Forlì bella

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Palazzo del Merenda, un patrimonio ancora da conoscere e da salvare

Nelle Giornate Europee del Patrimonio anche a Forlì molti visitatori hanno potuto ammirare le opere conservate della Pinacoteca a Palazzo del Merenda, aprendo alla riflessione all’arte e all’edificio storico che ancora le custodisce

Il valore comunicativo delle immagini, o meglio delle fotografie, è un dato certo esemplificato da due foto che hanno riscosso molto successo sui social postate nelle pagine dei Musei San Domenico e musei civici e che hanno sollecitato la visita degli ambienti della Pinacoteca civica, in parte ancora ubicata nel Palazzo del Merenda, antica unica sede museale della città per la Raccolta d’arte cittadina. Approfittiamo per riproporle per parlare oggi di alcuni temi che riguardano le Giornate Europee del Patrimonio.

L’argomento è sempre molto attuale e da quest’anno anche nella scuola attraverso l’educazione civica che include anche l’educazione al patrimonio inteso come divulgazione della conoscenza dei Beni Culturali dei quali la comunità usufruisce per la storia che rappresentano e per l’esemplificazione artistica che li caratterizza. Nelle scuole, dunque, si educherà alla tutela e valorizzazione del Patrimonio rendendo coscienti le giovani generazioni dell’importanza della storia e del passato che hanno determinato il presente culturale. Pertanto, se l’educazione al patrimonio incomincia dal luogo dell’istruzione e della formazione giovanile anche gli eventi culturali programmati su scala internazionale acquisiscono la stessa importanza nella coerenza di una tradizione consolidata di un’informazione continuativa fino all’età adulta, per il legame che hanno i Beni Culturali con i propri ambienti di appartenenza. 

Il Palazzo del Merenda, un tempo luogo frequentatissimo per la parte della Biblioteca Comunale “Saffi” e per l’altra con le collezioni e le raccolte museali incluse è divenuto un edificio silenzioso per la chiusura di tantissimi spazi per la necessità di un intervento di restauro consistente; non solo, il silenzio ha abbassato i riflettori sul luogo che custodisce ciò che abitualmente non si vede più con la stessa frequenza di quando aveva il suo consolidato funzionamento. Le foto pubblicate sui social illustrano spazi pieni di storia, di tardo barocco, di arte ampiamente apprezzata nei secoli; lo scalone di accesso della fine del Settecento riempie l’ampio vano allineando il palazzo a quelli del suo periodo; gli stucchi decorativi impreziosiscono di raffinatezze l’ambiente di accesso alla grande sala dove ancora oggi sono custodite le opere delle più grandi dimensioni.

Le due tele di Guido Cagnacci provenienti dalla Cappella della Madonna del Fuoco in Cattedrale, il San Pietro di Andrea Sacchi e il San Sebastiano di Francesco Albani sempre provenienti dalla medesima ubicazione originaria, poi San Giovanni Battista e l’Annunciazione di Guercino e altre. Insomma, le opere che richiedono il maggior spazio per la visione perché di dimensioni considerevoli hanno il giusto respiro nell’antico salone, anche se non la visuale originaria, perché provenienti da altri spazi, frequentemente religiosi. La fotografia che ritrae questo antico salone riallaccia ad una concezione della conservazione e dell’ubicazione storica, ad una visione della Pinacoteca che evidenzia il tempo passato rispetto alla recente sistemazione della parte prelevata della collezione e posta nei Musei di San Domenico.

Perciò, quale efficacia hanno avuto le due immagini pubblicate sui social, che riportiamo in foto nel nostro contributo? Un bell’invito, una bella presentazione, la comprensione di un luogo storico che necessita un recupero per il ritorno alla sua normale fruizione, perché il Palazzo del Merenda racchiude nella sua struttura tantissima storia, non solo quella dell’antico ospedale, ma anche quella dell’edificio progettato dall’architetto Giuseppe Merenda nel terzo decennio del XVIII secolo. Insomma, proprio le foto hanno instillato la curiosità per vedere un Bene Culturale percepibile come tale fin dalle immagini che lo ritraggono, includendo la storia locale, le persone che lo hanno frequentato, le bellezze che lo caratterizzano. Nel centro storico, in borgo Cotogni c’è un tesoro da vedere, da conoscere e ancora da svelare, un palazzo che ha una storia molteplice: nella collezione civica, nella Biblioteca Comunale, nell’emeroteca, nei musei ancora presenti, nella parte di Pinacoteca ancora custodita. Un oro culturale che va salvato dal degrado ormai consistente per continuare a parlare di sè nel futuro.

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Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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