Forlì bella

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Nella festa dell’Epifania il premio al presepe di Forlì

Nella giornata dedicata alla festa dell’Epifania, legata alla Natività di Gesù Cristo, diamo il premio al presepe di Forlì che meglio rappresenta la ricostruzione storica

Non avevamo aperto un concorso, non abbiamo istituito un premio, ma abbiamo avuto gli occhi per guardare e per considerare le segnalazioni che ci sono pervenute relativamente alla ricostruzione della nascita di Gesù Bambino nei tanti esemplari dei presepi. Anche se in numero più ridotto rispetto ai precedenti anni, per evitare gli assembramenti alle rassegne e alle mostre dedicate nei luoghi pubblici, nelle chiese di Forlì ed anche nelle nostre case la capanna con la Sacra Famiglia e i Re Magi non sono stati esautorati per far posto solo all’albero di Natale.

Sul web abbiamo visto molte rassegne simpatiche ed originali, composte con le foto dei presepi allestiti nella case in mancanza della possibilità di accesso ai luoghi domestici a qualsiasi commissione esaminatrice. Nella tradizione cristiana il presepe ha una storia ben più lunga dell’albero addobbato, anche se quest’ultimo ha preso il sopravvento per la ricchezza di decorazioni disponibili sul mercato che precede le feste di Natale. Anzi, nel corso degli anni si sono specializzate alcune professioni nell’addobbo natalizio, al punto che avere un albero ben caricato dei suoi oggetti tipici è divenuto un privilegio rilevante. 

Lo stesso possiamo dire per il presepe, del quale prima dell’arrivo del Natale avevamo tracciato un percorso in città tra le opere d’arte. Questa volta ci soffermeremo sulla ricostruzione della Natività ricercando sia i significati religiosi, sia quelli artigianali ed artistici. Lo facciamo con il presepe della chiesa del Suffragio, retta da don Paolo Giuliani, noto sacerdote della diocesi forlivese.  Nella piccola chiesa, gioiello d’arte barocca situata in borgo Cotogni nell’angolo della piazza principale, il presepe di quest’anno presenta caratteristiche particolari che lo rendono significativo.

Partiamo dall’aspetto estetico: l’ambiente artisticamente già considerevole non è nuovo ad allestimenti originali del presepe, ma quello di quest’anno vede l’ubicazione sotto all’altare maggiore, con gli scalini che consentono l’isolamento della scena dall’aula assembleare. La forma ovale del presbiterio adeguato alla riforma della liturgia del Concilio Vaticano II permette un ampliamento laterale per l’ambientazione e le statue, di dimensioni importanti e attinenti allo stile napoletano. Un impatto scenografico rilevante ed apprezzabile, costruito con gli elementi essenziali ma comunicativo della sua bellezza. Insomma, un presepe nella tradizione, ma pensato nell’innovazione dell’ubicazione.

Veniamo, quindi, al secondo aspetto, quello relativo alla sua particolarissima posizione, che lo evidenzia dai presepi posti specialmente nell’ambito della visione narrativa. Seppur composti con molta creatività, i presepi sovente sono pensati per essere visti dagli spettatori, invece il presepe allestito nella chiesa del Suffragio trae origine dall’altare della chiesa e questo muta la prospettiva di lettura. Anzi, pone la Natività nell’ambito della teologia e cerchiamo di spiegarlo: la capanna, il luogo povero dove nasce il Figlio di Dio è sotto all’altare, composto di pietra sulla quale si perpetua in ogni Messa il sacrificio di Cristo nell’ultima cena, quando donò il suo corpo e il suo sangue a tutti.

Nella morte di Cristo sono nati tutti i battezzati dall’acqua fuoriuscita dal suo costato; grazie alla sua resurrezione i battezzati hanno già la vita eterna nel percorso spirituale. La capanna è l’altare del sacrificio di Cristo: dalla sua nascita i cristiani hanno ricevuto la salvezza, dalla sua incarnazione il corpo è donato nel pane e nel vino eucaristici; dalla sua contemplazione e adorazione si ripete il gesto umile dei pastori e dei Re Magi che richiamati dagli angeli e seguendo la stella nella notte riconobbero in Cristo il Salvatore ed il Redentore. È quindi un presepe includente, pienamente abbracciante tutti, che porta lo sguardo di ciascuno al centro della vita spirituale nell’altare del sacrificio, dove ha origine la capanna. La capanna e l’altare sono inscindibili, fondamentali per i credenti che nel Battesimo rinascono in Cristo, nell’Eucarestia hanno il nutrimento e la massima vicinanza a Dio.

La capanna non è fuori, insieme ai personaggi del presepe da vedere, ma è dentro, nel centro della Chiesa. In questo presepe ci sono ulteriori significati di quelli delineati da papa Francesco nella Lettera Apostolica Admirabile signum: c’è il segno religioso, il Vangelo vivo, la fantasia creativa, la tradizione della spiritualità popolare, Sant’Agostino nell’associazione della mangiatoria e dell’Eucarestia, San Francesco d’Assisi nell’inizio della tradizione, la santità quotidiana; nella chiesa del Suffragio c’è la capanna nell’altare.

I complimenti ai costruttori che con molto ordine hanno posizionato tutti gli elementi, le congratulazioni al rettore della chiesa don Giuliani per aver impreziosito le sacre Natività del centro storico di Forlì di note teologiche profonde, per non farci scordare le nostre radici religiose e culturali. Dalle scene tradizionali e consolidate stigmatizzate per sempre nella pietra e nei dipinti dell’arte della nostra città, alle Sacre Natività interpretate e sempre attuali. Appuntamento all’anno prossimo con le migliori intenzioni di dedicarsi, come sempre, alle tradizioni italiane più amate dei tempi come il presepe a Natale.

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presepe al Suffragio'20-2

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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