Le scene che sono state viste da una platea mondiale, con il papa ai piedi del crocifisso, hanno reso possibile evidenziare la funzione materiale delle opere d’arte sacra.
 

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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